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mercoledì 28 settembre - Aggiornato alle 02:14

Culla per la vita, ‘ruota degli esposti’ in via Malnati a Terni: esplode la polemica

Senso civico, M5s, Pd, Donne Cgil e RU2020: «Aborto costantemente ostacolato, applicare la legge 194 del 1978»

I piedi di un neonato
Non si può certo dire che il Piano sanitario regionale non abbia avuto effetti ancor prima della sua definitiva stesura e adozione, perché al contrario, avendo attivato una lunga serie di interlocuzioni tra istituzioni, politica, sindacati, professionisti, dirigenti e via dicendo, ha consentito di riaccendere un faro su un tema caldissimo e sempre attuale, che tende ad assumere sfumature tanto delicate quanto battagliere: quello dell’interruzione volontaria di gravidanza in forma chirurgica, nonché l’aborto farmacologico tramite pillola Ru486, quindi sul numero di obiettori di coscienza presenti negli ospedali e in generale sulle possibilità offerte a una donna, con in grembo un figlio indesiderato. Il dibattito è esploso con tutta la sua forza in seconda commissione consiliare a Terni, dove le parole del diretttore del Santa Maria hanno incontrato le aspre repliche di Senso Civico e M5s. Ad inasprire ancora di più il confronto, la delibera dello stesso ospedale sull’individuazione della location per il progetto ‘Culla per la vita’, ribattezzato in termini medievali ‘Ruota degli esposti’.
Culla per la vita Il progetto in questione promuove un mezzo per ovviare al problema sociale di abbandono dei neonati da parte delle mamme in difficoltà, fenomeno per il quale Terni è salita peraltro alla ribalta della cronaca nazionale pochi anni fa. Aderendo a tale iniziativa il nosocomio di Colle Obito ha stipulato in data 12/11/2021 una convenzione con Ater Umbria, proprietaria di un fabbricato sito in Via Linda Malnati già in locazione all’azienda ospedaliera, con cui le parti hanno proceduto ad individuare nell’area di pertinenza di tale edificio il luogo ove installare un box prefabbricato, contenete impianti tecnologici e dispositivi costituenti la cosiddetta Culla per la Vita, ove la madre può lasciare in anonimato ed in sicurezza il proprio neonato. L’atto col quale si dà mandato a un professionista selezionato di procedere alla redazione di documentazione tecnica necessaria per l’avvio dell’attività, ha mandato su di giri anche la segreteria del Partito democratico di Terni.
Il Pd «Riteniamo – si legge in una nota di via Mazzini – la delibera del direttore generale dell’azienda ospedaliera di Terni grottesca e inaccettabile, indegna del nosocomio e del territorio su cui insiste. È in vigore una normativa che da decenni permette di partorire in totale anonimato, ricordiamo. Iniziative analoghe a questo progetto sviluppate in Italia sono sempre state espressione dell’associazionismo, mentre il ruolo della sanità pubblica è un altro, ad esempio garantire l’applicazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, che viene costantemente ostacolata e utilizzata come una clava per battaglie ideologiche e ruffiane, passando sopra ai diritti, al corpo e alla psiche delle donne. Su questo sarebbe il caso che si concentrasse il direttore, su come applicare le leggi dello Stato italiano, e al contempo cercare di concentrare la spesa su ciò che è utile e necessario all’utenza, mentre parliamo di un discreto progetto ingegneristico per una moderna ruota degli esposti. Riteniamo necessario e urgente l’intervento delle istituzioni locali, nella speranza che il fatto che l’aggiudicante sia coniugato con un membro della Giunta comunale non sia dirimente (il professionista in questione è il marito di un’assessora Ndr). Lavoreremo perché questo fatto così grave e clamoroso non resti nei confini locali e faremo tutto quello che è possibile ad ogni livello per chiederne il ritiro».
