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domenica 29 gennaio - Aggiornato alle 16:55

Covid-19, più di cento presidi bocciano il piano della Regione: «La scuola non è un aereo»

Alle elementari è impossibile differenziare tra contatti stretti e a basso rischio: «Vi mandiamo i nomi dell’intera classe»

©Fabrizio Troccoli

di Chiara Fabrizi

Più di cento presidi bocciano il piano anti Covid per le scuole varato dalla Regione nei giorni scorsi. A far infuriare i dirigenti scolastici è la richiesta di differenziare i contatti stretti e a basso rischio nelle classi delle scuole elementari nel caso in cui uno degli alunni risulti positivo: «Non è possibile farlo in base alla definizione fornita di contatto stretto, perché il modello “aereo”, con i passeggeri  impossibilitati a spostarsi per tutto il tempo del viaggio dal seggiolino prenotato, non ha nulla a che vedere con la routine scolastica delle nostre primarie, pur in tempo di Covid». In questo senso la Regione viene avvertita che «ogni caso di positività nella scuola primaria sarà gestito con l’invio dei nominativi di tutti gli alunni della classe, perché altro non sarà possibile fare»,

Presidi bocciano piano scuola anti Covid I 105 presidi, in questo senso, hanno firmato il documento inviato agli assessori Luca Coletto e Paola Agabiti, competenti per sanità e istruzione, al commissario Covid Massimo D’Angelo e anche ai direttori delle due Usl, Gilberto Gentili e Massimo De Fino, ai quali comunicano anche di «non essere a conoscenza del secondo Piano scuole, avendo ricevuto solo pochi giorni fa il primo atto analogo varato il 24 settembre», ma naturalmente i contenuti del nuovo provvedimento, reso noto nei giorni scorsi, li hanno appresi. A spingere i presidi a inviare la pec in Regione e alle autorità sanitarie è il paragrafo 11 in cui viene spiegato che nelle scuole primarie, dove i bimbi sono in linea di massima under 12, quindi non vaccinati, «in caso di positività di un alunno si deve operare una distinzione tra contatti stretti e a basso rischio, per i quali si prevedono misure diverse, ovvero messa in quarantena o sola sorveglianza senza interruzione della didattica».

«Impossibile distinguere tra contatti stretti e a basso rischio» Ma è la definizione indicata dalla Regione ad agitare i dirigenti scolastici nella parte in cui i contatti stretti «sono identificati in coloro che hanno avuto presenza prolungata e in significativa interazione con il caso, nelle 48 ore precedenti l’esordio dei sintomi ed effettuazione del tampone». Ergo: «Di norma si individueranno – è l’indicazione ai presidi – come contatti stretti anche i compagni di classe che occupano le postazioni attigue in tutte le direzioni a quella del caso». Una differenziazione che per i dirigenti scolastici «è impossibile» e che può essere considerata praticabile «soltanto da chi non abbia contezza delle normali modalità didattiche in uso nel grado di scuola primaria, valevoli in qualsiasi classe e soprattutto in quelle a tempo pieno che “vivono” l’ambiente scolastico per otto ore al giorno, consumando insieme i pasti e condividendo il tempo dell’attività motoria o delle pause educative oltre che delle ordinarie attività didattiche».

«Vi mandiamo i nomi dell’intera classe» In particolare, i presidi affermano che «soltanto in maniera del tutto residuale gli alunni restano immobilizzati allo stesso banco per ore, senza mai spostarsi o cambiare ‘postazione’, in quanto il setting d’aula viene modificato a seconda della specifica attività» e per questo «in nessun modo potremmo individuare i ‘contatti stretti’ secondo la definizione che riporta il Piano». Alla luce di queste considerazioni i dirigenti scolastici avvertono la Regione che «ogni caso di positività nella Scuola Primaria sarà gestito con l’invio dei nominativi di tutti gli alunni della classe, perché altro non sarà possibile fare», ma ciò «porterà confusione tra le famiglie degli alunni che – temono i presidi – potranno sollevare dubbi sulla gestione dei casi (o peggio della stessa didattica) nei confronti delle scuole, condizionando in modo negativo e del tutto controproducente il clima in cui il faticoso ritorno alla normalità della vita scolastica sta avendo luogo». Quindi la controproposta che arriva dalle scuole è di «gestire i casi di eventuale positività nella scuola primaria o come nella scuola dell’infanzia o come nella scuola secondaria di Primo grado, eliminando questa discrezionalità nell’individuazione dei contatti», mentre resta ferma «la disponibilità del mondo della scuola a essere costruttivamente coinvolto nella definizione delle misure che lo vedono direttamente interessato».

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