di Chia.Fa. e Mau.Troc.
Ci sono anche quattro umbri, tra cui un antiquario di Orvieto, nell’organizzazione criminale sgominata dai carabinieri nell’ambito dell’operazione Silver and Gold che ha portato all’arresto di 15 persone, tra cui quattro orvietani uno dei quali avrebbe un ruolo di spicco nel sodalizio, e all’esecuzione di 24 perquisizioni, cinque delle quali in Umbria.
Riciclavano 10 tonnellate d’argento l’anno I militari del maggiore Giovanni Rizzo, comandante del reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri di Viterbo, hanno smantellato una presunta associazione a delinquere capace di reperire sul mercato nero, ripulire e piazzare su quello legale circa 10 tonnellate di argento l’anno, più alcune decine di chilogrammi di oro, per un giro di affari stimato in 4 milioni di euro.
Quindici arresti, 4 in Umbria L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Fabrizio Tucci, si protrae da oltre un anno e dalla Tuscia si è estesa in tutto il Centro Italia, raggiungendo Orvieto, Arezzo Roma e Caserta. Il blitz dei carabinieri è scattato all’alba dopo che il gip di Viterbo Franca Marinelli ha firmato le 15 ordinanze di custodia cautelare, di cui 10 in carcere e 5 ai domiciliari, degli umbri tre sono già in cella, mentre il quarto è ristretto nella propria abitazione. Nelle province coinvolte sono entrati in azione circa 200 uomini, 40 mezzi e un elicottero che ha fornito copertura aerea all’operazione.
Furti in abitazione Per i militari quella sgominata è una vera e propria organizzazione di cercatori di metalli preziosi, cioè di soggetti che avevano il proprio core business nel reperimento sul mercato nero di oro e argento, spesso provento di furti in abitazione consumati su tutto il territorio nazionale. Tra gli arrestati figurano soprattutto italiani in rapporti strettissimi con cittadini di nazionalità asiatica o di etnia rom. Alla luce è quindi venuta una filiera della compravendita illegale di oggetti in oro e argento, alla base i ladri abituati, dopo i furti in abitazione, a passare la refurtiva ai cosiddetti raccoglitori di Roma che a loro volta la giravano agli arrestati.
Filiera da 4 milioni di euro Con un meccanismo ben oliato tonnellate di metalli preziosi venivano trasferiti a una società di comodo che provvedeva a regolarizzare la refurtiva con falsa documentazione, dopodiché tutto veniva spedito per la fusione ad Arezzo, a un’azienda del polo orafo la cui posizione è al vaglio degli inquirenti. L’ultimo step del ciclo prevedeva la trasformazione dei preziosi in lingotti che poi venivano regolarmente immessi sul mercato. Le accuse a vario titolo vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione e al riciclaggio di argenteria e lavorati in oro fino al commercio in oro senza autorizzazione ed alla falsità in dichiarazioni fiscali.
Oggetti da riconoscere I carabinieri nel corso del 2014 avevano già sottoposto 6 persone a fermi di polizia giudiziaria, sequestrando e quindi recuperando circa 450 chilogrammi di preziosi in argento e di un chilo e mezzo di oro. Beni, questi, che sono stati pazientemente fotografati, repertati e immessi nel sito istituzionale dell’Arma, sezione oggetti rinvenuti. Numerosi i cittadini che hanno riconosciuto oggetti di proprietà sottratti durante furti e che hanno quindi potuto riappropriarsi dei valori.
