di Maurizio Troccoli

Padre Enzo Fortunato dice addio ad Assisi. Lo fa con uno scritto sulla rivista che ha diretto, che da lui e i suoi collaboratori è stata salvata e rilanciata, per poi diventare una delle principali piattaforme di informazione più seguite sul web, oltre che macchina organizzativa di appuntamenti internazionali la cui qualità ha sorpreso giornalisti, personaggi noti e autorità di tutto il mondo. Una redazione, da lui creata ad Assisi e una capacità logistica, mai vista prima, come un grande dono al Santo povero, attraverso cui continuare a generare carità, fratellanza, pace nel mondo, aiuto concreto al prossimo. Altre poche parole, per dare spazio a quelle scritte di suo pugno e, per affermare, con convinzione, che i riflettori accesi su Assisi hanno significato, sostanzialmente questo: tante braccia protese a dare pane, speranza, bontà, per tutte le strade possibili, in tutte le maniere possibili e immaginabili. Quella centralità, che a padre Enzo è costata anche qualche critica o accusa di ‘eccesso di visibilità’, all’ombra della sobrietà francescana. Omettendo forse di dire, però che, mettere al centro Assisi, ha significato una scelta consapevolmente serafica: tenere vivo Francesco, il suo messaggio, la sua mano tesa, ogni giorno. Ovunque.

Umbria24 ringrazia padre Enzo per quanto compiuto insieme alla sua valida squadra di colleghi giornalisti e operatori della comunicazione della sala stampa del Sacro convento di Assisi. Incoraggia chi si appresta a sostituire padre Enzo nell’operoso compito di tenere San Francesco d’Assisi sotto l’attenzione del mondo, augurando che ciò possa continuare a compiersi, per il concreto bene di tanti. Fiduciosi che avvenga ancora, a lungo. Proponiamo di seguito il messaggio di Padre Enzo Fortunato.

di Padre Enzo Fortunato 

Cento anni fa iniziava il cammino della Rivista San Francesco. Ho avuto la gioia di accompagnare il giornale al centenario, un traguardo importantissimo. Se dovessi fare una sintesi del cammino vissuto direi: dal buio del terremoto alla luce della Fratelli tutti firmata sulla tomba di San Francesco.

Quando padre Vincenzo Coli mi affidò il mensile della Basilica, non avrei mai immaginato che sarebbe giunta questa meta. La situazione non era nelle migliori condizioni possibili, c’era la volontà di portare avanti ancora per un po’ la pubblicazione e poi, se non fossimo riusciti a risollevare le sorti, sarebbe stata sospesa. Ero una sorta di “liquidatore”.

Oggi la rivista raggiunge tutta l’Italia e parte del mondo. La tiratura è più che quadruplicata, la foliazione aumentata, tanti i collaboratori che scrivono. Il risultato più importante? Trasversalità. Le pagine del giornale parlano a tutti, che siano credenti o no, che siano laici o altro. Nel pieno rispetto del messaggio di Francesco, ogni mese la rivista raggiunge il sultano, l’operaio, il credente, il non credente, il lebbroso, l’ammalato, il povero, il politico, l’imprenditore, il semplice, il carcerato, il lupo, il Papa, il frate e l’emarginato, perché siamo “Fratelli Tutti”: homo homini frater e non homo homini lupus.

Se penso che all’inizio di questa avventura eravamo solo in due: un “vecchietto” e un fraticello intimorito… Ho avuto l’onore di ideare e coordinare questa straordinaria redazione per molti anni, incoraggiato dai miei Custodi: padre Coli, padre Berrettoni, Padre Piemontese e padre Gambetti, creato Cardinale a suggello del lavoro svolto durante il suo mandato. Un privilegio inestimabile che mi ha dato la forza di guardare avanti. Credo di aver condotto il ruolo che compete a un grande organo d’informazione mettendo al centro le storie di ognuno e consumando, come ci ha ricordato papa Francesco, le suole delle scarpe orgoglioso dei suoi valori e della sua storia e al servizio degli altri. Il giornale si è distinto in questi anni per aver promosso un tavolo costante di confronto fra idee diverse, salvo dire quando era necessario, la propria. Errori, sicuramente ce ne sono stati… probabilmente non pochi, ma la gioia dell’incontro ha permesso di vederci in modo diverso: da fratelli.

Tommaso da Celano scrive di Francesco che egli non era un uomo che pregava, ma un uomo fatto preghiera. Si potrebbe parafrasare questa affermazione densa di spiritualità affermando che Francesco non era un uomo che comunicava, ma un uomo fatto comunicazione, diventato “tutto lingua”. È con questo spirito che abbiamo voluto affrontare la bellezza della comunicazione alla luce dell’Assisiate condividendo ciò che si è e ciò che si ha.

Se fino a una ventina di anni fa il non facile rapporto tra Chiesa e modernità si rifletteva in modo significativo nell’atteggiamento “diffidente” nei confronti della comunicazione, questa ha assunto, di fronte al suo emergere, un significato nuovo.

Abbiamo cercato di trasmettere la dignità dell’uomo pensando e stando con i poveri, Con il Cuore è stato questo; abbiamo rilanciato il messaggio natalizio di pace, Il Concerto di Natale lo ha reso concreto; abbiamo messo in dialogo uomini e donne credenti e non, Il Cortile di Francesco li ha fatti riscoprire fraternità. Penso, inoltre, a due grandi documenti diventati bussola per molti uomini di buona volontà: Il Manifesto di Assisi, che appartiene ormai ai laici del nostro tempo; La carta di Assisi, prezioso decalogo per chi opera in questo difficile e affascinante mondo della comunicazione.

