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giovedì 19 maggio - Aggiornato alle 07:31

Comitato invalidi e lavoro in piazza: «Per noi impossibile sperare in un futuro»

Giovedì pomeriggio la manifestazione sotto Palazzo Spada, opposizione con i manifestanti: «Vogliamo al più presto la calendarizzazione»

Si è svolta giovedì pomeriggio davanti  Palazzo Spada la manifestazione del comitato spontaneo ‘Invalidi e Lavoro Terni’, per il diritto all’occupazione per le persone invalide. Si è trattato di una protesta di cittadini disabili e disoccupati che attendono risposte e che fanno i conti «con una realtà cittadina desolante». Il prossimo presidio sotto la Prefettura di Terni. Intanto i gruppi di opposizione si schierano con i manifestanti e chiedono al più presto la calendarizzazione in seconda commissione per fare chiarezza e dare risposte ai lavoratori.

Comitato invalidi e lavoro «Purtroppo negli ultimi tempi il dibattito intorno al diritto al lavoro per le persone invalide e sull’applicazione della legge 68 sta ristagnando e solo in pochissimi a livello politico hanno detto qualcosa – riecheggia in piazza la voce di Corrado Montecaggi, rappresentate del comitato – . Per questo abbiamo chiesto l’attenzione necessaria. Ci rendiamo conto benissimo che le problematiche del lavoro riguardano anche i giovani, le donne e tanti altri cittadini, ma per noi è diventato impossibile anche solo sperare nel futuro». Presente una rappresentanza del Partito democratico di Terni, che fa seguito a quanto aveva dichiarato nei giorni scorsi il capogruppo Dem in consiglio comunale, Francesco Filipponi, rispetto all’impegno di tramutare in un atto di impegno le richieste dei cittadini.

Chiarezza e futuro  Alla manifestazione anche Stefano Morlupo che nei giorni scorsi si era recato in diverse città umbre con volantini e striscioni per sostenere la sua causa e quella degli altri disabili che «non vengono ascoltati da nessuno». Focus sulla chiarezza dell’amministrazione, sulla possibilità di avere un impiego e un futuro: «Sappiamo di cinque nuove assunzioni in comune – racconta a Umbria24 Stefano Morlupo – , noi aspettiamo da anni e anni di avere un impiego, come mai il posto non lo ha ottenuto nemmeno uno di noi?».

Gruppi di opposizione «Come forze di minoranza chiediamo di calendarizzare al più presto in seconda commissione, un percorso di confronto rispetto le tematiche del lavoro e l’invalidità». Inizia la così la nota dei gruppi consiliari M5s, Pd, Senso Civico e Terni immagina che proseguono: «Troviamo abbastanza surreale che in questi mesi nonostante gli appelli ed i sit-in, nessuno si sia degnato di avviare ufficialmente iniziative di  ascolto verso quelle categorie che fanno riferimento alla legge 68. Come hanno sottolineato gli stessi comitati l’amministrazione comunale sta affidando servizi come quello di portineria a gestori privati, inoltre ormai la pratica dell’utilizzo delle agenzie interinali sta diventando abituale. Tutto questo senza porsi la questione che alcuni tipi di attività lavorative potrebbero essere compatibili con le esigenze delle categorie protette».

Soldi spesi male dalla regione Sempre i gruppi di minoranza ricordano come: «la regione Umbria invece di utilizzare i fondi nazionali per il potenziamento dei centri dell’impiego ha dato vita ad una vera e propria privatizzazione. Parliamo di circa 10 milioni di euro per il rafforzamento dei servizi pubblici per il sostegno a chi cerca lavoro. Questo grazie alla legge che istituiva il reddito di cittadinanza che ha previsto ingenti finanziamenti per rafforzare queste strutture. Con questi soldi sarebbe possibile assumere 111 nuove unità di personale e procedere a 18 stabilizzazioni oltre a potenziare le infrastrutture e i sistemi informativi dei Centri per l’Impiego».

Trasparenze e tutele I gruppi consiliari chiedono inoltre di «aumentare la trasparenza e promozione per le aste che riguardano gli altri enti pubblici partecipati da Comune e Regione per le posizioni lavorative compatibili con la legge 68. Sia per quanto riguarda la promozione delle stesse sia per quanto riguarda la composizione delle graduatorie e relativi parametri utilizzati». Per quanto riguarda le imprese private invece «riteniamo doveroso ascoltare gli enti preposti per avere contezza delle imprese che non rispettano le quote di assunzione previste nella legge 68, così da capire la dimensione del fenomeno e studiare soluzioni compatibili con il nostro ruolo e ambito di azione. Chi governa è tenuto a rendere conto delle proprie scelte e ascoltare, qualcuno invece pensa che la faccia vada messa solo quando c’è da tagliare un nastro o partecipare alle vittorie altrui».

 

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