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lunedì 6 febbraio - Aggiornato alle 07:06

Contagi Covid esponenziali in Umbria, Cts sospetta Omicron: «Eventi troppo pericolosi, a Natale rischiamo di farci male»

Cosa i membri del comitato Scientifico hanno riferito alla cabina di regia dell’emergenza

Foto archivio generica riunione in Regione

di Maurizio Troccoli

All’appuntamento di lunedì sera, tra scienziati e dirigenza sanitaria in Umbria, non sono stati usati mezzi termini: stando ai numeri, non possiamo permetterci feste natalizie con assembramenti. Se non fosse chiaro, l’hanno spiegato così: quello che è successo in Inghilterra e in Germania, ora sta accadendo qui. Lo apprende Umbria 24 da chi era presente. E, per di più, c’è un serio sospetto di presenza della variante Omicron. Non lo spiegherebbe soltanto l’impennata degli ultimi giorni che ha portato, in brevissimo tempo, e nonostante la copertura vaccinale dell’ 87%, da 50 a 500 contagi, per una incidenza che è passata da 216 a 206, ogni 100 mila, fatto che sarebbe associabile soltanto a una variante (secondo gli esperti), ma lo spiegherebbero anche alcuni risultati che arrivano dai tamponi molecolari. Chiariamo: i sequenziamenti sono stati avviati e, quelli, consentiranno di avere elementi certi sulla presenza di varianti. Ma chi osserva migliaia di tamponi al giorno, ha affinato la capacità di osservazione, e le presenze di alcune molecole significano alta probabilità di variante. Quello che è stato osservato in questi giorni anche a Perugia.

Cosa fare Insomma i componenti del Comitato tecnico scientifico, alla Cabina di regia dell’emergenza, hanno fatto capire che i numeri sconsigliano vivamente un Natale come lo vorremmo intendere. Cioè con appuntamenti che prevedano molte persone, come alcuni di quelli previsti, i grandi eventi culturali regionali. Lo raccontano alcuni dei presenti: «Abbiamo provato a spiegare – dicono – che in certi appuntamenti non si assiste semplicemente a uno spettacolo, ma si fanno aperitivi, si ci intrattiene a chiacchierare eccetera. Ora in appuntamenti che richiamano 500 persone al chiuso, basterebbero 20 contatti che imporrebbero 10 mila telefonate per il contact tracing, chi le fa?» Ora sul tracciamento, va detto, che «ormai è saltato – come spiega un altro esperto –, sono stati ridotti gli operatori, in tutta Italia e, in maniera più significativa, in Umbria. Tuttavia rispetto a infezioni i cui sintomi si evidenziano in ritardo, a vaccinati con doppia dose con sintomatologia bassa che neppure si fanno il tampone e quindi con un gran numero di asintomatici, lo strumento del tracciamento non può essere inteso come l’arma principale. E’ valso più quando si è dovuto bloccare il contagio nelle scuole o in famiglia, o quando si è voluto intervenire in tempo per potere somministrare monoclonali o farmaci strettamente legati alla tempestività.

Scuole e ospedali «Nelle scuole, tra l’altro, si è in attesa, in questa fase, del terzo studente contagiato per la quarantena a tutti, ma con una velocità di contagio come quella attuale – parla ancora uno degli esperti – attendere il risultato sul terzo contagiato, significa accettare che ce ne siano molti di più. Andrebbe invece mandata in quarantena tutta la classe al primo contagio e rifare il tampone a tutti dopo 5 giorni per farli rientrare». Sempre all’incontro tra esperti e dirigenza sanitaria, è stato fatto notare come anche all’interno delle scuole la curva sia salita: siamo a 260 classi tra quarantene e attenzionate. Per quanto il sistema ospedaliero sembra tenere, anche qui, c’è un’impennata di un più 20%, passando nei reparti covid da una cinquantina di posti al 6 dicembre a 65 oggi. Si può immaginare cosa può accadere, se il periodo natalizio non sarà concepito come un freno ai contatti ma come una accelerazione.  «E si tenga conto – è stato ancora detto – che nei reparti covid, ci sono molti pazienti con la testa dentro il pallone dell’ossigeno, come una sorta di sub intensiva, non pensiamo che essere ricoverati lì, significhi stare bene».

Bloccare eventi di massa Il Cts alla cabina di regia ha chiesto espressamente di bloccare gli eventi di massa del periodo natalizio. Si è fatto carico di questa proposta affermando che le sole mascherine, anche all’aperto, in una fase come questa, non sono sufficienti a bloccare il contagio. C’è chi ha persino affermato che non si è troppo fiduciosi nella capacità di bloccarlo in questa fase. Inoltre ha chiesto di spingere il più possibile su terze dosi e prime dosi: «Con questa circolazione del virus, che ha cambiato in modo improvviso il quadro epidemiologico – spiega chi parla a Umbria 24 dopo la riunione – è alto il rischio che finisca nell’infezione chi ha solo due dosi e chi non ne ha nessuna, come sta avvenendo tra i ragazzini. Tra l’altro il contagio sta circolando in maniera omogenea in tutti i principali centri urbani dell’Umbria». Gli scenari quindi? Si è pronti a scommettere su un ulteriore aumento del contagio che si prolungherà sul mese di gennaio.

Scenari Se limitiamo i contatti tra le persone in maniera drastica, (non abbassare l’attenzione sui controlli al green pass e mascherine, come sta avvenendo anche in diversi locali pubblici che, temono il lockdown), anche con grandi appuntamenti, potremmo avere un ridotto impatto sugli ospedali. Nonostante l’aumento del contagio che è inevitabile se i sequenziamenti, entro la settimana, dovessero confermare la variante Omicron. E questo, tenuto altresì conto del fatto che la Omicron sfugge, in parte, ai vaccini ma determinerebbe una sintomatologia meno grave. Se invece non saremo così bravi a limitare la circolazione, o fortunati con la variante, potremmo avere un nuovo impatto sul sistema ospedaliero.

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