di Barbara Maccari
La vicenda dell’area ex Fat è approdata lunedì sul tavolo della commissione Assetto del territorio del comune di Città di Castello. Ancora distanti le posizioni tra il Comitato Prato Mattonata e il Comune, il quale si è però impegnato ad esperire tutte le strade con i soggetti interessati, ovvero Ministero, Sovrintendenza e Regione. I proprietari dell’area, Fat-Fintab, dal canto loro si sono detti contrari all’ipotesi della perequazione e per cessare i lavori vorrebbero un indennizzo economico di 6 milioni di euro.
Stop cemento Tanti i cittadini che hanno assistito in veste di auditori alla commissione comunale. La vicenda riguarda la realizzazione da parte di Fat- Fintab di un edificio per 28 alloggi, da cento a settanta metri quadri, da destinare a locazione temporanea a canone concordato, mentre a piano terra circa mille metri quadrati ad uso commerciale. L’immobile dovrebbe essere elevato con altezze compatibili agli immobili circostanti (10,70 metri l’altezza massima). Nella parte iniziale dell’area ex Fat si dovrebbe collocare la piazza dell’Archeologia, con sottostanti i parcheggi ai quali si potrà accedere da viale Franchetti (Frontoni).
LA PROTESTA DEL COMITATO NEI GIORNI SCORSI
Soluzioni alternative In particolare i promotori dell’iniziativa che si oppongono alla «colata di cemento», richiedono che l’area sia destinata a uso pubblico, che si valuti la possibilità di coinvolgere altri privati proprietari di appartamenti non utilizzati nel perimetro del Contratto di quartiere, che la proprietà sia compensata, in cambio della cessione dell’area al Comune, con diritti edificatori da far valere in altri luoghi da individuare e si predisponga un concorso di idee e progetti per la riqualificazione complessiva di quel comparto urbano, includendo anche l’ex ospedale cittadino.
Ulteriori verifiche Il sindaco Luciano Bacchetta e il suo vice Michele Bettarelli, hanno concesso un’apertura ai rappresentanti del comitato ma hanno anche spiegato quali sarebbero le conseguenze della mancata realizzazione: «Questa vicenda va avanti dalla metà degli anni ’80, si sono alternati diversi progetti e oggi ci troviamo a doverli realizzare. Come amministrazione comunale daremo mandato all’ingegner Calderini di esperire tutte le strade e tutte le soluzioni con i soggetti coinvolti nelle decisioni: Ministero, Sovrintendenza e Regione. Tutto quello che possiamo fare lo faremo, da parte nostra credo però che l’aver dimezzato, rispetto al progetto iniziale, la cubatura dell’area sia stato un grande passo avanti. La cubatura però non può sparire, rimane per legge, e spostare l’edificabilità in un’altra area penalizzerebbe fuori modo il proprietario».
Risarcimento Ogni modifica sul progetto iniziale deve essere concordata con il proprietario dell’area, Fat-Fintab, come ha ricordato Bacchetta: «In un’area di queste dimensioni la percentuale di costruito è bassa. L’aver ridotto di più della metà la cubatura è il risultato di lunghe trattative private con i proprietari, i quali nel nostro ultimo incontro hanno ribadito il loro interesse per il progetto, e sono stati chiari su due punti: non vogliono la perequazione e hanno dato la loro disponibilità a cessare i lavori solo dietro il risarcimento economico di 6 milioni di euro. A questa cifra andrebbero aggiunti anche ulteriori 4 milioni di euro che riguardano opere che il Comune ha già fatto nella precedente legislatura; insomma, i danni economici in caso di mancata realizzazione del progetto sarebbero enormi».
Ex ospedale Bacchetta ha parlato anche dell’ex ospedale tifernate, dicendosi «pronto a presentare alla Regione (che è proprietaria dell’immobile) un progetto che sia finanziato in parte da soldi pubblici (ci sono i 3,6 milioni dei euro del lascito Mariani) e in parte da privati. Così tutta quell’area tornerebbe a vivere e cesserebbe il degrado».