Già a partire da Giovanni XXIII grazie al suo “Discorso alla Luna” (1962) le comunicazioni di massa facevano il primo ingresso nella Chiesa. Perché dove c’è l’uomo c’è la Chiesa.

La luna mi ricorda la luce riflessa. Ritornano le parole di Elisabeth Kübler Ross: «Le persone sono come le vetrate. Scintillano e brillano quando c’è il sole, ma quando cala l’oscurità rivelano la loro bellezza solo se c’è una luce dentro».

Oggi vivo questo passaggio con una consapevolezza: non è importante pensare alle cose fatte, ma a quanto c’è da fare. Ecco perché andiamo avanti: il Signore ha progetti di bene.

Continuerò ad amare e servire la Chiesa e l’Ordine come il buon Dio mi indicherà. Mi ha sorpreso ieri e mi sorprende giorno dopo giorno. E’ il tempo di amare ciò che mi è chiesto come amo ciò che ho scelto sapendo che la bussola è Gesù, cuore della buona notizia.

Ringrazio fra Marco Moroni per l’invito a continuare a divulgare il messaggio evangelico e francescano con creatività e a stare accanto ai poveri con l’iniziativa solidale, Con il Cuore, ideata diciannove anni fa. Il grazie verso tutti diventa preghiera e compagnia per il prossimo viaggio. E a te fra Riccardo, a te fra Giulio buon cammino… e a voi cari ragazzi, prendendo a prestito alcune delle parole di don Carlo Gnocchi: arriveranno persone migliori di me… e spero vi amino come vi ho amato io.

Buon viaggio brave gente.

La sua redazione Il saluto della redazione della rivista di San Francesco: «Abbiamo incontrato e dialogato con mondi e realtà lontane. Abbiamo raccontato storie belle, edificanti, che riempiono il cuore. Abbiamo dato luce a vite nascoste, emarginate negli angoli più estremi della terra. Siamo entrati nel mondo del giornalismo, della comunicazione e del francescanesimo in punta di piedi con la consapevolezza di avere un compito e una “missione” importante: divulgare il messaggio di san Francesco. Abbiamo provato a farlo con spirito creativo e intraprendente. Padre Enzo, oggi sei chiamato a nuovi incarichi e siamo certi che anche lì saprai essere l’uomo e il frate che abbiamo conosciuto noi. Il nuovo anno è un nuovo inizio… per tutti. Il nostro augurio a fra Riccardo Giacon e fra Giulio Cesareo che ci guideranno in questa nuova avventura. Ci aspetta un grande lavoro. Noi siamo pronti ad intraprendere questo viaggio».

Presidente Tesei «Da parte di tutta la comunità umbra va il ringraziamento a padre Enzo Fortunato per il costante e generoso impegno che ha profuso in questi numerosi anni nei suoi ruoli di Portavoce della sala stampa del Sacro convento e direttore della rivista “San Francesco patrono d’Italia». È quanto ha affermato dalla presidente della Region, Donatella Tesei, in merito alla successione alla guida della pubblicazione e alla direzione della sala stampa del Sacro convento di Assisi. «Il suo prezioso e attento lavoro  ha determinato la crescita della rivista e ha contribuito alla diffusione del messaggio francescano basato sui valori di pace, di rispetto per il creato, di importanza del dialogo, di tutela dei più bisognosi. Sicuramente – ha concluso la presidente Tesei – padre Enzo affronterà al meglio i suoi futuri ruoli e impegni così come fatto sino a oggi. Allo stesso modo sono certa che padre Riccardo Giacon e padre Giulio Cesareo, che gli succedono, svolgeranno con dedizione la loro opera, continuando quanto fin qui fatto. A loro vanno le congratulazioni e l’augurio di un buon  lavoro».

Walter Verini Un messaggio è giunto anche dal parlamentare umbro Walter Verini: «Questa mattina ho telefonato a Padre Enzo Fortunato. Non solo da parlamentare, ma da cittadino umbro, sentivo il bisogno di ringraziarlo a voce per lo straordinario impegno di questi decenni al servizio del messaggio francescano. Pace e dialogo tra le religioni, i popoli e le culture; difesa della terra e rispetto della natura; attenzione a tutte le persone a partire dalle più fragili e indifese. Padre Fortunato è stato un vettore fondamentale, un comunicatore appassionato dei valori di Francesco, della vocazione universale di Assisi. Lo ha fatto con diversi Padri Custodi, alla guida della Rivista francescana, in tante occasioni in cui il Sacro Convento ha aperto la porta agli umili e ai grandi del mondo. E in tante occasioni nelle quali da Assisi sono risuonate le parole dei Pontefici. Fino a Papa Francesco, che nel nome e nel suo Pontificato, nella sua ‘Fratelli tutti ‘ testimonia quotidianamente l’insegnamento francescano. E mi piace ricordare il contributo dato alla ‘Carta di Assisi” che contiene riferimenti fondamentali per la libertà e la correttezza dell’informazione. A lui, nei nuovi impegni che sarà chiamato a svolgere i migliori auguri, come a Padre Riccardo Giacon e Padre Giulio Cesareo chiamati a succedergli».

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