lunedì 25 maggio - Aggiornato alle 00:27

Coronavirus, c’è accordo tra sanità pubblica e privata in Umbria. Ecco la bozza in esclusiva

L’anticipazione del documento: le cifre da pagare alle cliniche per ogni paziente, le spese aggiuntive e tutti i particolari

Sanità in Umbria: foto generica di una equipe di medici in una corsia di un ospedale
Medici in corsia di ospedale

di Maurizio Troccoli

C’è l’accordo tra sanità pubblica e privata per fronteggiare, insieme in Umbria, l’emergenza Coronavirus. La bozza che Umbria24 anticipa, prevede le cifre per ogni paziente affidato dal pubblico al privato e le modalità con cui si dovrà procedere nella collaborazione.

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La bozza Parliamo di un accordo quadro tra la Regione Umbria e l’associazione italiana di ospedalità privata Aiop e Aris, associazione religiosa degli istituti socio sanitari in Umbria, per coinvolgere gli ospedali privati accreditati nella rete ospedaliera regionale della gestione dell’emergenza. Da quanto emerge sono state accolte anche le sollecitazioni dei sindacati e del capogruppo del Pd, Tommaso Bori in consiglio regionale.

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Gli impegni La bozza riporta letteralmente che «Il settore privato si impegna, mettendo a disposizione la propria rete, a far fronte a qualunque esigenza di erogazione di prestazioni richieste dalla Regione garantendo la propria operatività e la profusione delle proprie energie al massimo grado di collaborazione. Si impegna altresì a non attivare forme di cassa integrazione che, oltre alle ripercussioni sociali, potrebbero mettere a rischio la propria capacità produttiva».

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Covid e no Covid Ed ecco per quali tipologie di intervento viene richiesto l’intervento delle cliniche: «Strutture da utilizzare per il trasferimento e trattamento della casistica chirurgia (a), internistica (b) e riabilitativa (c) di pazienti non covid. Strutture di ricovero da dedicare a pazienti covid con necessità assistenziali postacuzie, destinate a pazienti che, a seguito di ricovero ospedaliero in posto letto per acuto, necessitano di interventi sanitari post-acuti e a bassa intensità clinica non erogabile a domicilio». Nello specifico la disponibilità «di posti letto per pazienti non covid attualmente degenti presso le strutture pubbliche ovvero accolti quotidianamente presso i servizi di triage dei pronto soccorsi e che necessitano di prestazioni di tipo urgente, ordinario o programmate (medico/chirurgiche, riabilitazione, lungodegenza), al fine di rendere liberi e disponibili i posti letto pubblici per una loro riconversione e riorganizzazione in posti letto covid a maggiore complessità».

Non solo 154 euro  La cifra di 154 euro a paziente va calcolata con l’aggiunta dei costi per personale medico e chirurghi messi a disposizione del sistema pubblico, dei farmaci – è quanto riporta la bozza – e dei presidi di protezione. Una riduzione del «15% viene prevista per il ricorso a medici e chirurghi del sistema pubblico». «Per le strutture private da destinare a pazienti covid in ripresa dopo la fase acuta ma non dimissibili (Tipologia struttura Bc) si prevede un riconoscimento pari a 154,00 euro posto letto/die applicando le stesse tariffe previste per la lungodegenza ospedaliera». Ecco come funziona per i no covid che nella maggior parte dei casi non prevede «la presenza di personale delle Aziende Usl, dovrà essere corrisposta la tariffa Drg piena come prevista da tariffario vigente».

Diagnostica Mentre sulla diagnostica viene stabilito che «per specifici esami diagnostici per pazienti covid, in particolare Tc ad alta risoluzione, qualora non disponibili all’interno della struttura privata, quest’ultima potrà rivolgersi prioritariamente all’azienda che ha commissionato il caso se non fosse possibile erogare la prestazione entro un termine ritenuto congruo dai sanitari, le Case di Cura private potranno rivolgersi ad altra. Struttura pubblica e/o privata accreditata. Gli esami diagnosti sono di solito ricompresi nel ricovero, perciò dovranno eventualmente essere pagati dalla CdC alla struttura che effettua la prestazione, e nel caso di Azienda Pubblica sottratti alla tariffa del DRG in analogia quanto previsto alla cessione di servizi».

Approfondimento Salta anche ogni forma di incompatibilità per il periodo dell’emergenza. Per il periodo di durata dell’emergenza «sia quelle attinenti l’eventuale operatività di del personale pubblico, previa comunicazione alla propria amministrazione, presso le strutture private, sia quelle relative alla possibilità del personale e dei collaboratori delle strutture private di operare presso le strutture pubbliche». E l’attività di coordinamento prevede «incontri settimanali fra i direttori delle Aziende sanitarie, e competenti uffici regionli e AIOP/ARIS . La validità del presente accordo terminerà, come previsto dall’art.4 comma 3 del D.L18/2020, al termine dello stato di emergenza nazionale».

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