Ripresa delle mobilitazioni e assemblee di zona che vedranno coinvolti gli assegnatari. Torna a salire la temperatura intorno al nuovo regolamento della Regione con il quale si applicherà l’Isee per il calcolo del canone di affitto. Contro le nuove regole, che entreranno in vigore il primo gennaio, va avanti da mesi la battaglia dei sindacati che mercoledì sono tornati a farsi sentire. Sunia Cgil, Sicet Cisl e Uniat Uil esprimono «forte preoccupazione» e chiedono un «incontro urgente con il neo assessore Enrico Melasecche per riaprire un tavolo di concertazione». «Dopo ampio dibattito e mobilitazioni locali – spiegano in una nota i tre segretari di Sunia, Sicet e Uniat, Iannoni, Bernardini e De Santis – si era giunti alla convocazione di un tavolo regionale con la proprietà, con l’impegno di Ater Umbria di consegnare alle organizzazioni sindacali il dettaglio di tutti gli aumenti di canone previsti e l’elenco delle categorie (pensionati, monoreddito e così via) che sarebbero state colpite».
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Cosa cambia I sindacati spiegano che non ci sono novità neppure riguardo all’istituzione di un osservatorio per monitorare la situazione, e si dicono «preoccupati anche per l’atteggiamento di Ater Umbria che disattende gli impegni assunti, confermando le nostre preoccupazioni sul fatto che gli aumenti andranno a colpire maggiormente i nuclei più deboli». Sunia, Sicet e Uniat ricordano a tale proposito un passaggio della relazione di Ater Umbria sugli effetti della nuova normativa: «Si prevede – scriveva testualmente Ater nel documento consegnato anche alla Regione – che un canone attuale di 50/00 euro mensili debba passare, applicando la presente metodologia di calcolo, ad un importo di 80/00 euro mensili e parimenti un canone attuale di 150/00 euro mensili debba passare ad un importo pari ad euro 100/00 mensili…”. In pratica: aumenteranno i canoni delle persone più deboli, degli anziani, delle persone sole. Ma per Ater sembra che l’importante sia solo fare cassa: questo manovra, infatti, comporterà un surplus nel bilancio dell’azienda di circa il 25%».
