di Daniele Bovi

«Quello che si apre non è un confronto ma uno scontro». Torna a salire la tensione tra gli inquilini delle case popolari dell’Umbria, i sindacati che li rappresentano, la Regione e l’Ater. Martedì mattina il Sunia Cgil, la Sicet Cisl e l’Uniat Uil hanno annunciato una nuova mobilitazione contro il nuovo metodo di calcolo dei canoni, parametrati non più sul reddito imponibile bensì sull’Isee; una soluzione, Umbria compresa, adottata solo in altre cinque regioni e che dovrebbe entrare a regime a partire dal primo gennaio 2022.

VIDEO – PIASTRELLI: «AUMENTI INACCETTABILI»

Mobilitazione «Non possiamo più far finta di niente – dice Cristina Piastrelli del Sunia – e da ora, dopo tante richieste di confronto alle quali non abbiamo ricevuto risposta, si apre lo scontro». Dopo Ferragosto i sindacati organizzeranno le assemblee di quartiere, alle quali seguiranno presidi e «l’occupazione di quelle sedi istituzionali che stanno facendo finta che il problema non sussista». «Nelle assemblee – spiega Rossano Iannoni del Sunia – diremo che per prima cosa bisogna mangiare, poi che bisogna curarsi e solo dopo si paga l’affitto».

I dati Secondo i numeri forniti dai sindacati, su 8.270 assegnatari la contestata riforma ne penalizza circa 5mila «portando aumenti insostenibili», in particolare a carico dei più deboli. «Con un imponibile di 10 mila euro – dice Iannoni – si pagano 58 euro al mese, mentre da gennaio con l’Isee 180». Il canone medio mensile passa da 110 a 140 euro, portando «un incasso aggiuntivo per Ater da 2,3 milioni di euro. Questi aumenti – attacca Iannoni – li pagheranno in particolare le persone sole, cioè la parte socialmente più debole. È una mazzata». «In una relazione – dice Piastrelli – Ater scrive che le famiglie più deboli avranno un certo aumento, mentre altre più ‘abbienti’ una diminuzione. E non dimentichiamo che tra sei mesi in Umbria altre 2 mila famiglie saranno a rischio sfratto nel mercato privato».

Nessun confronto A non andare giù ai sindacati degli inquilini inoltre è la mancata volontà della Regione di confrontarsi: «L’ultima richiesta, anche questa andata vuoto, risale al 12 marzo. Non capiamo – dicono – questo atteggiamento di arroganza e indifferenza da parte dell’assessore Enrico Melasecche. A questo punto non ci rimane altro che pensare che questa situazione vada bene a tutti visto che Ater incasserà due milioni in più». Alla conferenza stampa hanno partecipato anche Gino Bernardini della Sicet Cisl e Siro De Santis, presidente regionale Uniat Uil.

Twitter @DanieleBovi

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