Elena Sinibaldi

C’è anche un po’ di Umbria al centro dell’inclusione della falconeria italiana nel patrimonio mondiale dell’umanità sancita dall’Unesco giovedì ad Addis Abeba (Etiopia) dopo un lungo percorso di candidatura. A coordinare l’operazione è stata infatti la ternana Elena Sinibaldi insieme a Patrizia Cimberi, membro dell’associazione internazionale, entrambe artefici di un risultato particolarmente atteso dalla comunità dei falconieri italiani rinata negli anni Sessanta.

L’impegno della ternana Sinibaldi  Ma il riconoscimento ottenuto è anche il risultato della collaborazione internazionale di cui Sinibaldi ha tenuto insieme le fila confrontandosi principalmente con gli esperti degli Emirati Arabi Uniti, tra i paesi che già dal 2010 hanno ottenuto l’inserimento della World heritage list dell’Unesco. Del resto l’inclusione del Paese nel circuito internazionale dei falconieri affonda le proprie radici nella storia quando la pratica venatoria basata sull’uso dei falchi o di altri rapaci è stata avviata nella penisola dall’Imperatore Federico II di Svevia e poi portata allo splendore dagli Sforza, dai Gonzaga e dagli Este.

La rinascita della falconeria italiana La falconeria italiana, che ha lasciato segni profondi nell’arte, nell’architettura e pure nella lettura, ha poi iniziato il suo declino nel XVIII secolo a colpi di urbanizzazione e riduzione dell’ambiente rurale che ne hanno progressivamente segnato la scomparsa fino agli anni Sessanta quando, con l’aiuto degli inglesi, si è assistito alla rinascita. Anche per questo lo sforzo a trazione ternana per il riconoscimento nella lista Unesco rappresenta il coronamento del percorso di recupero dell’antica tradizione.

Tradizione da tramandare Grande la soddisfazione della Sinibaldi così come per il coordinamento delle associazione italiane e della comunità dei falconieri che commenta: «È un importante riconoscimento che riempe di soddisfazione ma impone anche consapevolezza per l’impegno che occorre profondere nella trasmissione alle future generazioni del rispetto per la natura e delle capacità di interagire con essa secondo principi etici, contrastando ogni forma di bracconaggio o di illegalità».