Una sagra di fine estate

di Daniele Bovi

Da Carnevale a Natale, dal nord al sud dell’Umbria, dalla fregnaccia all’acqua odorosa fino a prodotti decisamente più noti. A metterle in fila si potrebbe scegliere di andare ad una diversa ogni giorno dell’anno. Previsto dall’articolo otto della nuova legge sulle sagre approvata dal consiglio regionale dopo un lungo confronto (non senza tensioni) con tutti i soggetti interessati, dai ristoratori alle pro loco, nei giorni scorsi gli uffici della Regione hanno pubblicato l’elenco (tuttavia ancora provvisorio) di tutte le sagre e le «feste popolari dell’Umbria». In tutto 361, dalla «Festa di carnevale» organizzata l’8 febbraio a Tuoro dal circolo Anspi Vernazzano al «Natale 2015» dal 28 dicembre al 6 gennaio 2016 ad Avigliano Umbro. Complessivamente le sagre sono 96 mentre le «feste popolari» sono 265, e la differenza non è nominale bensì sostanziale.

Differenza e critiche La nuova legge regionale infatti introduce la distinzione tra feste popolari e sagre: le sagre hanno come finalità la valorizzazione del territorio mediante l’utilizzo e la somministrazione di prodotti enogastronomici che ne siano espressione; le feste invece hanno finalità culturali, storiche, politiche, religiose, sportive e di volontariato, non possono contenere nella denominazione riferimenti espliciti, diretti o indiretti, a prodotti alimentari, e hanno spazi per la somministrazione più limitati. Ai municipi poi, che devono approvare il calendario delle sagre, è lasciata anche la facoltà di individuare quali sono i prodotti tipici da valorizzare ed è questo, sostiene Confcommercio che mercoledì ha criticato in modo duro la prima fase di applicazione della legge, il grimaldello usato per aggirare la legge. Alla fine infatti, fanno notare i ristoratori, i Comuni hanno permesso l’istituzione di sagre dedicate ad esempio a fragole (a San Biagio della Valle, non compresa nell’elenco), macedonia (a Villanova) o stinco e birra (celebrati ad Assisi), non proprio prodotti tipici dell’Umbria.

L’ELENCO IN ORDINE CRONOLOGICO
COSA PREVEDE LA NUOVA LEGGE

Le sagre Fare un confronto con il 2014 non è semplice perché, spiegano dagli uffici della Regione, questa è la prima volta che viene fatto un elenco completo mentre prima, per avere un quadro complessivo, bisognava andare a spulciare i calendari approvati da tutti i 92 comuni umbri. Guardando al territorio del Comune di Perugia al momento se ne contano 47 mentre negli anni scorsi il numero superava abbondantemente la cinquantina. Niente più sagra della Nutella, che del resto a Collepepe non si fa più dal 2014 anche a causa di alcuni problemi organizzativi, ma rimangono quelle dello stinco e del piccione in carrozza, degli gnocchi, del crostone, della lumaca, del baccalà e della rucola. Fuori dall’elenco della regione quella dello stinco e della sangria (a Capocavallo dal 7 al 15 agosto). Insomma, prodotti più o meno collegati al territorio mentre in altri casi dove il legame è più debole, come ad esempio quando si propongono tagliatelle o spaghetti, si parla anche di «prodotti tipici locali».

L’ELENCO PER COMUNE

L’elenco Nell’elenco stilato dalla Regione su indicazione dei comuni, oltre a quelli già citati altri prodotti che non sembrano essere particolarmente caratterizzanti il territorio sono la ciliegia, celebrata ad Assisi con una festa, la bruschetta a Gualdo Tadino, la zucchina a Giove (sagra creata nel 2012), i frutti di bosco a Marsciano, il fiore di zucca a Narni e i fagioli a San Giustino (sesta edizione). In mezzo a queste ce ne sono tantissime con prodotti tipici, come il manfricolo ad Avigliano (dove nel corso dell’anno ci sono ben 14 feste o sagre, compresa quella dedicata all’acqua odorosa all’interno delle celebrazioni in onore di San Giovanni), la fregnaccia a Otricoli, la crescionda a Spoleto, la pizza sotto lo focu a Montefranco, molti tipi di pesce di lago nella zona del Trasimeno, le lenticchie e il tartufo a Campello e così via.

LE CRITICHE DI CONFCOMMERCIO

I piccoli comuni Tra feste, sagre e giornate in onore di santi patroni, i piccoli comuni del Ternano sono particolarmente attivi: detto di Avigliano, 14 ne vengono organizzate a Castel Viscardo, altrettante ad Allerona, sei a Ficulle e altrettante a Guardea, dove sostanzialmente dal 24 luglio al primo settembre la piccola cittadina è perennemente in festa tra maiale, cinghiale, gnocchi, festa patronale e festa dello sport. Ben 21 poi quelle organizzate a Narni, dal frittello alla pizza al fiore di zucca fino a una lunga lista di santi (San Nicola di Bari, San Michele, santi Pietro e Paolo, sant’Isidoro, Sant’Egidio, San Martino e San Lino). Davvero mai come in questo caso va detto che ce n’è per tutti i gusti, troppi secondo Confcommercio che è pronta anche a impugnare i regolamenti dei comuni.

Twitter @DanieleBovi