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lunedì 26 settembre - Aggiornato alle 07:38

Davanti ai resti dell’auto della scorta di Falcone l’avvertimento della vedova Montinaro: «Non un passo indietro»

Svelata la teca che custodisce «il simbolo tangibile di uno dei più orrendi fatti compiuti nella storia della Italia democratica»

I resti dell'auto della scorta di Giovanni Falcone (foto Fabrizi)

di Chiara Fabrizi

«Quei 500 kg di tritolo sono entrati in casa mia e io non permetto a nessuno di fare un solo passo indietro né di essere indifferenti, perché solo così ricorderemo davvero quegli uomini che hanno dato la vita per far rialzare la testa a un paese». Lo ha detto Tina Montinaro, vedova di Antonio, il poliziotto morto a 29 anni nella strage di Capaci, insieme al giudice Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e ai colleghi Vito Schifani e Rocco Dicillo. I tre agenti viaggiavano nella Fiat Croma blindata, nome in codice Quarto Savona Quindici, i cui resti sono arrivati venerdì mattina in Umbria, precisamente ai Giardini di viale Matteotti di Spoleto, dove resteranno fino alla mattinata del 3 luglio. Ad accogliere la teca commemorativa alcune centinaia di cittadini e le massime autorità civili e militari del territorio, dal sindaco Andrea Sisti al questore Giuseppe Bellassai fino al sostituto procuratore Vincenzo Ferrigno, che si sono stretti intorno alla vedova Montinaro.

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«Non un passo indietro»: le parole della vedova Montinaro «Mi piace ricordare mio marito non come il grande eroe, perché lui era un poliziotto e ha saputo fare fino in fondo quello che altri quel giorno non hanno saputo fare» ha detto la donna, privata del marito da giovane mamma di due bimbi piccoli, uno di quattro anni e mezzo e l’altro di appena 21 mesi. E Tina Montinaro parla soprattutto a chi era bambino in quel devastante pomeriggio del 13 maggio del 1992 e a tutti quelli che sono nati dopo la Strage di Capaci: «Dobbiamo far capire ai ragazzi cosa significa fare il proprio dovere, stare dalla parte della legalità, dobbiamo fargli capire che mio marito e gli altri erano uomini normali, che credevano nel senso del dovere e nel giuramento che avevano fatto. Con tutta la mia disgrazia addosso, sono 30 anni che mi carico sulle spalle la memoria della Quarto Savona Quindici, proprio perché quegli uomini non vengano dimenticati».

«Simbolo dello spartiacque della lotta alla mafia» Per questo i resti dell’auto di scorta del giudice Falcone sono in una teca, esposta periodicamente in piazza, che contiene, così come sono stati recuperati 30 anni fa sulla A29, i resti della Fiat Croma accartocciata dalla bestialità mafiosa. Ma non solo: «Siamo di fronte – ha detto il questore – al simbolo tangibile di uno dei più orrendi fatti compiuti nella nostra Italia democratica e rappresenta plasticamente uno spartiacque tra un prima e un dopo della lotta alla mafia, perché da quel momento nulla fu più come prima, perché da quel momento il popolo siciliano comprese che non si poteva rimanere terzi o neutrali di fronte a un fatto così grave».

«Applicare giustizia celermente» A parlare di «cultura dell’antimafia diventata patrimonio di tutti attraverso il sacrificio di tante persone» è stato il sindaco Andrea Sisti, mentre il sostituto Ferrigno, che a quei tempi aveva appena vinto il concorso in magistratura, ha voluto evidenziare come lui, al pari di tanti neo magistrati di quegli anni, «aveva il desiderio di poter fare, nel corso della carriera professionale, qualcosa che si potesse avvicinare a quello che hanno fatto questi uomini, ma con il passare del tempo mi sono reso conto che era importante fare tante piccole cose, applicando costantemente la giustizia giorno dopo giorno celermente».

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