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mercoledì 16 giugno - Aggiornato alle 00:30

‘Cattedrale’, vetrata e restyling di largo Sant’Agape: come cambia il teatro Verdi

Dal progetto del primo stralcio dei lavori emergono nuovi particolari, tra richiami a Ridolfi e alla storia della città

di Massimo Colonna

L’ipotesi di uno spazio provvisorio chiamato ‘Cattedrale’, una parete di vetro da cui i cittadini potranno osservare il cambiamento all’interno della struttura, e il restyling di largo Sant’Agape, che diventerà uno degli ingressi della struttura e spazio anche per ospitare eventi all’aperto. Il progetto per il teatro Verdi di Terni prende corpo e dallo studio portato avanti dal gruppo Amaa, emergono nuovi particolari. Particolari che danno l’idea di come la struttura possa poi impattare sul centro storico della città, in particolare per l’aspetto della fruizione da parte dei cittadini.

I progetti Alla conferenza stampa di presentazione del progetto relativo al primo stralcio dei lavori era presente anche Marcello Galiotto, architetto dello studio Amaa. Progetto che, anche grazie al finanziamento della Fondazione Carit per due milioni e trecentomila euro, è stato ampliato rispetto all’originale. Il primo stralcio funzionale, già finanziato, comprendeva infatti la demolizione e lo smontaggio dell’edificio novecentesco e della torre scenica, tranne la facciata ottocentesca, e la realizzazione nella parte sottostante della sala del ridotto. In seguito al finanziamento della Fondazione ecco che in questa fase viene inserita anche la costruzione dell’involucro del nuovo teatro, chiamato dai progettisti la ‘Cattedrale’. «L’involucro del nuovo teatro – ha spiegato in conferenza l’assessore ai Lavori pubblici Bendetta Salvati – sarà, in questa prima fase che ci auguriamo più breve possibile, un grande contenitore vuoto, ma per certi versi affascinante, quasi come l’interno di una cattedrale in costruzione. Insieme agli architetti stiamo valutando la possibilità di utilizzarlo, sempre provvisoriamente, per alcuni eventi».

Piazza urbana I progettisti hanno previsto un restyling di largo Sant’Agape, al momento nella parte posteriore della struttura, dove dovrà sorgere la nuova torre scenica. Lo slargo sarà allestito come piazza urbana provvisoria, con un arredo speciale e con alcune particolarità: la prima è l’inserimento nella facciata posteriore del nuovo involucro del teatro di una grande vetrata (anch’essa provvisoria) che consentirà ai cittadini di seguire i lavori all’interno del teatro; la seconda riguarda la realizzazione sulla stessa piazza dell’ingresso per il ridotto, anche in questo caso con un allestimento speciale che permetterà allo spazio di avere nuove funzioni, anche per organizzare eventi.

Il Ridolfismo Le linee guida seguite dallo studio Amaa hanno inoltre tenuto in considerazione il dialogo e il rapporto del nuovo teatro con la storia e il tessuto urbano di Terni. «In primo luogo – ha detto l’architetto Galiotto – è stato preso in considerazione il rapporto che si instaura tra le nuove volumetrie introdotte dal progetto e le trasformazioni che il tessuto urbano ha subito nel corso del tempo. Poi ci siamo posti l’obiettivo di far emergere le relazioni di tipo formale, figurativo e materico tra il progetto per il restauro e la ricostruzione del Teatro Verdi e il contesto urbano, mantenendo come tematica principale le diverse matericità degli edifici e del relativo contesto urbano presi a riferimento dal progetto, in relazione all’epoca di costruzione. In particolare il nuovo bordo esterno e il nuovo volume su via dell’Ospedale, attraverso la muratura perimetrale in laterizio ‘facciavista’ ricercano un dialogo con il trecentesco Palazzo Carrara. La poderosa mole del cinquecentesco Palazzo Spada e la scabra matericità della sua facciata costellata dalle buche pontaie vogliono invece riecheggiare nel nuovo volume emergente della torre scenica in cemento bocciardato dalle tinte terrose. La Terni moderna ridolfiana, nel dialogo che instaura con la Terni antica, si ritiene vada, in un certo senso, a consolidare l’immagine del ‘non-finito’ che caratterizza la città antica. Lo stesso ‘ridolfismo’, porta avanti anch’esso la costruzione di quell’immagine della città fortemente contraddistinta dalla matericità e dalle cromie dei materiali da costruzione che vengono dichiarati in facciata attraverso la scelta di non utilizzare l’intonaco».

 

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