di Elle Biscarini

Dopo la Consulta per la famiglia, le critiche di unilateralismo e scarso conivolgimento delle realtà del territorio investono anche la Consulta dei giovani. Sono le associazioni membre della stessa a sollevare la questione: «Nessun confronto sulle politiche giovanili, solo un evento al quale serviva pubblico».

Consulta giovanile La Consulta regionale dei giovani, istituita dall’art. 24 della legge regionale 1/2016, avrebbe il ruolo di rivolgere proposte alle istituzioni regionali sulle tematiche giovanili. Per fare questo, da regolamento si dovrebbe riunire ogni sei mesi. Inoltre, la Consulta ha il compito fondamentale di rendere parere obbligatorio alla Giunta sul Piano regionale per le politiche giovanili, previsto dalla stessa legge. «In un percorso di co-programmazione – dicono le associazioni – sul tema delle politiche giovanili ci si aspetterebbe che la Consulta svolga un ruolo da protagonista». Ma secondo Omphalos Lgbti, Sinistra universitaria – Udu Perugia, Altrascuola – Rete degli studenti medi Umbria, Giovani democratici Umbria, Anlaids Umbria, Anpi, e Arci comitato provinciale di Perugia, così non è stato.

Prima seduta Nella giornata di mercoledì 27 settembre, le associazioni della Consulta hanno partecipato all’evento “L’Umbria per i giovani: mobilitare, collegare, responsabilizzare”. L’occasione della convocazione era l’avvio del percorso di co-programmazione del II Piano triennale regionale per le politiche giovanili. Una procedura di amministrazione condivisa, che la Regione da mesi ha annunciato di voler intraprendere per arrivare alla definizione del nuovo Piano triennale. Di base, si tratta di coinvolgere attivamente tutti i soggetti interessati, stakeholders e destinatari delle politiche pubbliche nella predisposizione delle stesse.

Meri spettatori Tuttavia, i membri della Consulta, in questa iniziativa avrebbero rivestito il ruolo di meri spettatori. «Nulla a che vedere – dicono in una nota stampa – con lo sbandierato momento di confronto e networking “tra Istituzioni, enti pubblici, terzo settore e Consulta regionale dei giovani” in materia di politiche giovanili. Soltanto un evento al quale serviva pubblico». I rappresentanti avrebbero «assistito ad un susseguirsi di interventi da parte di politici e tecnici della Regione. Non è però previsto, almeno fino a questo momento, nessun coinvolgimento reale e significativo delle realtà giovanili del nostro territorio».

Prossimi step Il percorso, ad oggi, prevede solo due altri appuntamenti nelle prossime due settimane. Il primo di ascolto il 3 ottobre e il secondo di sintesi il 9 ottobre. «Al di là dell’evento di lancio – spiegano le associazioni – quello che ci preoccupa è il percorso. Non è possibile che una co-programmazione si svolga nello spazio di soli 15 giorni e di soli due incontri, le cui modalità oltretutto sono per ora vaghe e generiche e in cui l’unico barlume di partecipazione è ridotto a 4 ore di “ascolto dei territori”. Vediamo il concreto rischio che tutto ciò si riduca a una mera passerella».

La critica «Come associazioni componenti della Consulta – continuano i rappresentanti – intendiamo esprimere il nostro forte rammarico per il trattamento che la Regione Umbria sta riservando nei confronti di questo organo. Nonostante gli alti intenti e i roboanti annunci con cui questa è stata ricostituita ormai più di un anno fa, la Giunta non ha più convocato l’organo». Viste le premesse, i rappresentanti si dichiarano «preoccupati che i successivi appuntamenti di co-programmazione altro non siano che l’ennesimo specchietto per le allodole. Sembra non esistere, in definitiva, alcuna intenzione da parte della giunta Tesei di rendere i giovani e le loro associazioni veramente protagonisti dei processi decisionali che li riguardano».

Le richieste Alla luce dei fatti, le associazioni chiedono «chiarimenti sulle precise modalità e tempistiche di svolgimento del percorso di co-programmazione». Chiedono, inoltre, che la Consulta sia «rapidamente convocata dall’assessore competente, per poter esercitare un ruolo diretto e attivo di rappresentanza degli interessi e dei bisogni dei giovani che rappresentiamo. Tanto più nel momento in cui occorre scrivere il piano delle politiche giovanili dei prossimi tre anni.»