di Mau. Troc.
Fa tappa a Perugia uno dei protagonisti delle inchieste più insidiose e più allarmanti degli ultimi vent’anni della storia d’Italia. Qui è ricoverato, Roberto Mancini commissario dell’interpol che già nel 94, prima ancora di Saviano il cui libro Gomorra sarà pubblicato nel 2006, avviò un’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti tossici e pericolosi, sversati nei terreni agricoli, dietro un fiorente business in mano alla camorra.
Il commissario Mancini è ricoverato per un trapianto di midollo – come scrive Repubblica – a causa del linfoma che gli fu diagnosticato nel 2002, il linfoma ‘non Hodgkin’. Il commissario «viene coptato dalla Commissione Rifiuti – scrive Repubblica – che nel frattempo la Camera dei deputati ha attivato. Tra il 1997 e il 2001 effettua una serie di sopralluoghi su discariche di rifiuti tossici e radioattivi in Italia e all’estero. Un lavoro pericoloso». Le indagini del commissario resteranno per anni rinchiuse in un cassetto. «Solo successivamente, grazie all’ostinazione e allo scrupolo del sostituito procuratore Alessandro Milita, il compendio dell’ecomafia emerge dal suo limbo e finisce agli atti del processo sul “Biocidio”, iniziato nel 2011, e che vede come imputato proprio Cipriano Chianese». E’ lui il regista, stando alle indagini, del maxi affare sullo smaltimento dei rifiuti. Insomma Mancini viene raggiunto nel reparto del Santa Maria della Misericordia domencia scorsa da Repubblica, mentre mercoledì da Sandro Ruotolo, giornalista di Servizio Pubblico. In un video pubblicato su Repubblica Mancini risponde alle domande del giornalista sull’inchiesta da lui avviata, sul perchè è rimasta chiusa in un cassetto, sulle cause della sua malattia. Quindi spiega gli intrecci tra malaffare e istituzioni, tra pubblica amministrazione, camorra e politica.
L’intervista «Sto abbastanza bene – esordisce -, è stata molto dura ho davanti qualche mese di controlli e di terapie, sembra che forse ce l’abbiamo fatta», queste le risposte,a Repubblica, di un investigatore che si affida ai medici dell’ospedale perugino per fronteggiare il linfoma ‘non Hodking’, poco dopo avere subito il trapianto di midollo. E alla domanda se la sua malattia fosse strettamente relativa al lavoro di indagine svolto nella ‘Terra dei fuochi’, se cioè «si è ammalato per la sua attività di indagine sul traffico di rifiuti», risponde: «Si». E aggiunge: «Ho interrotto l’attività per la commissione nel 2001 e nel novembre del 2002 mi è stato diagnosticato questo linfoma che il comitato di verifica del ministero delle Finanze mi ha riconosciuto dipendente da cause di servizio». Poi dice: «Mi è stato riconosciuto un indennizzo di 5 mila euro». Ora chiede un risarcimento: «L’esposizione maggiore l’ho avuta per conto della commissione parlamentare per cui ero consulente» Informativa del commissario – emerge dall’intervista – sarà consegnata alla Dda di Napoli nel 96. Qui sono protagonisti come massoneria, pubblica amministrazione, politica. Ovvero tutti gli intrecci che emergeranno in futuro e di cui gli organi dello stato erano a conoscenza. «Perché – chiede il giornalista – non è stata presa in considerazione?» «Forse i tempi non erano maturi – risponde -, la portata delle indagini da fare erano tali che comportavano un impegno notevole di denaro e la possibilità che si scatenasse il panico nella popolazione e sarebbe uscito fuori quanto fatto negli anni su un territorio esteso, quello che comportava per pericolo sulla salute. Non erano forse convinti di potere supportare tutto questo. L’hanno tenuto come un fascicolo virtuale in attesa degli eventi. Forse è passato un po’ troppo tempo». Il sostituto procuratore Milita l’ha ripreso qualche anno dopo. Il processo è iniziato nel 2010-2011 dove è imputato Chianese e altri personaggi per devastazione e inquinamento delle falde acquifere. «Se fosse stato preso in considerazione nel 2006 – dice Mancini – qualche danno si sarebbe potuto evitare». «Su Carmine Schiavone è stata desecretata una sua dichiarazione presso la commissione parlamentare di inchiesta», gli ricorda il giornalista. Lui risponde: «Ero presente non ha detto nulla di più di quanto acquisito da noi sulle dichiarazioni fatte a svariati pm. Si è ripetuto insomma. Cose che avevo riportato anche nell’informativa».
