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lunedì 26 settembre - Aggiornato alle 07:31

Dalla ricostruzione alle politiche fino allo ‘stress test’ delle comunali: un’agenda per il 2018 dell’Umbria

I tre temi più importanti per l’anno che si è appena aperto: fondamentale il consolidamento della ripresa economica

Piazza San Benedetto

di Daniele Bovi

Più che una lista di cose da fare, di buoni propositi che molto spesso tali rimangono e nulla più, sull’agenda dell’Umbria per l’anno 2018 i grandi temi da affrontare saranno sostanzialmente tre, oltre alle varie sottocategorie. In primis quello che si è aperto da poche ore dovrà essere per la regione, o meglio per la parte di essa colpita ancora una volta in modo durissimo dal terremoto di fine 2016, l’anno della ricostruzione. Se il 2017 infatti è stato segnato dall’emergenza, dalle polemiche e da alcuni ritardi, nel 2018 le popolazioni terremotate dell’Umbria si aspettano che sia quello in cui la ricostruzione, pubblica e privata, potrà finalmente partire. Una fase in cui gli enti locali avranno un ruolo più da protagonisti rispetto a quello dell’emergenza e in cui saranno chiamati a fare la loro parte, dando risposte certe e in tempi rapidi alla popolazione.

La ricostruzione Nei prossimi giorni la giunta regionale darà vita all’atto che sul piano edilizio e urbanistico, ma anche socioeconomico, guiderà la ricostruzione. Un primo mattone importante di una sfida da vincere, perché ricostruire in modo rapido, sicuro, efficiente e riducendo la burocrazia al minimo è la precondizione affinché i territori colpiti possano tornare a vivere e a produrre ricchezza. La bussola da seguire, per tutti i soggetti coinvolti, dovrà essere questa. L’altro grande tema che caratterizzerà il 2018 sarà l’economia, o meglio la ripresa economica. L’Umbria, non è certo un mistero, per ragioni contingenti e soprattutto strutturali è tra le regioni che più hanno subito i colpi della crisi partita del 2008, soprattutto in termini di disoccupazione, Prodotto interno lordo, coesione sociale e uguaglianza (vedi, ad esempio, l’incremento preoccupante della povertà relativa e la progressiva esclusione dei lavoratori manuali).

L’economia Dal 2015 l’Umbria sembra aver agganciato la ripresa che però, come ovvio, deve ancora produrre i suoi effetti sul mercato del lavoro; deve, cioè, essere in grado di produrre posti di lavoro. Per molti aspetti l’economia della regione è come una spiaggia sostanzialmente senza protezioni, estremamente dipendente da ciò che succede fuori: il bel tempo le garantisce vantaggi, dei quali però ha spesso tratto beneficio in modo minore rispetto ad altre realtà; con la burrasca non ci sono frangiflutti a proteggerla o quasi. Il 2018 sarà l’anno in cui entrerà nel vivo anche la nuova programmazione europea 2014-2020, quella cioè, nel quadro di un bilancio rigidissimo monopolizzato dalla sanità, in grado di garantire le uniche vere risorse a disposizione per sostenere il percorso dell’Umbria verso la ripresa; e tutte dovranno essere usato verso questo scopo, dall’innovazione (in una regione dove il mondo economico ne fa mediamente poca) al lavoro. Tutto ciò essendo consci che comunque i mezzi a disposizione per incidere in modo profondo sono comunque limitati: l’Umbria è un piccolo puntino nel contesto globale. Il che, ovviamente, non significa scaricare da ogni responsabilità dalle spalle di chi la regione la governa insieme alla sua classe dirigente diffusa. A fine ottobre, quando Antonio Alunni è arrivato alla presidenza di Confindustria (dove l’aria, raccontano in via Palermo, è cambiata sotto molti punti di vista con il dinamismo di Alunni), ha lanciato un appello per la realizzazione di un «nuovo progetto per l’Umbria», la sua società e le sue imprese; chissà se dalle parole si passerà ai fatti.

Le politiche L’altro grande tema sono le elezioni politiche, in programma tra due mesi esatti. Uno spartiacque decisivo per la politica regionale e soprattutto per il Pd che governa Palazzo Donini e buona parte dell’Umbria; è il Partito democratico umbro, infatti, quello che tutto sommato ha più da perdere. Un risultato deludente infatti produrrebbe effetti a cascata in un anno delicatissimo. Il 2018 infatti è l’anno che precede la grande partita del 2019, quando alle urne andranno una sessantina dei comuni umbri (i due terzi del totale), mentre nel 2020 andrà eletto un nuovo presidente; partita, quest’ultima, che nella lunga storia del fu Pci-Pds-Ds, è sinonimo di battaglia, con la differenza che la regione rossa è un lontano ricordo.

Comunali, uno stress test Ma non solo. Due o al massimo tre mesi dopo le politiche ci saranno le comunali che per una serie di motivi da appuntamento ‘minore’ si sono trasformate in uno stress test di notevole importanza. In teoria sarebbero dovute andare al voto in tutto cinque realtà, ovvero Corciano, Passignano sul Trasimeno, Santa Maria in Tiberina, Trevi e Cannara. A queste ne vanno aggiunte altre due di peso. La tragica e improvvisa scomparsa del sindaco di Spoleto Fabrizio Cardarelli ha infatti come conseguenza un ritorno al voto con un anno di anticipo, mentre a Umbertide, che ancora viene vista come una delle ultime roccaforti rosse, è andato in scena un vero e proprio suicidio politico del Partito democratico, con l’ennesima battaglia tra fazioni che ha portato all’affondamento del sindaco pd Marco Locchi e al ritorno alle urne, anche in questo caso, con un anno di anticipo. Una vicenda, e di questo i più avveduti ne sono consci, che lancia un messaggio devastante alla comunità regionale che si riconosce nel Pd.

Twitter @DanieleBovi

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