Il corridoio della nuova struttura inaugurata mercoledì mattina (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Ai malati psichiatrici, ad alcune di quelle maschere di sofferenza, scolpite su volti capaci di mutare in un attimo in guizzi di vitalità e di sorrisi, è stata restituita la dignità. Dopo dieci anni di vergogna, di polemiche, di promesse mancate, mercoledì mattina è stato inaugurato a Perugia il nuovo reparto psichiatrico che segna la chiusura del «Repartino» di via Enrico dal Pozzo, ultimo retaggio di un’epoca  dove malati e lavoratori sono stati costretti a vivere e lavorare in un’ambiente fatiscente. La nuova struttura, diretta dal professor Roberto Quartesan e da Antonio dei Pascalis, si trova nell’ala sinistra dell’ospedale di Perugia e potrà contare su 820 metri quadrati, un giardino, sale per gli ospiti, spazi per i giochi 17 posti letto divisi, finalmente, in un reparto dedicato agli uomini e in uno dedicato alle donne.

La commozione della Marini «Sembra un residence» ha detto un emozionato Quinto Marchetti, rappresentante dei familiari dei pazienti che per anni si è battuto per una struttura in grado di restituire alle persone dignità e decoro. Un’emozione visibile in molti di quelli, compresa la presidente della Regione Catiuscia Marini, che hanno partecipato alla cerimonia per un’inaugurazione attesa e sentita. «Il vecchio immobile non rispondeva più a esigenze di funzionalità e decoro. Noi ci siamo messi – ha detto la presidente – in posizione di ascolto. Qui più che altrove la responsabilità della politica è consistita nel mettere, senza slogan, il paziente al centro della nostra azione. Prima ancora – dice la Marini riferendosi alle tante polemiche degli scorsi mesi sulla riorganizzazione del reparto – delle esigenze della struttura e degli operatori: se fossimo partiti da qui forse non avremmo raggiunto questi obiettivi».

I DIECI ANNI DI VERGOGNA DEL «REPARTINO»

Il taglio del nastro del nuovo reparto (Foto F.Troccoli)

La decennale lotta dei familiari «Abbiamo dato vita – spiega sempre la presidente – ad una rete regionale della salute mentale auspicando sempre più contaminazione tra università e servizi». Una rete che non dovrà dimenticare sacche di disagio come quella giovanile: «Dobbiamo fare di più e meglio – dice la Marini – per infanzia e adolescenza con azioni mirate e più determinate». I protagonisti di questa inaugurazione sono però loro, i pazienti e i loro familiari per i quali è terminato, come dice Marchetti, «un percorso molto duro lungo dieci anni. Questo reparto – continua – rappresenta un modello e credo che vada esportato perché è un’eccellenza». Accanto a questa nuova realtà dovranno però essere potenziati e replicati «i servizi su base territoriale – dice Marchetti  – e ambulatoriale».

Boccali: avvio di un percorso nuovo La presidente Marini e il sindaco di Perugia Boccali (protagonisti anche di un siparietto con tanto di partita a calcio balilla contro Orlandi e Legato) hanno spinto fortemente affinché fosse posta fine alla vergogna di via dal Pozzo : «Senza il loro impulso – ammette il dg dell’azienda ospedaliera di Perugia Walter Orlandi – forse non sarebbe stato tutto così veloce». I ritardi, enormi, sono stati ammessi dal sindaco che ha poi sottolineato come «quello di oggi sia l’avvio di un percorso nuovo. Questo è un momento importante – ha detto – ed è un’occasione di riflessione perché siamo in un luogo dove oltre alla professionalità serve il coinvolgimento emotivo. Il passo in avanti oggi è stato fatto ma la nostra attenzione sul tema è stata sempre altissima».

Partita a calcio balilla nel nuovo reparto (Foto F.Troccoli)

Legato: nessuna cessione o annessione Complessivamente per il completamento della nuova struttura sono stati investiti 250 mila euro mentre, come ricordato dal direttore della Asl2 Giuseppe Legato, in un bilancio che vale 600 milioni alla psichiatria viene destinato il 3,3%: «Non c’è – ha detto Legato – nessuna annessione o cessione di servizi. Quello inaugurato oggi è un nuovo modello gestionale che avvicina tre mondi come il territorio, l’azienda sanitaria e l’università. Il sindaco – ricorda con un sorriso Legato -, se non fossimo riusciti a completare il trasferimento aveva minacciato di cacciarci». «Al massimo – replica il sindaco – l’avrei consigliato alla presidente».

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