di Giorgia Olivieri ed Elle Biscarini

Lotta alla povertà estrema, al cambiamento climatico e alle malattie prevenibili. Questi gli obiettivi di One campaign, il network europeo di giovani volontari fondato dal cantante degli U2 Bono. L’associazione che lotta contro la povertà estrema, è presente anche in Umbria, rappresentata da Carmine Iorio, ambasciatore regionale. «Tutte e tutti abbiamo la possibilità di contribuire a debellare la povertà estrema» dice Iorio, per questo One mira a «organizzare eventi, sensibilizzare l’opinione pubblica e incontrare i partiti politici per fargli sottoscrivere la nostra dichiarazione d’intenti».

VIDEO – INTERVISTA A IORIO

Ambasciatore dei giovani Carmine Iorio ha 25 anni. È dottorando in Etica della comunicazione e della ricerca scientifica presso l’Università di Perugia. Da poco è anche il responsabile umbro del programma di volontariato Youth ambassador, dell’associazione anti-povertà One Campaign. Carmine, come spiega a Umbria24, ha deciso di assumere questo ruolo per dare un risvolto sociale al suo dottorato, portando fuori dai laboratori scientifici ciò che accade al loro interno. Nella crescita di One, infatti, assume un ruolo centrale l’esperienza della pandemia: «Il Covid non era una malattia prevenibile, ma dovevamo essere pronti a fronteggiare una pandemia. Tantissimi Paesi quotidianamente lottano contro crisi epidemiche. One campaign durante questa pandemia, si è mossa affinché vi sia un libero accesso ai vaccini in Africa». In Umbria, invece, «vorremmo proporre una serie di eventi atti a sensibilizzare la popolazione in merito a tali tematiche. Tutte e tutti abbiamo la possibilità di contribuire».

Dichiarazione d’intenti «One – spiega Carmine – è un movimento globale che si occupa di lotta alla povertà estrema e alle malattie prevenibili entro il 2030. Il programma Youth ambassador prevede la formazione di giovani attivisti sul territorio nazionale. Siamo parte di una rete di 300 attivisti in tutta Europa». Gli obiettivi di One partono da campagne di sensibilizzazione sulle malattie prevenibili, al contrasto alla povertà estrema e lotta alla crisi climatica. «Organizzare eventi, sensibilizzare l’opinione pubblica e incontrare i partiti politici, e non solo, per fargli sottoscrivere la nostra dichiarazione d’intenti sono gli step che l’associazione vuole seguire. I politici che la firmeranno si impegneranno, nel corso del loro mandato, a mantenere le promesse fatte».

Povertà estrema Un manifesto in quattro tappe per un nuovo patto di finanziamento globale. Tra gli obiettivi, ci sono l’impegno per una «ripresa economica globale giusta e inclusiva e lotta alle malattie prevenibili. Ma anche il rafforzamento dei sistemi sanitari globali e preparazione alle future pandemie, contrasto ai cambiamenti climatici e sostegno ai Paesi a basso reddito». Agire, secondo Carmine, si può: «L’abbiamo visto con gli ultimi dati alla mano. Nel 1990, la povertà estrema in giro per il mondo si attestava su 36 punti percentuali. Grazie all’azione dei governi, nel 2010 avevamo 16 punti percentuali di popolazione che viveva con meno di 1,90 dollari al giorno. Nel 2015, il 10 per cento. Questo ci fa ben sperare per il 2030». Una problema con numeri importanti: «Se tutte le persone che vivono in povertà estrema vivessero in un solo paese, sarebbe il terzo più popoloso al mondo».

Vaccini Ma la povertà estrema non si limita all’ammontare dei salari. Iorio, infatti, fa anche riferimento alle differenze acuite dalla pandemia. «Il 99 per cento dei vaccini somministrati alla popolazione africana vengono prodotti in Europa, in Nord America. A oggi solo il 30 per cento della popolazione africana è vaccinata contro il Covid. Come One chiediamo che questi si producano su territorio africano. Questo permetterebbe una distribuzione più equa su tutto il territorio e posti di lavoro. Crediamo anche che la presenza di case farmaceutiche in Africa, garantirebbe un accesso equo alla sanità». Per quanto riguarda il cambiamento climatico, Iorio ha le idee chiare. La pandemia, secondo il giovane ambasciatore, ha dimostrato che «se continuiamo a distruggere habitat in cui vi sono riserve virali relegate ad una piccolissima zona, è possibile che gli animali migrino e di conseguenza entrino in contatto con l’uomo. E così – conclude – abbiamo le pandemie».

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