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venerdì 17 settembre - Aggiornato alle 21:25

Dal ddl Zan al sesso con gli animali: l’iperbole della garante dell’infanzia

Dalle proposte di legge dei pedofili alla fine della scienza: il disegno è solo un pretesto

di Maurizio Troccoli

La garante dei minori dell’Umbria, Maria Rita Castellani, prende a pretesto il Ddl Zan per convincere tutti del fatto che il maschio è maschio e la femmina è femmina. No entra nel merito della legge, ovvero sulle aggravanti che i favorevoli vogliono estendere contro le discriminazioni sessuali, come per le discriminazioni religiose, ma ne estrapola un pezzo per continuare la sua battaglia contro la teoria gender. Chissà che il suo ruolo istituzionale non consigli un approccio laico o quantomeno equilibrato, a garanzia anche di quanti si sentono prossimi al suo pensiero, preferendo tuttavia un confronto rispettoso, piuttosto lei sceglie la radicalizzazione anche verbale oltre che ideologica. D’altronde chi ha voluto in quel ruolo un profilo deciso, si sarà convinto che sia lo strumento più adeguato per elaborare questioni che interrogano profondamente la laicità dello Stato.

La teoria Castellani arriva a dichiarare a proposito degli effetti del disegno di legge: «Si potrà scegliere l’orientamento sessuale verso cose, animali, e/o persone di ogni genere e, perché no, anche di ogni età, fino al punto che la poligamia come l’incesto non saranno più un tabù». L’antefatto è l’articolo 1, punto d della proposta di legge Zan, «si legge – scrive – che per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione». Da qui, l’iperbole, non sulla differenza tra istigazione all’odio per ragioni sessuali e libertà d’espressione, ovvero il tema che tiene banco sul Ddl Zan, ma la presunta volontà di rendere tutti «fluidi» e non più distinguibili, tra maschio, femmina e altre «58 identità distinte». «Il concetto d’identità cambia – spiega -, non è più quello antropologico che conosciamo da sempre e che distingue persona da persona a ragione di evidenze biologiche, ma diventerà qualcosa che io, cittadino, posso decidere arbitrariamente secondo la percezione del momento. Di conseguenza ogni desiderio sarà considerato un bisogno e il bisogno un diritto».

Il caos Con lo stesso equilibrio suggerisce di non stupirsi perchè «in alcuni Paesi europei si sono avanzate proposte di legge in questo senso per poter avere rapporti sessuali con bambini». Ricapitoliamo: chi è garante dell’infanzia, prende a pretesto il tema delle discriminazioni sessuali, per difendere il proprio convincimento di famiglia biologica, per poi arrivare alla pedofilia e al sesso con cose e animali. Ma dice che gli altri sono  in una «confusione totale» perchè imbrigliati nel «disordine ontologico» che  «prende il posto di ogni ordine naturale. Siamo nel caos antropologico che si oppone totalmente al bisogno primario del bambino che è anzitutto quello della stabilità affettiva e della chiarezza identitaria nella distinzione dei due sessi genitoriali». Quindi: «La carezza di una madre» che «non è uguale a quella di un padre», e ancora: «La coppia uomo/donna» come «una struttura dell’essere», invece «i teorici del gender usano un linguaggio chiamato performativo inventando nuove parole per trasformare il mondo secondo la loro visione soggettiva e delirante». Mentre «il corpo sessuato è il primo limite naturale che il bambino incontra, ma è anche una conquista: perché è luogo concettuale dove egli sperimenta la verità su se stesso, le proprie capacità, il dolore e l’autocontrollo».

Raccomandazioni La garante dell’infanzia mette in guardia rispetto al fatto che «la scienza non la inventa lo scienziato. Ogni ricercatore fa le sue deduzioni logiche con quella umiltà intellettuale che lo fa andare avanti, basandosi sul principio di realtà e su quello di non contraddizione. Se A è diverso da B, A e B non possono essere uguali». Altrimenti avremmo un «mondo senza più regole universali ed evidenti, fino al punto che: io potrei non essere io, tu potresti non essere tu e tutta la realtà è una fantasia che ciascuno può codificare e decodificare come vuole». L’era post Zan non metterebbe soltanto in discussione la distinzione tra uomo e donna ma neppure la scienza «avrebbe più senso» e neppure le «leggi e lo Stato perché ciascuno è normativo a se stesso».

Esortazione Il pensiero di Castellani si conclude con una esortazione: «Per poter dire un sì all’accoglienza delle diversità non servono leggi impositive e relativistiche, bisogna aver detto molti no, al proprio egoismo, alle pretese, alle tante illusioni individualistiche ed egocentriche, imparando a guardare al mondo, a se stessi e agli altri con stima, gratitudine e rispetto». Magari lasciandosi ispirare dal rispetto che sembra esprimere il ‘dogma’ Castellani .

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