Dalla raccolta delle olive nei campi umbri ai tavoli operatori in Italia e in Medio Oriente, la storia di Emad Al Jaber continua a emozionare. Chirurgo di fama internazionale, tra i pochi esperti di tecniche avanzate di chirurgia mininvasiva endoscopica, il medico palestinese è tornato sotto i riflettori in questi giorni per la sua partecipazione alla trasmissione “Ore 14” su Rai 2, dove ha raccontato la sua esperienza professionale e il suo impegno umanitario nei territori colpiti dal conflitto a Gaza.

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Originario della Palestina, Al Jaber è arrivato in Italia da studente e ha trovato in Perugia il punto di partenza del suo percorso. Qui ha frequentato l’università affrontando lunghi anni di sacrifici: lavorava come lavapiatti, raccoglieva olive e ha persino prestato servizio gratuitamente per tre mesi in una pizzeria, alternando turni dalle 8 del mattino fino a tarda sera. Nonostante le difficoltà, si è laureato in medicina in sei anni, per poi proseguire la formazione ad Ancona e successivamente a Vicenza, dove ha imparato le tecniche mininvasive sotto la guida del noto chirurgo Loris Salvador.

Oggi Al Jaber esegue oltre 300 interventi l’anno in Italia e all’estero. Vive a Milano, dove è stato insignito dell’Ambrogino d’Oro, uno dei massimi riconoscimenti civici della città. Ma il suo lavoro non si limita ai confini italiani. Nei mesi scorsi, ha partecipato a missioni mediche a Gaza, portando la sua competenza chirurgica a servizio delle vittime più vulnerabili, soprattutto i bambini, colpiti dalla drammatica escalation del conflitto. Con un’équipe internazionale, ha operato in condizioni estreme, affrontando emergenze pediatriche e casi complessi resi ancora più difficili dalla scarsità di risorse.

Ospite di Milo Infante a “Ore 14”, Emad ha voluto raccontare non solo la sua parabola personale, ma anche le storie dei piccoli pazienti incontrati in Palestina, il senso di impotenza di fronte a certe situazioni, e il potere della medicina come ponte tra i popoli. «Voglio restituire quello che ho ricevuto dall’Italia», ha detto in trasmissione, «e usare la mia esperienza per salvare vite dove c’è più bisogno».

La vicenda di Emad Al Jaber è anche il riflesso di un rapporto storico tra Perugia e la Palestina, fatto di accoglienza, borse di studio e integrazione. Una città che ha saputo offrire opportunità reali a giovani determinati, contribuendo alla nascita di figure professionali di alto livello capaci, come nel caso di Emad, di diventare testimoni autentici di solidarietà e impegno civile.

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