di Dan.Bo.

Un ginepraio di norme e interpretazioni in mezzo al quale si trovano coloro che abitano nelle case popolari di Perugia. Il caso è quello degli inquilini Ater che si sono visti chiedere il pagamento del 20% della Tasi, la tassa sui rifiuti che insieme alla Imu forma la Iuc, l’Imposta unica comunale sugli immobili. Da una parte della barricata c’è il Comune di Perugia e dall’altra l’Ater: il primo, citando «le indicazioni fornite dal ministero dell’Economia», spiega che per quanto riguarda le abitazioni principali, come le case popolari appunto, l’obbligo di pagare spetta all’Ater, non all’inquilino; solo «i cosiddetti “alloggi sociali”», spiega sempre palazzo dei Priori, devono versare la Tasi mentre tutti gli altri si limiteranno a pagare soltanto l’Imu.

Il caso Il problema però, risponde nel tardo pomeriggio di giovedì il presidente di Ater Alessandro Almadori, è che l’unico «dato certo è quello per cui tutti gli appartamenti di Ater Umbria sono classificabili come alloggi sociali e pertanto esentati da Imu ma soggetti a Tasi». E «qualora non diversamente previsto», continua Ater, fissare le aliquote e le percentuali a carico degli inquilini è un compito che spetta alle amministrazioni. Ad accentuare la confusione c’è poi un passaggio della nota di palazzo dei Priori in cui si sottolinea che la Tasi, come l’Imu, è «un tributo in autoliquidazione», il cui calcolo cioè è lasciato ai privati, e che quindi «gli uffici hanno in ogni caso informato correttamente i contribuenti della facoltà di discostarsi dall’interpretazione ministeriale». La versione del Ministero però secondo Almadori «non trova alcun supporto normativo come affermato anche dai principali articoli e studi in merito».

Parla Ater Un caos in seguito al quale Almadori spiega che l’Ater nei mesi scorsi ha provveduto ad anticipare anche la quota «eventualmente a carico degli inquilini» ma che successivamente, dopo approfondimenti, è stata inviata agli inquilini una lettera in cui si comunica la rendita catastale degli immobili e si chiede il pagamento. Poi la stoccata: «I disagi ai cittadini – dice il presidente – si sarebbero forse potuti ridurre se si fosse seguito l’esempio di amministrazioni quali Milano, Roma e del limitrofo e virtuoso Comune di Foligno le quali hanno nei loro regolamenti Tasi o esentato totalmente gli alloggi sociali o rimborsato la quota a carico degli affittuari». In ogni caso, mentre regna la confusione, Almadori assicura gli inquilini che se non dovuta, la quota Tasi sarà restituita a chi in questi giorni (la seconda rata scade il 16 dicembre) pagherà.

Chiarimenti Dagli scranni dell’opposizione il consigliere Pd Tommaso Bori chiede «chiarimenti» alla giunta e parla di «irregolarità nella richiesta avanzata agli inquilini», peraltro «a pochi giorni dalla scadenza del pagamento». Al direttore dell’Ater si rivolge invece, dai banchi della maggioranza, il consigliere forzista Carmine Camicia che in una lettera sottolinea come la richiesta «sembra un’iniziativa del tutto impropria, anche perché i pareri ministeriali ormai diffusi ritengono che la Tasi deve essere corrisposta solo ed esclusivamente dai proprietari degli immobili». Un ragionamento alla fine del quale chiede all’Agenzia di «revocare le lettere».

Twitter @DanieleBovi