di Elle Biscarini
Ricerca su nanomateriali e biomateriali applicata all’industria che crei un sistema di competenze attrattivo per futuri investimenti sulla chimica verde. Questo il progetto “Vitality, ecosistema d’innovazione”, in collaborazione fra Umbria, Abruzzo e Marche. L’idea è quella di realizzare un centro di ricerca sui biomateriali a Terni e uno sui nanomateriali a Nocera Umbra, che possano rendere attrattiva la regione per nuovi insediamenti industriali che impieghino tecnologie e materiali green nella produzione. Tre regioni, dieci centri di ricerca coinvolti in totale, nove di atenei pubblici e uno privato, per un investimento complessivo macroregionale di circa 129 milioni di euro del Pnrr. A Terni e Nocera arriveranno complessivamente circa 31 milioni di euro in investimenti.
Biomateriali per l’economia circolare Il progetto è volto in parte a migliorare la ricerca sui biomateriali, ossia materiali che si interfaccino bene con la materia organica. Si pensa quindi alle bioplastiche compostabili prodotte dalla Novamont, azienda di Novara che ha già una sua sede a Terni e ha già aderito al progetto, per contribuire a togliere dalle discariche il rifiuto organico. Ma non è solo l’industria degli imballaggi di plastica a trovare la sua svolta green nel progetto di riqualificazione del polo chimico. «Le applicazioni sono innumerevoli, non solo bioplastiche, ma anche per quanto riguarda i materiali nel campo dell’agricoltura, o per il settore tessile – dice l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Michele Fioroni – molti prodotti derivano dal recupero di materiale di scarto, proprio in un’ottica di economia circolare».
Nanomateriali a Nocera Il secondo hub di ricerca aprirebbe a Nocera Umbra orientato allo sviluppo dei nanomateriali, microscopici ma dagli utilizzi infiniti. «Tra le aziende interessate al progetto c’è The Graphene Company, la quale ha inventato un metodo di esfoliazione della grafite rapido e a basso impatto ambientale» continua Fioroni. Anche qui, le applicazioni sono innumerevoli: l’aggiunta di grafene aumenterebbe le permorfance di prodotti come il vetro, il calcestruzzo, il bitume e l’accaio. Applicabile anche alla produzione di pneumatici, batterie per auto, vernici, elettronica, equipaggiamento sportivo e altro ancora.
Sbloccare la riqualificazione delle infrastrutture Circa 200 ricercatori coinvolti e migliaia di posti di lavoro in gioco, quindi, per la realizzazione della Silicon Valley umbra, dove ricerca e sviluppo incontrano la produzione industriale. «Il problema è che ci troviamo in un limbo, come le altre regioni del centro Italia – aggiunge Fioroni – l’Umbria è al momento molto attrattiva per le competenze, ma facciamo fatica a trovare risorse per riqualificare le vecchie infrastrutture. Da tempo ci interfacciamo con il Governo affinché si sblocchino i fondi. In quanto poli appartenenti a società private, lo Stato non può investire soldi pubblici senza che ci sia uno specifico interesse pubblico. Stiamo quindi ragionando insieme al ministero per lo Sviluppo economico, alla presidenza del Consiglio dei ministri e alla task force di giuristi creata apposta per valutare forme di partenariato pubblico-privato, per ottenere i fondi necessari».
