di Maurizio Troccoli
Una votazione invece che due nel primo giorno di Conclave. E, soprattutto, circa due ore di ritardo l’arrivo della fumata, che è stata nera. Inoltre l’ingresso di tutti e 133 i cardinali, contrariamente a quanto era stato preannunciato, ovvero che almeno uno, se non due, avrebbero votato dalle stanze di Santa Marta. L’inizio del Conclave è stato fitto di aspetti inattesi.
«IL CONCLAVE»: ASCOLTA IL PODCAST DI UMBRIA24
Non riuscendo tuttavia a sapere con certezza cosa li abbia determinati, Umbria24 come chiunque altro non può che formulare delle ipotesi. Tuttavia basate anche su alcune fonti vicine al conclave le cui ‘mezze cose dette’ o comunque non smentite, in una condizione simile di assoluta segretezza, valgono non poco. Partiamo dall’ultima, quella dei cardinali, tutti e 133 in Sistina. E’ il segno che alla fine le condizioni di salute dei due che sembravano non reggerne la fatica, sarebbero migliorate nelle ultime ore, per cui hanno deciso di partecipare fisicamente. Tuttavia qualora nelle prossime ore o nei prossimi giorni dovessero essere in difficoltà è tutto predisposto affinché possano votare dalla camera. Vale a dire ci sono i medici che possono entrare in contatto con loro, persino i confessori e gli addetti alla consegna delle loro schede per la votazione.
Le altre due ‘sorprese’, ovvero una votazione piuttosto che due e il ritardo della fumata sono, come è facile immaginare, sono strettamente connesse. Innanzitutto la meditazione del cardinale Raniero Cantalamessa si è protratta a lungo. Chi ha visto le immagini dell’ingresso dei cardinali in cappella Sistina per l’inizio del Conclave, avrà notato che in occasione dell’extra omnes, quando l’arcivescovo Diego Giovanni Ravelli, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, dall’altare ha raggiunto il portone per chiuderlo, alla sua destra era rimasto, da solo, un frate cappuccino. Ecco, lui è Raniero Cantalamessa, quello che ha accompagnato le riflessioni dei cardinali con una meditazione sull’elezione del successore di Pietro che si è protratta oltre i tempi previsti. Pare sia durata circa 45 minuti. Un tempo che può essere calcolato poiché Cantalamessa, essendo 90enne non può partecipare alle votazioni (riservata ai cardinali under 80) quindi è dovuto uscire.
Ma a incidere maggiormente sui tempi lunghi – la fumata nera era attesa intorno alle 19, ed è arrivata dopo le 21 – sono stati due fattori: il gran numero di cardinali, 133, mai tanti come questa volta, e le troppe lingue in Sistina (71 i paesi rappresentati), nessun interprete, contrariamente a quanto accaduto durante le congregazioni generali quando a ciascuno è stato garantito un interprete in simultanea, e nessuna possibilità di applicare dispositivi elettronici per le traduzioni. A questa condizione di difficoltà oggettiva si aggiunga l’età. E, a questa, la rigidità del contesto, con posti assegnati non con il criterio della prossimità linguistica. Quindi le difficoltà a muoversi dal proprio posto magari per raggiungere un altro cardinale che possa aiutare alla comprensione di una fase o di un testo. In effetti, va compreso, che non c’è una lingua in conclave. Quella italiana non è parlata da tutti i cardinali. Il fatto che questi facciano frequenti viaggi in Vaticano non significa che abbiano appreso l’italiano, soprattutto quelli che vengono da più lontano o sono di più recente nomina e anche più giovani rispetto ai cardinali che hanno anni di frequentazioni con Roma.
Specularmente gli italiani non hanno molta dimestichezza con l’inglese, soprattutto se anziani. Infine c’è la questione del superamento della lingua latina. Quella legata alla liturgia che una volta era praticata in tutte le chiese del mondo ma che dal concilio è stata progressivamente dismessa, tranne che per alcuni riti e sette. Tradotto: non tutti i cardinali parlano o capiscono il latino, quindi non è di aiuto in Sistina. C’è però una consuetudine legata alla lingua francese. Sembra che in diversi, tra gli attempati cardinali, la conoscano per quel che può essere di aiuto, e probabilmente questa sta dando man forte. Insomma le difficoltà legate alla comprensione delle fasi delle votazioni, che potrebbe essere stata aiutata al massimo da un vocabolario cartaceo – ma chissà se qualcuno ne ha chiesto la possibilità di introdurlo in Sistina – ha determinato tempi più lunghi. Contrariamente quindi a quanto invece è stato ipotizzato nella serata di mercoledì, quando in tanti prefiguravano la possibilità di una immediata fumata bianca e l’avvenuta elezione del nuovo Pontefice motivando così i ritardi dei segnali di fumo.
