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mercoledì 25 maggio - Aggiornato alle 11:42

Covid-19, in Umbria nuovi casi giù del 26 per cento: è la migliore performance nazionale

Perugia e Terni escono dall’elenco delle province “calde”. Diminuisce anche l’incidenza dei positivi, che è inferiore alla media italiana

La preparazione di una dose (©Fabrizio Troccoli)

di Chia.Fa.

In Umbria nell’ultima settimana nuovi casi giù del 25,9 per cento. E Perugia e Terni escono dalla liste delle province “calde”.

Nuovi casi giù del 26 per cento Si moltiplicano i segnali confortanti sull’avvio nella regione della fase discendente dell’ondata segnata dalla variante Omicron e a confermarlo è il monitoraggio settimanale (12-18 gennaio) della Fondazione Gimbe secondo cui in Umbria, dopo quattro settimane di crescita, due delle quali ai ritmi più elevati del Paese, si registra la maggiore flessione italiana per i nuovi casi, ossia del 25,9 per cento, dietro ci sono Lombardia (-18,2 per cento), Sicilia (-16), Abruzzo (-13,8), Toscana (-12,4), Valle d’Aosta (-11,2),  Lazio (-10,7), Emilia Rogmana (-10,1), Sardegna (-1,5), Basilica (-1) e Liguria (zero). Il contagio, però, continua a crescere nelle restanti regioni, con picchi in Puglia (+159,6) e Marche (+ 121), tanto che il bilancio italiano segna ancora un incremento, seppur molto contenuto, dei nuovi contagi (+3).

Perugia e Terni escono dall’elenco delle province “calde” In questo quadro, Perugia e Terni salutano l’elenco delle province, questa settimana sono 58, con un’incidenza superiore a 2 mila nuovi casi ogni 100 mila abitanti, attestandosi rispettivamente a 1.516 (la scorsa settimana era 1.972) e 1.571 (la scorsa settimana era 2.311). A guidare la classifica dei territori in cui il contagio continua a correre sono cinque province in cui ancora si registra un’incidenza di nuovi casi superiore a 3 mila: Rimini (3.358), Forlì-Cesena (3.296), Bolzano (3.279), Ravenna (3.027). In Umbria, infine, si riduce anche l’incidenza dei casi attualmente positivi per 100 mila abitanti, che si attesta a 3.063 (la scorsa settimana era 3.979) a fronte di una media nazionale che sfiora 4.300.

 

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