Un cartello per una Zona 30

«Lo sviluppo di politiche di mobilità che vedano al centro le persone e non le auto è nelle linee programmatiche che abbiamo votato in Consiglio comunale: si tratta di un impegno solenne in cui crediamo e che cercheremo di attuare». Con queste parole la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, ha chiuso il convegno “Città 30, città per le persone”, tenutosi venerdì al Teatro di figura umbro, in occasione dei dieci anni di attività dell’associazione Fiab Perugia Pedala.

Un cambiamento culturale Al centro dell’incontro, organizzato in occasione della Settimana europea della mobilità, l’idea che la riduzione dei limiti di velocità nelle aree urbane non sia una misura isolata, ma un tassello di un cambiamento culturale e infrastrutturale più ampio. Le Città 30 non si limitano a imporre il limite dei 30 km/h: puntano a restituire lo spazio pubblico a chi lo vive ogni giorno, con particolare attenzione alle categorie più vulnerabili – bambini, anziani, persone con disabilità. L’obiettivo è costruire città più sicure, vivibili, inclusive.

Un momento del convegno

Bologna A dimostrarlo sono le esperienze portate sul palco da chi ha già intrapreso questo percorso. Andrea Colombo, responsabile del progetto «Bologna Città 30», ha ribadito che «la Città 30 è molto più di un limite di velocità, è una questione di diritti di tutte e tutti: a percorrere le strade urbane senza il pericolo di essere uccisi o feriti, a respirare aria pulita, a godere di uno spazio pubblico distribuito in modo equo e democratico». I numeri confermano i risultati: a Bologna, nei primi sei mesi del 2025, i decessi sulle strade sono diminuiti del 33 per cento, gli incidenti gravi del 21 per cento e i feriti in generale di oltre l’11 per cento. In parallelo, il traffico veicolare si è ridotto dell’8 per cento e le emissioni di biossido d’azoto, uno dei principali indicatori dell’inquinamento da traffico, sono calate di un terzo.

Tanti esempi Nel corso del convegno è stato ricordato come anche all’estero le politiche delle Città 30 si stanno diffondendo rapidamente. A Londra, per esempio, l’obiettivo è arrivare entro la fine del 2025 ad avere la metà delle strade con il limite dei 30 km/h. A Valencia, durante il mandato dell’ex assessore Giuseppe Grezzi – anche lui presente all’incontro – il limite è stato applicato al 75 per cento delle strade cittadine e sono stati restituiti a pedoni e ciclisti ben 150mila metri quadrati di spazio pubblico.

A PERUGIA PROGETTO PER NOVE ZONE 30

In Italia In Italia, oltre a Bologna, si sono già mosse diverse città: da Lecce a Torino, passando per Olbia, Treviso e altre ancora. Anche Lodi ha intrapreso questo cammino, come ha spiegato in collegamento video l’assessore Stefano Caserini, illustrando la nascita di 22 nuove zone 30 nel territorio comunale. A Perugia, il Piano urbano per la mobilità sostenibile ha individuato l’area intorno a via Birago come primo quartiere da trasformare in Zona 30, con interventi pensati in particolare per migliorare la sicurezza di bambini e anziani, come hanno spiegato Marco Piazza e Matteo Lanfaloni. Altre Zone 30 poi sono in fase di progettazione in diverse zone della città.

Fiab Il presidente di Fiab Perugia Pedala, Paolo Festi, ha ricordato che «il modello delle Città 30 è quello che meglio può coniugare qualità della vita e sicurezza stradale. I quartieri si trasformano, diventando luoghi di socialità e non solo di transito». L’associazione ha annunciato che continuerà a lavorare con le istituzioni locali per promuovere sperimentazioni e interventi concreti.

Gli interventi Dal palco, anche le istituzioni umbre hanno espresso apertura. L’assessore alla Mobilità del Comune di Perugia, Pierluigi Vossi, ha ammesso che la città parte «dall’anno zero», ma ha riconosciuto che «c’è un problema di sicurezza delle persone più deboli sulla strada che non può essere eluso». Maurizio Zara, presidente di Legambiente Umbria, ha sottolineato che la sicurezza può essere una leva per allargare il coinvolgimento dei cittadini su questi temi. Francesco De Rebotti, assessore regionale con delega alla Mobilità, ha ricordato come l’Umbria sia una delle regioni italiane con il più alto tasso di motorizzazione, evidenziando l’urgenza di un cambio di rotta.

Un processo in corso A fare da cornice al convegno, l’idea condivisa che la trasformazione delle città non sia un obiettivo lontano, ma un processo già in corso. Come ha affermato Susanna Maggioni, vicepresidente di Fiab Italia, «occorre tornare ad avere città belle, vivibili e sicure, con una cittadinanza più felice, sana e rilassata. Non è un’utopia; in molte città è già realtà. Sono necessarie però visione, comunicazione e comunità».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.