Un'ambulanza (foto ©FABRIZIO TROCCOLI)

di Daniele Bovi

Non un’intera Umbria in zona rossa ma ulteriori strette localizzate in alcune aree della provincia di Perugia. Venerdì si riunirà nuovamente la cabina di regia e in quella sede verranno prese le decisioni su un’Umbria «notevolmente attenzionata» a livello nazionale. Tra i motivi di questa attenzione la notizia, arrivata nella tarda serata di giovedì, che buona parte della quarantina di tamponi ‘sospetti’ inviati dalla Regione Umbria all’Istituto superiore di sanità, sono risultati positivi – come riporta l’Ansa e come viene confermato a Umbria24 – alla variante brasiliana o similiari. La variante  è stata contratta da due anziani nel Perugino, uno dei quali purtroppo è deceduto, e i risultati della quarantina di tamponi erano attesi per venerdì.

Il quadro Che la situazione sia estremamente delicata lo testimoniano le parole e il modo in cui i vertici della sanità regionale, giovedì nel corso del briefing settimanale con la stampa, hanno dosato le parole. Lo scenario, chiaro da tempo, è quello di un’Umbria spaccata a metà: 273 contagi ogni 100 mila abitanti in provincia di Perugia, 83 in quella di Terni e una media regionale di 224. «In questo momento – ha detto il direttore della Sanità Claudio Dario – nessun può dire se l’Umbria diventerà area rossa oppure no. Quello che si sta evidenziando è che c’è una situazione notevolmente attenzionata e monitorata non solo da noi ma anche a livello nazionale e che sarà oggetto di ulteriori valutazioni quotidiane e approfondimenti».

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Spegnere l’incendio «Le valutazioni si faranno domani – ha aggiunto l’assessore alla Sanità Luca Coletto – dopo la riunione della cabina di regia. Una differenziazione così spinta tra i comuni del Perugino, con una incidenza di casi maggiore, e quelli del Ternano, desta preoccupazione». L’idea che traspare dai ragionamenti («ogni parola in questa fase va gestita», dice Dario) sembra quella di interventi ‘chirurgici’ nelle aree con i livelli di contagio più alti: «Stiamo studiando quelli che possono essere gli interventi – ha spiegato Coletto – per riportare la situazione sotto controllo e per spegnere l’incendio dove c’è». Guardando alla ‘faglia’ che si è via via aperta in Umbria dal periodo di Natale in avanti, l’assessore sostiene che «o ci sono atteggiamenti diversi tra province o virus diversi, possibili varianti».

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Preoccupazione Per questi due casi non è stato possibile risalire al momento del contagio ed è assai difficile, per ora, stimarne l’impatto sull’Rt, che si attesta nell’ultima settimana a 1,14 (in crescita rispetto allo 0,96 dei sette giorni precedenti). Mercoledì sera c’è stata una riunione straordinaria della cabina di regia in cui si è parlato anche di Umbria: «La cabina – ha sottolineato Dario leggendo la comunicazione inviata dall’organismo alla Regione – esprime preoccupazione e supporta l’incremento delle misure di mitigazione nelle aree maggiormente colpite e laddove si siano verificati cluster; il tutto all’insegna del principio di massima precauzione. Quindi la nostra strategia viene riconosciuta come valida». A preoccupare però è il fatto che le misure adottate sembrano non funzionare.

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Simulazioni Secondo le simulazioni presentate giovedì dai rappresentanti del Nucleo epidemiologico regionale, infatti, «ci preoccupa che con misure restrittive in zona arancione la riduzione del contagio sia nulla, come se non ci fossero (la stima è relativa al periodo dal 6 gennaio a oggi, ndr); questo fa pensare a una diffusione legata ad altri fattori», come ad esempio le possibili varianti. In assenza di ulteriori strette, secondo il modello predittivo (l’intervallo di confidenza, ovvero la forbice tra i valori minimi e massimi, è molto ampia) il picco arriverà ad aprile con 600 ricoveri dei quali 93 in terapia intensiva (il livello massimo toccato in Umbria è 78) e una stazionarietà del contagio solo a giugno: «Numeri che non ci possiamo permettere». Con la possibile stretta invece si stima un picco dei ricoveri pari a 437 a fine febbraio, dei quali 74 in terapia intensiva a inizio marzo e 1.066 decessi, 21 in meno rispetto allo scenario attuale.

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Giovani e scuole A far suonare l’allarme, per quanto riguarda la provincia di Perugia, è anche l’incidenza per fasce d’età, assai differente se confrontata a quella dell’altra provincia: dal 17 gennaio si registra una vera e propria impennata per quella dai 6 ai 10 anni (da 200 a oltre 500 casi per 100 mila), per quella da zero a cinque anni (da poco più di 100 a 350) e per quella dagli 11 ai 13 (da circa 150 del 10 gennaio a poco meno di 350). «La componente dei ragazzi sotto i 24 anni – ha spiegato il nucleo epidemiologico – è molto consistente e i dati relativi ai giovani destano allarme. I numeri del contagio nelle scuole non dicono quanto le lezioni in presenza impattino: quel che è certo è che mettere in movimento le persone porta a mettere in movimento anche il virus».

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I ricoveri Durante il briefing si è parlato anche dei ricoveri, che si avviano verso i numeri registrati a novembre. Quelli ordinari a oggi sono 372, sugli stessi livelli di fine novembre, e 66 in terapia intensiva, a fronte di un massimo di 78. Dati che parlano di un tasso di occupazione di posti letto pari al 47% (la soglia fissata non dovrebbe superare il 30%). Preoccupazione c’è per la situazione dell’ospedale di Perugia, dove i reparti Covid sono sostanzialmente pieni: «Lavoriamo a un incremento dei posti letto per Covid – ha assicurato D’Angelo – e sui tempi di degenza media. Oltre a ciò arriverà un piano strategico regionale che coinvolgerà tutti i soggetti della rete ospedaliera, così da garantire un incremento posti letto in caso di aumento dell’incidenza».

Twitter @DanieleBovi

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.