Si è conclusa davanti al ministero della Salute la sesta edizione della «Ride 4 Vape», il viaggio in bicicletta ideato nel 2020 per sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica sui danni del fumo tradizionale e sulla riduzione del rischio legato alla sigaretta elettronica.

Protagonista dell’impresa Umberto Roccatti, presidente di Anafe Confindustria e vicepresidente di Ieva, che in un solo giorno ha percorso i 200 chilometri da Perugia a Roma, con oltre 2.000 metri di dislivello. Ex fumatore per 15 anni e oggi vaper, Roccatti ha voluto dimostrare come sia possibile cambiare stile di vita e recuperare salute attraverso il passaggio a prodotti a rischio ridotto come le e-cig e i liquidi da inalazione.

«La scienza conferma questa differenza» sottolineano da Anafe, ricordando che centinaia di studi indipendenti hanno evidenziato una riduzione della tossicità delle e-cig di almeno il 95% rispetto alle sigarette tradizionali, oltre al loro ruolo come strumento di cessazione più efficace delle terapie convenzionali.

Il titolo scelto per l’edizione 2025 è «Flavour Ban = Black Market», per mettere in guardia sui rischi di un divieto degli aromi nei liquidi. Una misura che, secondo l’associazione, in altri Paesi ha alimentato il mercato nero e incentivato il ritorno al fumo tradizionale, con effetti negativi sulla salute pubblica. Un tema particolarmente sensibile alla luce della revisione della Direttiva europea sui prodotti del tabacco (Tpd3).

Un recente sondaggio Euromedia Research, condotto su 4.000 italiani, ha rilevato come gli aromi siano considerati decisivi dal 77% degli utilizzatori adulti per abbandonare le sigarette. Il 92,2% di chi usa l’e-cig risulta ex fumatore e il 4,7% della popolazione ha smesso di fumare grazie a questi dispositivi.

«Il fumo provoca oltre 90.000 morti l’anno in Italia e il 91% dei fumatori non vuole o non riesce a smettere – ha ricordato Roccatti –. Vietare gli aromi con la motivazione di tutelare i minori, che già per legge non possono acquistare e si rivolgono comunque al mercato illegale, significherebbe privare milioni di adulti dello strumento più efficace per smettere e, paradossalmente, rafforzare proprio il mercato illegale. Le politiche per la salute pubblica devono basarsi sulle evidenze scientifiche, non su pregiudizi».

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