Cgil A seguito di quanto avvenuto giovedì pomeriggio con il dibattito sul servizio di Ivg presso l’ospedale Santa Maria di Terni in seconda Commissione consiliare, il coordinamento donne della Cgil di Terni dichiara: «L’unica priorità da perseguire è la piena applicazione della legge 194. È inconcepibile – scrive in una nota il coordinamento – che da luglio 2020 nell’ospedale di Terni sia fermo il servizio di Ivg ed è chiaro che non c’è nemmeno alcuna fretta di ripristinarlo, dato che il direttore della nostra azienda ospedaliera, Pasquale Chiarelli, afferma che ci sono ‘altre priorità, come la culla per la vita’. No, caro direttore – conclude il coordinamento donne della Cgil di Terni – la priorità è applicare le norme della nostra Repubblica, come la 194, che già prevedono tra l’altro la possibilità di partorire in totale anonimato. Chiediamo dunque che venga ripristinato quanto prima il servizio di Ivg nel nostro ospedale, sia attraverso intervento chirurgico, che attraverso la somministrazione della Ru 486, per l’aborto farmacologico».
Ru2020 Non perde occasione per intervenire la Rete umbra per l’autodeterminazione: «In Umbria  non vi è  alcuna attenzione ai temi della salute delle donne. Mentre l’Europa chiede all’Italia di rafforzare la tutela dei diritti sessuali e riproduttivi, qui si vorrebbero mettere in discussione le conquiste ottenute dalle donne con  le leggi degli anni ‘70 quali la L.405/75  sui Consultori e  la L.194/78 sulla tutela della gravidanza ed interruzione volontaria della gravidanza- Ivg. Le aziende ospedaliere umbre non ottemperano i Lea (livelli essenziali di assistenza) in gravidanza quindi, a differenza delle regioni limitrofe, in Umbria gli esami prenatali genetici (BI TEST, DNATest) ed i tamponi obbligatori a termine di gravidanza (se mai riuscirete a trovare posto  in una strutture pubblica) sono a pagamento. Solo in 4 Regioni: Puglia, Emilia Romagna, Piemonte e Toscana la contraccezione è gratuita, in Umbria come nelle altre regioni italiane, anche se all’art. 4 della L.405/75 recita:  «L’onere delle prescrizioni di prodotti farmaceutici va a carico dell’ente o del servizio cui compete l’assistenza sanitaria. Le altre prestazioni previste dal servizio istituito con la presente legge sono gratuite per tutti i cittadini italiani e per gli stranieri residenti o che soggiornino, anche temporaneamente, su territorio italiano,’ la contraccezione la paghiamo. Per quanto rigiarda l’aborto chirurgico e medico, in Umbria, si praticano a macchia di leopardo: all’Ospedale di Perugia chirurgico sì e medico no e a Terni dal 2020 né l’uno né l’altro. Questi sono due ospedali sedi di formazione universitaria che però nulla insegnano sulla pratica dell’aborto e neanche, ad esempio, sull’introduzione di spirali. La formazione dei ginecologi e delle ginecologhe umbre sarà carente sotto questi profili e dopo 5 anni completeranno un ciclo di studi universitari senza aver mai aver  imparato a mettere una spirale».
Abortire in Umbria «Poche sono le sedi ospedaliere che praticano Ivg medici – proseguono da Ru 2020 -: Narni, Orvieto, Foligno, Città di Castello, Umbertide, Branca e Pantalla. Nel Dicembre 2020 l’Umbria ha recepito le linee di indirizzo ministeriali sull’aborto medico, contemplando  il day hospital e l’uso della RU486  fino a 9 settimane di gestazione, ma nessuna somministrazione è prevista nei Consultori e di fatto nemmeno nei due più grandi ospedal della regione.   Stando così le cose, il direttore dell’ospedale di Terni, messo di fronte alle criticità e al fatto che da due anni non riesce a garantire l’aborto nè medico nè chirurgico, replica dicendo che presto arriverà la Culla termica per l’abbandono dei figli indesiderati, una ‘rota 2021′ moderna e ben scaldata. Lo sa il direttore che esiste la legge sulla possibilità di partorire in sicurezza e in anonimato in Ospedale? Non è al corrente che analoghe rote’ costruite a Perugia e a Città di Castello non hanno mai accolto alcun neonato in più di 5 anni?  Non sanno che le donne comprano in rete i farmaci per abortire se lo stato non dà loro risposte?
Quante spirali si potrebbero comprare e quanti Consultori si potrebbero far funzionare meglio con i soldi spesi per le culle per la vita? Noi abbiamo già preparato gli striscioni e siamo pronte a tornare in piazza per i nostri diritti, già sanciti dalla L. 194/78, che all’art. 9 comma 4 recita ‘Gli ospedali sono tenuti a fornire l’effettuazione degli interventi di interruzione della  gravidanza  richiesti  secondo  le  modalità previste … La Regione ne controlla e garantisce l’attuazione’. Abbandonate la nostalgia dei tempi andati, aspettiamo risposte efficaci».

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