©Fabrizio Troccoli

L’Università degli Studi di Perugia si colloca nella fascia 801–850 del QS World University Rankings 2026, confermando la sua presenza tra le università riconosciute a livello globale. La classifica, una delle più autorevoli a livello internazionale, valuta gli atenei sulla base di indicatori che combinano reputazione accademica e professionale, produzione scientifica, internazionalizzazione, occupabilità dei laureati e attenzione a impatto sociale e ambientale.

Secondo i dati ufficiali QS, l’ateneo perugino ha visto oscillazioni nel corso degli anni: nel 2012 si trovava nella fascia 601+, mantenendo posizioni medio-alte fino al 2022; nel 2024 ha registrato un miglioramento, entrando nella fascia 661–670, per poi tornare nella fascia 801–850 nel 2025 e confermandosi nello stesso gruppo nel 2026. Questo andamento riflette l’equilibrio complessivo degli indicatori considerati dalla classifica.

Il posizionamento 2026 evidenzia come, pur mantenendo una presenza stabile nel ranking, Perugia non abbia ancora raggiunto i livelli delle università italiane più quotate a livello internazionale. Fattori come reputazione globale, impatto scientifico e capacità di attrarre studenti e docenti stranieri giocano un ruolo centrale nella determinazione delle posizioni QS e influenzano la visibilità internazionale degli atenei.

Nel confronto con altri atenei italiani, il distacco è evidente: il Politecnico di Milano guida la graduatoria nazionale, seguito da Sapienza Università di Roma al 128° posto e dall’Università di Bologna al 138°. Seguono l’Università di Padova (233°), il Politecnico di Torino (242°), l’Università degli Studi di Milano (276°) e l’Università di Pisa (343°). Questi dati provengono dalla pubblicazione ufficiale QS 2026.

A livello globale, le prime posizioni del ranking restano occupate da istituzioni come il Massachusetts Institute of Technology, l’Imperial College London e Stanford, università che si distinguono per la combinazione di reputazione accademica, ricerca di altissimo impatto e internazionalizzazione. La metodologia prevede sei aree di valutazione principali, ognuna con un peso diverso nel punteggio complessivo: ricerca e scoperta (30% reputazione accademica; 20% citazioni per docente); Occupabilità dei laureati (15% reputazione presso i datori di lavoro; 5% esiti occupazionali); Esperienza di apprendimento (10% rapporto studenti/docenti); Impegno internazionale (5% docenti internazionali; 5% studenti internazionali; 5% rete di ricerca internazionale); Sostenibilità (5% attenzione a impatto sociale e ambientale dell’ateneo). Questi criteri tendono a valorizzare sia la reputazione accademica e professionale dell’università sia la capacità di attrarre studenti e docenti da fuori del proprio Paese, oltre alla qualità e all’impatto della ricerca.

La graduatoria 2026 include complessivamente 1.501 università classificate a livello mondiale, selezionate tra oltre 8.400 atenei monitorati da QS. Tra queste, 112 istituzioni sono entrate per la prima volta in classifica rispetto all’edizione precedente.

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