Mario Cartasegna

di D.B.

Non solo il Comune di Perugia, che poche settimane fa ha deciso di istituire un gruppo di lavoro apposito, vuole vederci chiaro. Stavolta ad accendere i riflettori sulla super pensione da 24 mila euro netti al mese percepita dall’ex avvocato di palazzo dei Priori, Mario Cartasegna, è l’Inps che ha aperto un fascicolo sul caso. A darne notizia è il Corriere della Sera in un articolo firmato venerdì da Gian Antonio Stella. Un lungo servizio in cui si ricostruisce, tra ministero del Tesoro, Tar e Consiglio di Stato, il percorso di carte bollate alla fine del quale anche l’Inps, dopo i numerosi servizi articoli apparsi sulla stampa locale (del caso si era occupata anche la trasmissione ‘Le Iene’), ha deciso di approfondire la vicenda aprendo un’inchiesta.

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Com’è possibile? «Com’è possibile – scrive Stella – che un ex dipendente comunale di una città di provincia possa prendere di pensione il triplo del suo ultimo stipendio e il doppio abbondante della busta paga di Obama?». «Anche se fosse regolare in ogni cavillo», dice ancora il Corriere, la pensione di Cartasegna «grida vendetta». Una vicenda che «torna a porre il tema di certi spropositati diritti acquisiti». Tutto inizia nel 1972 quando l’avvocato viene assunto da palazzo dei Priori con quelle che Stella chiama «due concessioni spettacolari», fatte dai sindaci socialisti dell’epoca: posto fisso con stipendio garantito e, soprattutto, una percentuale sulle cause vinte «come fosse – commenta Stella – non un funzionario a tempo pieno ma un legale con studio privato».

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La vicenda Anni fa Cartasegna cerca di sfruttare una sentenza del Tar laziale, poi confermata dal Consiglio di Stato, con la quale si dà la possibilità di calcolare ai fini pensionistici anche le percentuali sulle cause vinte. Il ministero del Tesoro però si oppone e Cartasegna a quel punto fa ricorso al Tar umbro spiegando che è «stucchevole e quasi irritante» il rifiuto del Tesoro. Poi per dieci anni non succede niente e il Comune di Perugia, del quale Cartasegna è avvocato, non si oppone in giudizio. Nel dicembre del 1997 la svolta, con il Tar di Perugia che riconosce la fondatezza delle pretese di Cartasegna. Una sentenza, spiega Stella, mai appellata da parte dell’Inpdap, l’istituto previdenziale dei dipendenti pubblici.

Twitter @DanieleBovi

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