di D.B.
Sospesi per almeno sei mesi i bandi di concorso per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale sociale pubblica emanati nel 2016. La decisione è stata presa dalla giunta regionale con una delibera adottata il 14 novembre: il fine è quello di consentire, in caso di bisogno, l’utilizzo del patrimonio edilizio pubblico per le finalità di accoglienza delle popolazioni terremotate. Commentando la notizia il sindacato umbro degli inquilini, il Sunia Cgil, parla di una decisione «assolutamente condivisibile che porterà però a delle conseguenze molto rilevanti per le persone che si trovano in difficoltà abitativa e soprattuto quelle sottoposte a sfratto esecutivo (circa mille secondo l’ultimo conteggio in Umbria), persone che in alcuni casi sono già fuori dagli alloggi e in attesa di nuova collocazione».
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Pd e sindacato Il Sunia chiede dunque alle prefetture di Perugia e Terni di tenere in considerazione questa situazione eccezionale e di calibrare di conseguenza la risposta della forza pubblica nell’esecuzione degli sfratti. Al contempo, il sindacato invita i cittadini a non presentare le domande fino al ripristino dei bandi, per evitare di perdere i 16 euro della marca da bollo. Contro la decisione della giunta si è espresso il consigliere comunale di Terni Michele Pennoni, che ricorda come nell’agitatissimo consiglio comunale di lunedì l’aula abbia approvato un atto di indirizzo che impegna sindaco e giunta «a chiedere alla Regione di farsi parte attiva per riaprire immediatamente la possibilità di presentazione delle domande». «Premesso e sottolineato – dice Pennoni – che tutte le misure in favore delle popolazioni dell’area del terremoto sono preminenti, quello che appare illogico, con il rischio di creare confusione tra i cittadini e negli stessi uffici è la sospensione della ricezione delle domande, i cui termini peraltro sarebbero scaduti a breve. Infatti la semplice presentazione delle domande non avrebbe portato alcun intralcio alla gestione dell’emergenza abitativa conseguente al terremoto, ma rischia solo di creare confusione e difetti d’informazione».
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La polemica Del bando, e in particolare delle polemiche che hanno suscitato i criteri scelti dal consiglio comunale di Perugia per l’assegnazione, si è parlato lunedì pomeriggio in consiglio comunale grazie a un’interrogazione di Bori (Pd) con la quale si chiedevano «spiegazioni e chiarimenti in merito alla notizia falsa della scelta politica di questa amministrazione di dare priorità agli italiani all’interno delle graduatorie per le case popolari, informazione strumentalizzata esclusivamente a fini elettorali». Il criterio più contestato è quello in base al quale vengono assegnati fino a quattro punti (il massimo di quelli a disposizione i Comuni, i quali possono individuare solo alcuni criteri nel quadro del bando disegnato dalla Regione) a coloro che risiedono nel territorio comunale da almeno 15 anni. Una modifica, come emerso il giorno dell’approvazione in consiglio, fatta guardando anche ai dati sulla residenza degli stranieri. Secondo l’assessore Edi Cicchi «gli stessi criteri aggiuntivi consentono – ha detto in aula – la tutela di soggetti in precedenza penalizzati riconoscendo un particolare rilievo alla residenza indipendentemente dall’etnia. Ciò consentirà di far entrare in graduatoria le famiglie monoparentali, ma anche di poter assegnare gli immobili più piccoli, circa 30, adatti solo alle famiglie non numerose. Dunque un sistema che amplia le opportunità».
Twitter @DanieleBovi
