L'assessore Francesco Calabrese (foto U24)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Molte centinaia di famiglie perugine possono sperare di riavere i soldi ingiustamente versati per i famigerati conguagli delle aree Peep. Con una sentenza datata tre ottobre infatti il tribunale di Perugia ha condannato palazzo dei Priori a restituire per tre casi complessivamente oltre 12 mila euro. Tutti soldi relativi ai conguagli delle aree di edilizia popolare che erano già stati pagati. «La sentenza – ha spiegato venerdì nel corso di una conferenza stampa l’avvocato Francesco Calabrese, per molti anni consigliere comunale di Perugia e difensore insieme al fratello delle tre famiglie – è esecutiva. Ora si aprono nuove prospettive». La storia, complessa e travagliata, inizia molti anni fa e riguarda numerose aree della città e forse migliaia di persone: «Mezza Perugia – ha detto Calabrese – è fatta di aree Peep».

IL TESTO DELLA SENTENZA

La storia Nei decenni scorsi in molti quartieri (da Ponte Felcino a Casaglia come da San Sisto a Ponte della Pietra) sono sorti palazzi destinati all’edilizia popolare ma in tanti casi, a partire dal 2003, il Comune spedisce anche dopo vent’anni lettere con le quali chiede cifre consistenti (da uno a diecimila euro) relative alle opere di urbanizzazione e al valore dell’area. Perché pagare dopo tanti anni qualcosa che, secondo molti, avrebbero dovuto pagare le cooperative che hanno costruito e che ora, in molti casi, sono estinte e non esistono più? Le ingiunzioni comunali nel corso degli anni sono state impugnate e arrivano sentenze, anche contraddittorie: in primo grado infatti il tribunale di Perugia respinge una richiesta di pagamento del Comune, poi la sentenza di appello rovescia il verdetto: a pagare devono essere gli inquilini, per definizione non certo abbienti. Ora in ballo c’è un ricorso in Cassazione, che con tutta probabilità si esprimerà nel giro di due anni e tutto è fermo in attesa di quel giudizio.

La sentenza Alcuni di quelli che però hanno pagato decidono di dare battaglia come le tre famiglie di Ripa che, in un primo momento, avevano chiesto la rateizzazione in 24 mesi di una cifra che supera i 6 mila euro ognuna. Due anni fa però presentano ricorso e la sentenza, come detto, è arrivata il 3 ottobre e dà loro ragione: al termine di sette pagine infatti il giudice Paola de Lisio dichiara «infondata la pretesa creditoria del Comune, con conseguente accoglimento della domanda di ripetizione di quanto indebitamente versato». E ora nella cassetta della posta di palazzo dei Priori potrebbero arrivare migliaia di richieste di rimborso, trasformando quello che il Comune pensava fosse un credito in un debito. Una partita potenzialmente pesante per le casse di palazzo dei Priori. A tutti coloro che hanno pagato Calabrese lancia un invito: «Inviate – ha detto – con una raccomandata o depositandola all’ufficio protocollo la richiesta di rimborso entro la fine dell’anno. La vicenda ha avuto inizio nel 2003 e i tempi di prescrizione sono di dieci anni».

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