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lunedì 6 febbraio - Aggiornato alle 07:11

Dal Covid-19 alla medicina del territorio: Umbria pronta a dotarsi di 140 infermieri di famiglia

Si occuperanno di contagiati e fragili, ma saranno impiegati anche con guardie mediche per alleggerire i Pronto soccorso

Operatori sanitari al lavoro in Umbria (©Fabrizio Troccoli)

di Chiara Fabrizi

L’Umbria si prepara a dotarsi di circa 140 infermieri di famiglia e di comunità (Ifc) che opereranno nei distretti sanitari e nelle aggregazioni funzionali territoriali, affiancando il personale delle Usca nell’assistenza domiciliare dei pazienti Covid, ma anche i medici di medicina generale e le guardie mediche nella gestione di casi in cui non è necessario rivolgersi al Pronto soccorso, oltreché nell’assistenza dei pazienti fragili, a cominciare dagli over 65 con patologie croniche. La giunta regionale, nell’ambito della definizione del Piano sanitario regionale, ha deliberato le linee di indirizzo per introdurre nel sistema sanitario gli infermieri di famiglia e comunità definendone responsabilità, competenze e modello di riferimento.

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Dal Covid alla medicina del territorio Il nuovo impiego dei professionisti sanitari è previsto dalla legge 77 del luglio 2020 «al fine di rafforzare i servizi infermieristici, per potenziare la presa in carico sul territorio dei soggetti affetti da Covid-19, anche coadiuvando le Unità speciali di continuità assistenziale (Usca) e i servizi offerti dalle cure primarie». In linea teorica, però, l’emergenza pandemica ha indicato anche la rotta del potenziamento della medicina territoriale e per questo l’obiettivo è impiegare gli infermieri di famiglia anche per garantire quanto stabilito dalla stessa legge, ossia «il massimo livello di assistenza in favore dei soggetti contagiati, nonché di tutte le persone fragili e dei soggetti affetti da malattie croniche, disabili, con disturbi mentali, con dipendenze patologiche, non autosufficienti, con bisogni di cure palliative, di terapia del dolore e in generale per le situazioni di fragilità».

Target over 65 Gli infermieri di famiglia e di comunità, comunque, non potranno essere più di otto ogni 50 mila abitanti, con le assunzioni a tempo indeterminato che possono essere effettuate già dal primo gennaio scorso. In questo senso, la giunta regionale, sulla scorta dei piani redatti dalle due Usl, ha anche stabilito il fabbisogno umbro di infermieri di famiglia e di comunità e il target preferenziale, indicato «nella fascia di popolazione anziana con patologie croniche», oltreché nei soggetti colpite da Covid.

Più di 140 infermieri di famiglia Gli infermieri di famiglia che si conta di integrare alla sanità del territorio sono 140 di cui 70 da distribuire ai singoli distretti di Usl 1 (41) e Usl 2 e (29). A questi se ne aggiungono altri 72 destinati alle aggregazioni funzionati territoriali (40 sono previsti per la Usl 1 e 32 per la Usl 2) istituite progressivamente dal 2018 nelle due aziende sanitarie dell’Umbria: si tratta di «ambulatori integrati di medici di medicina generale, guardia medica e infermieri che collaborano per garantire un’assistenza sanitaria primaria continuativa sul territorio h24, offrendo risposte immediate in tutti quei casi in cui non sia necessario rivolgersi al Pronto soccorso di un ospedale».

Ruolo e funzioni Nella delibera regionale, poi, si legge che l’infermiere di famiglia «si attiva per l’intercettazione precoce dei bisogni e la loro soluzione, garantisce una presenza continuativa e proattiva nel territorio di riferimento, fornisce prestazioni dirette sulle persone assistite, facilita e monitora percorsi di presa in carico e di continuità assistenziale in forte integrazione con le altre figure professionali del territorio, in modo da rispondere ai diversi bisogni espressi nei contesti urbani o rurali». L’infermiere di famiglia, comunque, si muove «all’interno della rete di protezione sanitaria e sociale, operando in sinergia con la Medicina generale e la Pediatria di libera scelta, con il Servizio sociale e tutti professionisti coinvolti nei setting di riferimento in una logica di interrelazione ed integrazione multiprofessionale». Tra i suoi compiti ci sarà quello di «attivare e supportare le risorse di pazienti e caregiver, del volontariato, del privato sociale, e più in generale – è scritto nell’atto – di tutta la comunità» e sarà una figura di «riferimento per la popolazione affetta da patologie croniche e da fragilità».

@chilodice

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