Il Consorzio di bonifica Tevere-Nera ha ultimato la realizzazione di un maxi impianto fotovoltaico nel Comune di Graffignano (Viterbo) e il consigliere d’amministrazione in quota abolizionisti, Leo Venturi, scrive una lettera aperta al sindaco Leopoldo Di Girolamo per contestare il protocollo recentemente siglato col Comune di Terni e denuncia l’aumento degli emolumenti per il board del Consorzio. Ma andiamo con ordine.
Maxi impianto fotovoltaico nel Viterberse Recentemente l’ente guidato dal presidente Massimo Manni ha concluso un investimento da 420 mila nella provincia di Viterbo ma in territorio ricadente nel comprensorio d’irrigazione del Tevere. In particolare su un terreno demaniale sono stati installati 760 impianti fotovoltaici da 250 watt ciascuno per un impianto capace di produrre 230 mila chilowatt annui. Attualmente è in fase di perfezionamento la connessione dell’impianto alla rete elettrica, che si prevede possa completarsi entro due mesi al fine di avviare la produzione: «È una realizzazione importante – afferma Manni – che premia la progettualità del Consorzio nella continua ricerca e sviluppo di impianti sostenibili per il risparmio energetico».
L’attacco del consigliere Venturi Come si diceva nelle ultime ore è tornato alla carica il consigliere Venturi. Con una lettera aperta al sindaco Di Girolamo, l’esponente entrato nel board nelle ultime elezioni ha contestato l’intesa di programma recentemente siglata da Comune e Consorzio: «Un documento che contiene solo aria fritta con interventi ancora da definire per l’insignificante cifra di 23 mila euro». Venturi chiede da tempo l’abolizione della Bonifica e della tassa che i proprietari di beni immobili pagano: «Si tratta di un’iniquità che attraverso 52.900 vale oltre 2 milioni di euro che escono dalle tasche degli associati di Terni e Narni, mentre da Perugia fino a Gubbio la tassa non la pagano più». Le bordate di Venturi arrivano sulla spesa del Consorzio: «Solo per le spese legali negli ultimi cinque anni sono usciti dalla casse 82o mila euro, mentre per un solo ricorso al Tar si sono sborsati 14 mila euro, ossia molto di più di quanto il Consorzio ha stanziato per Terni nel protocollo. Non solo. Gli emolumenti sono aumentati del 30% rispetto allo scorso anno quanto c’erano più consiglieri».
