Un carcere

Il tribunale di Sorveglianza di Torino ha recentemente assunto una decisione significativa in tema di detenzione domiciliare per detenuti malati, prendendo in considerazione non solo le condizioni cliniche di gravità, ma anche la condizione di sovraffollamento del carcere in cui il detenuto è ristretto. Nel caso specifico, un detenuto con pena residua inferiore a quattro anni e affetto da patologie come obesità e cardiopatia ischemica, pur non presentando condizioni tali da rendere indispensabile un regime domiciliare per motivi sanitari, ha visto accolta la sua richiesta di espiare la pena a casa. Questa decisione è stata motivata dalla sofferenza psicologica aggiuntiva causata dalla permanenza in un carcere sovraffollato, in violazione dei principi costituzionali e convenzionali che tutelano la dignità umana.

Il caso riguarda il carcere Lorusso e Cutugno di Torino, dove il tasso di sovraffollamento supera il 130%, aggravando ulteriormente le condizioni di detenzione e complicando la gestione sanitaria dei detenuti. La valutazione del tribunale ha adottato un’interpretazione evolutiva della legge, riconoscendo che la somma delle difficoltà carcerarie e delle patologie, anche se non di particolare gravità clinica, costituiscono una sofferenza che eccede la soglia della tollerabilità, giustificando così l’adozione di misure alternative come gli arresti domiciliari.

In Umbria le quattro strutture carcerarie ospitano 1.639 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 1.339 posti, con un tasso di sovraffollamento che raggiunge il 122,4%. Questo significa un eccesso di circa 300 persone rispetto ai posti previsti.

Nel dettaglio, il carcere di Perugia registra un tasso di occupazione del 128%, attestandosi come uno dei più critici della regione, seguito da Terni con un sovraffollamento del 134% e Orvieto al 118%. Solo la casa circondariale di Spoleto risulta conforme ai limiti di capienza, ospitando un numero di detenuti corrispondente ai posti disponibili. Il 30% circa dei detenuti in Umbria è straniero, confermando dinamiche demografiche complesse all’interno del sistema penitenziario locale.

Questo implica una presenza concentrata di detenuti con esigenze particolari e difficili condizioni di gestione, anche per le risorse umane limitate: manca infatti un adeguato organico di polizia penitenziaria, con carenze che raggiungono il 19,5%, e una pressione crescente di fenomeni quali atti di aggressione e introduzione illecita di dispositivi mobili.

La situazione descritta genera un impatto sia sulla salute fisica e mentale dei detenuti che sulle possibilità operative degli operatori e delle istituzioni, sottolineando l’importanza, già evidenziata dal Tribunale di Torino, di adottare soluzioni alternative alla detenzione in carcere per soggetti fragili che non rappresentano un pericolo sociale.

il Garante regionale nel 2024 ha preso in carico 78 detenuti con problematiche sanitarie o psichiatriche, con il 43% proveniente dalla casa circondariale di Perugia, il 38% da Spoleto, il 10% da Terni e il 9% da Orvieto.

Il sistema penitenziario umbro è costantemente sotto pressione a causa del sovraffollamento strutturale e della carenza di risorse e personale specializzato, in particolare per l’assistenza sanitaria. A Terni, ad esempio, sono presenti almeno 150 detenuti con disturbi psichiatrici, mentre le difficoltà di accesso a prestazioni sanitarie specialistiche e a medicinali sono una costante in tutti gli istituti.

Considerando questi dati, si può stimare che il numero di detenuti con patologie nella regione Umbria rappresenti una quota importante, stimata sicuramente in linea con la media nazionale che indica circa il 70% dei detenuti con almeno una malattia.

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