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giovedì 19 maggio - Aggiornato alle 07:09

L’Umbria che tocca zero contagi si prepara a ripartenza sorvegliata: i 21 parametri chiave

Tesei: «Buon segnale». I positivi rimangono 1.394. Per monitoraggio e tracciamento serviranno almeno 90 persone

Un uomo lungo una strada di Perugi (©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Per l’Umbria così come per il resto d’Italia lunedì, giorno prima della fase 2, segnerà l’avvio di una ripartenza sorvegliata e strettamente monitorata. Alla vigilia però arriva un dato particolarmente importante: «Oggi – come ha spiegato la Regione nel bollettino giornaliero – in Umbria si registra lo “zero” contagi sul totale dei tamponi effettuati». Solo un’altra giornata, quando l’unica persona positiva proveniva da fuori regione, è stata considerata nelle scorse settimane vicina al ‘contagio zero’. «Un bel segnale e un punto di partenza, non di arrivo» commenta con l’Ansa la presidente Donatella Tesei che invita a tenere la guardia alta.

LA MAPPA COMUNE PER COMUNE

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Il bollettino Questi i dati al momento disponibili e aggiornati alle 8 di domenica: complessivamente 1.394 persone in Umbria (dato invariato) sono risultate positive al virus Covid-19, mentre gli attualmente positivi sono 236 (- 21). I guariti sono 1090 (+ 21) e risultano 53 clinicamente guariti(- 8); altro dato importante è quello che riguarda i deceduti che rimangono 68. Dei 1.394 pazienti positivi attualmente sono ricoverati in 71 (-2); di questi 13 (dato invariato) sono in terapia intensiva. Le persone in isolamento domiciliare sono 790 (-41) e, sempre alla stessa data, risultano 16.100 persone uscite dall’isolamento (+249). Nel complesso, entro le 8 di domenica, sono stati effettuati 38.823 tamponi (+751).

LE REGOLE: GUIDA ALLA FASE 2

LA NUOVA AUTOCERTIFICAZIONE

Monitoraggio Da lunedì, con l’allentamento delle misure, partirà anche una fase di monitoraggio dall’andamento della quale si potrà capire se, dal 18, in Umbria come nelle altre regioni meno colpite potranno esserci riaperture differenziate. La Regione, da parte sua, ha proposto un calendario ma sulla base di quanto spiegato dal governo sarà difficile ottenere qualcosa prima del 18. Domenica il ministro della Sanità Roberto Speranza ha sostenuto che «prevale in me un sentimento di grande preoccupazione perché siamo ancora dentro la crisi, vorrei che non passasse il messaggio che è tutto finito e che da domani ripartiamo come se il virus non ci fosse mai stato. Purtroppo l’epidemia è ancora in corso anche se si sta in qualche modo riducendo, ma guai a pensare che è finito tutto». Speranza si è appellato ai cittadini («la responsabilità individuale è fondamentale») e ha assicurato che nel decreto in arrivo ci sarà un «investimento straordinario molto significativo in termini economici sul rafforzamento della rete di assistenza territoriale e sui Covid Hospital».

IL PIANO DI RIAPERTURE DELLA REGIONE

IL GRAFICO: L’ANDAMENTO GIORNO PER GIORNO

Parametri Al di là dei piani delle singole Regioni, da qui ai prossimi giorni i parametri da tenere a mente sono 21 e sono quelli contenuti nel decreto firmato giovedì da Speranza. Il primo gruppo di indicatori riguarda la capacità di monitoraggio, dal numero di casi sintomatici (compresa la «storia di ricovero in ospedale») alle checklist somministrate a tutte le strutture residenziali, comprese eventualmente quelle in cui è stata registrata qualche criticità. Nel secondo gruppo ci sono gli indicatori «sulla capacità di accertamento diagnostico, di indagine e di gestione dei contatti»; in particolare si parla della percentuale di tamponi positivi, del tempo trascorso tra l’inizio dei sintomi, la diagnosi e l’isolamento, del numero e del tipo di di figure professionali dedicate al tracciamento dei contatti, al prelievo e all’invio ai laboratori e al monitoraggio e, infine, del numero di casi confermati per cui sia stata effettuata una indagine epidemiologica con ricerca dei contatti e nuovi casi confermati.

RIAPRONO I CIMITERI: LE REGOLE

Almeno 90 persone Le figure chiave sono quelle dedicate alla ricerca e alla gestione dei contatti: il Ministero parla di operatori sanitari ma anche di personale amministrativo e, «ove possibile», altro «già presente nell’ambito dei servizi veterinari dei dipartimenti di prevenzione, da coinvolgere secondo le esigenze locali». Sulla base delle stime per garantire un lavoro ottimale andranno messe a disposizione non meno di una persona ogni 10 mila abitanti «includendo le attività di indagine epidemiologica, il tracciamento dei contatti, il monitoraggio dei quarantenati, l’esecuzione dei tamponi preferibilmente da eseguirsi in strutture centralizzate (drive in o simili)». Tradotto, in Umbria serviranno almeno 90 persone.

La classificazione Il terzo gruppo comprende gli «indicatori di risultato relativi a stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari». Nella lista ci sono il numero di casi riportato alla Protezione civile, l’indice di riproduzione Rt, i nuovi focolai di trasmissione, casi non associati a catene di trasmissione già note, il numero di persone che si sono presentate in pronto soccorso con sintomi compatibili con quelli del Covid-19, il tasso di occupazione di posti letto, in terapia intensiva e non solo. Per ognuno di questi indicatori il Ministero ha fissato un livello di «soglia» e uno di «allerta»: ad esempio per l’indice Rt il campanello suonerà se salirà sopra a 1, mentre per quanto riguarda i pronto soccorso se gli accessi aumenteranno del 50%. Posto che un aumento dei casi è atteso, esso dovrà essere «limitato nel numero di casi nel tempo e nello spazio». Settimanalmente, la cabina di regia stilerà una classificazione aggiornata del rischio per ogni regione.

Twitter @DanieleBovi

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