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lunedì 6 febbraio - Aggiornato alle 07:53

Covid-19, prof Gammaitoni: «Umbria già al quinto picco. Qui Natale più tranquillo che altrove»

Per il fisico dell’UniPg «ci saremmo potuti risparmiare quinta ondata e terza dose. Affrontiamo le paure dei no vax»

Luca Gammaitoni (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Chiara Fabrizi 

«L’Umbria oggi è in una condizione migliore di molte altre zone di Italia, siamo già al quinto picco e, se le condizioni non cambiano, a dicembre saremo in fase discendente, che nel resto del paese inizierà con due o tre settimane di ritardo». Lo dice il prof dell’Università di Perugia, Luca Gammaitoni, affermando a Umbria24 che qui avremo un «Natale più sereno che altrove», seppur da celebrare con tutte le precauzioni del caso.

«Umbria già al quinto picco» Il fisico dell’Ateneo umbro il 13 ottobre scorso aveva ipotizzato, in base ai modelli, la possibilità di arrivare per la metà di dicembre a zero nuovi contagi al giorno. Uno scenario da fine pandemia che meno di dieci giorni dopo, con l’aumento dei contagi, lo ha spinto a definire possibile la quinta ondata, seppur di intensità non paragonabile alle precedenti, e che «ora – dice è arrivata al suo plateau». Che cosa è successo in questi ultimi 40 giorni? «Il quarto picco, quello di agosto, è stato molto modesto e quando è iniziato a scendere ci aspettavano, come è normale che fosse, la conclusione del fatto epidemico. Poi, però, – è andato avanti il prof – è successo che continua a esistere una significativa quota di popolazione non vaccinata che, sommata alla riapertura delle scuole, l’abbassamento delle temperature, il tempo che si trascorre il chiuso, ha determinato la ripresa del contagio».

«Ci saremmo potuti risparmiare quinta ondata e terza dose» Gammaitoni paragona la diffusione del virus a un rogo: «L’epidemia è come un incendio, si propaga finché trova legna da ardere, poi quando finiscono gli alberi si spegne, ma se in zona esiste un altro bosco l’incendio riparte». Nella metafora del prof la legna rimasta da ardere è rappresentata dalle persone che non hanno voluto o non hanno potuto ricevere il farmaco e per questo si dice convinto che «la quinta ondata ce la saremmo potuta risparmiare». Secondo il ragionamento dell’accademico ci saremmo potuti risparmiare pure la terza dose, che invece in Umbria da 48 ore si sta somministrando anche per i quarantenni: «Paradossalmente se tutti si fossero vaccinati nei tempi leciti, sarebbe stata quasi inutile, ad eccezione dei fragili, ma siccome non ci siamo riusciti ora diventa strategica anche la terza dose».

«Affrontiamo le paure dei no vax» Stavolta il prof non si sbilancia a indicare sul calendario quando, secondo i modelli, si potrà tornare a zero nuovi casi al giorno, perché ancora ci sono delle incognite sia in positivo che in negativo. Iniziando da quelle dolenti «la peggiore evoluzione è anche quella meno probabile, vale a dire – afferma – la comparsa di una nuova variante resistente ai vaccini», mentre guardando con un briciolo di ottimismo al futuro Gammaitoni dice che «i modelli migliorerebbero se una frazione significativa dei non vaccinati cambiasse idea. Come? Sono convinto che la stragrande maggioranza abbia paura, che siamo chiamati ad affrontare e gestire con la conoscenza, poi c’è anche una componente mossa da motivi ideologici, ma è molto minoritaria. Oggi – conclude il prof – in aula agli studenti ho ricordato che agli inizi del Novecento, quando abbiamo iniziato a fare i primi impianti elettrici, c’era un movimento di contrari, che sosteneva fossero nocivi e spingeva per andare avanti con le candele. No vax o no elettricità ci saranno sempre».

@chilodice

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