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giovedì 5 agosto - Aggiornato alle 22:28

Ceri a rischio nel marchio promozionale dell’Umbria, il mondo economico: «È ora di cambiare»

Mencaroni: «Non identifica le peculiarità regionali». Fittuccia: «Lasciamolo. ma facciamo nuovo brand». Continua la polemica politica

di Maurizio Troccoli

Il settore turistico e commerciale dell’Umbria vuole ripensare il brand Umbria. E, se questo significa anche ridisegnare il marchio promozionale del ‘bollino rosso con i tre ceri di Gubbio’ la sfida potrebbe essere colta. E’ quanto emerge, a sentire il parere di Simone Fittuccia, presidente di Federalberghi e di Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di commercio dell’Umbria.

GALLERY: ECCO DOVE VIENE USATO IL MARCHIO OMBRELLO
I TRE CERI DI GUBBIO A RISCHIO SUL MARCHIO UMBRIA PER TURISMO

Fittuccia Per il rappresentante degli albergatori umbri, il modello da prendere come riferimento è quello del Trentino. «Sono consapevole – dice – che lì esiste un sistema integrato dell’offerta turistica che in Umbria non è stato ancora realizzato. Tuttavia questa può essere l’occasione per metterci in cammino. L’Umbria – ha aggiunto – ha bisogno di una nuova politica di brand, capace di interpretare quanto di nuovo è accaduto e quello che questo nostro territorio esprime. Sul marchio dico che per quanto non ci rappresenti pienamente come territorio, essendosi tuttavia consolidato negli anni, potremmo anche valutare di lasciarlo. Ma non possiamo rinunciare a una nuova idea di brand, con un marchio promozionale parallelo che sia in grado di identificarci con maggiore immediatezza ed efficacia e creare nuove emozioni. Se il Trentino ha il verde, le attività di sport e di benessere, i paesaggi, anche noi ce l’abbiamo. Loro, tuttavia, hanno le montagne e noi no. Ma noi abbiamo i borghi e loro no. La natura, il sistema dell’accoglienza rivolto alle famiglie, i cammini, possono trovare un collante in grado di mettere insieme tutto, nell’enogastronomia. Dobbiamo essere in grado di compiere una operazione di comunicazione efficace, come è accaduto con l’ultimo spot ‘Mare verde dell’Umbria’ che, da quanto stiamo monitorando, sembra avere bucato ed essere risultato efficace. Noi possiamo immaginare delle ‘crociere’ in quella che è ‘l’isola verde dell’Italia’».

Mencaroni «Non abbiamo mai nascosto – dice Giorgio Mencaroni – che il marchio promozionale è difficilmente intellegibile. Noi umbri possiamo pure comprendere, e non tutti, i ceri. Ma per chi ci guarda da fuori l’immagine dei Ceri di Gubbio, non è immediatamente associabile all’Umbria. In ambito istituzionale non abbiamo nulla da contestare. Per quanto riguarda la  comunicazione del nostro territorio però abbiamo bisogno di più. Io – aggiunge – scherzando, in passato, ho anche detto che quel marchio sembra il ‘sigillo di Mao in ceralacca’. Voglio dire che i tempi impongono una comunicazione innovativa, non riesco a identificare, gli aspetti della natura, del benessere e delle altre peculiarità dell’Umbria in quell’immagine. Dobbiamo decidere, se noi siamo il Medioevo o gli etruschi, o siamo la natura, lo sport all’aperto o altro e individuare una immagine poliedrica. Non dobbiamo neppure correre il rischio che il nuovo brand sia riduttivo, perchè l’Umbria non è solo natura, non è solo i cammini o i santi. Mi rendo conto che l’impresa è complicata e non saprei neppure indicare una direzione. Dico finanche che qualora l’immagine nuova dovesse essere peggio della precedente dobbiamo avere l’umiltà di non abbracciare per forza la novità. Posso affermare che a me lo slogan ‘Il mare dell’Umbria’ non è dispiaciuto, come operazione di comunicazione. Il ‘Cuore verde’ – conclude è sicuramente uno dei più efficaci, ma non è detto che non se ne possano individuare di migliori».

Polemica Intanto sul versante politico, dopo che la Regione ha ritenuto di precisare che non si sta parlando del marchio istituzionale – come tra l’altro spiegato nell’anticipazione di Umbria24 – trovandosi al seguito anche la Lega che si è detta «sollevata» rispetto alla precisazione della Regione, nonostante non fosse stato ipotizzato da nessuno che fosse in discussione il simbolo istituzionale, il consigliere del Pd Michele Bettarelli, con un post su Facebook, scrive: «I tre ceri di Gubbio sono più di un marchio, sono un simbolo che rappresenta ormai l’Umbria nel mondo. Spero vivamente che la notizia data non corrisponda al vero e che non si voglia eliminare non solo un marchio riconoscibile e riconosciuto ma soprattutto un simbolo che rappresenta una parte importante dell’identità regionale». In diversi, sui social, tra contrari e favorevoli all’iniziativa di cambiamento del marchio promozionale, hanno auspicato una maggiore trasparenza. Come a dire: se i Ceri si vogliono lasciare solo nel simbolo istituzionale e toglierli dal marchio promozionale, allora perché non difendere questa decisione piuttosto che rifugiarsi dietro il ‘nessuno tocca il gonfalone’?

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