di Daniele Bovi

Dai cambi di proprietà delle attività commerciali agli appalti, dall’edilizia al contrasto dell’immigrazione irregolare e dell’abusivismo. C’è la grande criminalità organizzata al centro del protocollo che verrà firmato da Comune di Perugia e ministero dell’Interno, attraverso il prefetto Antonella De Miro, i cui punti essenziali sono stati presentati sabato mattina con una conferenza stampa a palazzo dei Priori. Presenti i vertici delle forze dell’ordine, buona parte della giunta, il sindaco Andrea Romizi, il prefetto e il sottosegretario all’Interno Gianpiero Bocci. «Insieme al sindaco – ha detto il rappresentante del governo – abbiamo aperto quattro filoni che nel giro di pochi giorni sfoceranno in un protocollo d’intesa che farà di Perugia un modello per altre realtà».

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Quattro punti Il primo punto riguarda un controllo in tempo reale sui cambi di gestione e di proprietà della rete commerciale cittadina. «Per il Comune – ha spiegato Bocci – uno sforzo notevole per fornire informazioni decisive per le forze dell’ordine». Il secondo attiene alla tutela della legalità degli appalti pubblici (e dei subappalti) sopra i 250 mila euro, e prevede la comunicazione alle forze dell’ordine di tutte le imprese che si aggiudicheranno lavori e forniture. Punto numero tre, controlli serrati nell’ambito di edilizia e urbanistica: «Serviranno informazioni – osserva Bocci – su tutto ciò che ruota intorno a questi settori». Da ultimo c’è il contrasto all’immigrazione irregolare e all’abusivismo, «temi molto sentiti in città».

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Scambio di informazioni Alla base di tutto il lavoro ci sarà lo scambio di informazioni tra palazzo dei Priori e prefettura, notizie preziose che verranno utilizzate per contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata, dalle quali l’Umbria come visto non è esente. «Come visto – ha aggiunto poi il sottosegretario – si parla di cose concrete che potrebbero far fare alla città un bel salto di qualità». «È un protocollo – ha commentato il sindaco – che irrobustisce il contrasto alle mafie ma noi come amministrazione e come cittadinanza dobbiamo andare oltre». Secondo Romizi «non bastano le telecamere: serve la partecipazione, i cittadini che rioccupano gli spazi, più pulizia, più luce e aree più appetibili anche per le attività commerciali». «La sicurezza – ha chiuso il prefetto – non è solo compito dello Stato, servono sinergie con gli enti locali. Bisogna proseguire su questa strada». Quanto al nuovo Patto per la sicurezza invece, a breve sarà convocato un tavolo proprio in prefettura per discutere del rinnovo.

Twitter @DanieleBovi

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