di D.B.
Pur con tutti i suoi problemi, il sistema carcerario umbro «è sostanzialmente buono». A dirlo, martedì di fronte alla Terza commissione del consiglio regionale, il garante regionale dei detenuti. Durante la sua audizione il professor Carlo Fiorio ha spiegato che «rispetto alla media nazionale lo stato delle carceri umbre è sostanzialmente buono. Il tasso di affollamento è tornato nella norma poiché per 1.400 posti disponibili sono presenti 1.400 detenuti». Tuttavia i problemi non mancano: «In alcune carceri – ha detto – sono presenti problemi di carattere strutturale, come l’umidità e la temperatura delle celle, non sempre ottimali. Da evidenziare comunque la volontà dell’amministrazione penitenziaria locale, nonostante le insufficienti risorse provenienti dal ministero, di risolvere al meglio ogni problematica».
L’attività Fiorio ha parlato di un’Umbria «che è sempre stata un laboratorio positivo», anche riguardo ad alcune «meritorie iniziative, anche di carattere culturale», che si tengono all’interno dei penitenziari. «L’auspicio – ha aggiunto il professore – è che il trend discendente della carcerazione possa portare comunque un miglioramento delle condizioni generali». Fiorio è stato eletto nel maggio 2014 da un consiglio regionale inadempiente per ben otto anni. La legge regionale che istituisce questa figura infatti è datata 2006. In meno di un anno il professore di Diritto processuale penale all’Università di Perugia ha ricevuto, come riferito martedì, 237 lettere, ha tenuto 26 colloqui (12 a Perugia, 7 a Spoleto, 6 a Terni, 1 ad Orvieto), per un totale di 290 contatti con i carcerati.
INTERVISTA AL PROFESSOR FIORIO
I problemi Detenuti che «hanno evidenziato – ha detto Fiorio – problematiche inerenti il diritto e la tutela della salute, richieste di trasferimento, per l’ottenimento di benefici, condizioni di vita penitenziaria (salubrità ambienti, temperature dei locali), richiesta per ausilio documentazione, richieste di istruzione, di lavoro, posizioni giuridiche e lumi circa procedimenti disciplinari». Ad oggi l’ufficio del professore fa riferimento all’assessorato al Wefare e, oltre a poter chiedere supporto al personale della giunta regionale, si avvale della collaborazione di quattro ragazzi volontari dell’Università di Perugia «che svolgono visite nelle carceri, spesso – ha raccontato il garante – effettuate con difficoltà, a causa di una circolare del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che ha uniformato questa figura a quella del parlamentare o consigliere regionale, per cui diventa difficile effettuare i colloqui». Una situazione alla quale si sta cercando di porre rimedio.
Dibattito Concludendo la sua audizione Fiorio ha auspicato che in futuro l’ufficio possa far riferimento al consiglio regionale e che si possa dar vita ad un polo universitario carcerario. «Quella di prevedere l’ufficio del garante nella sede dell’assemblea legislativa – ha commentato il consigliere regionale Damiano Stufara, Prc – è una proposta seria che ci invita ad importante riflessioni, da girare magari alla prossima legislatura». Dai banchi di Fratelli d’Italia invece Franco Zaffini ha posto l’accento sulla necessità di porre attenzione anche sul lavoro degli agenti di polizia penitenziaria, «chiamati direttamente a vigilare ed attuare il percorso della riabilitazione».
Risoluzione in arrivo «Le difficoltà maggiori dei detenuti – ha detto invece il Comunista umbro Orfeo Goracci – riguardano la condizione psicologica, ma anche le criticità ambientali (freddo, docce non funzionanti, cibo). La percezione è che se non si ha nessuno all’esterno che possa aiutarti diventa difficile avere anche il minimo indispensabile per l’igiene personale. E non bisogna poi dimenticare che il 30-40 per cento dei detenuti è in attesa di giudizio e che più della metà di essi lascerà il carcere perché assolto o per altre motivazioni». Suggerimenti e proposte verranno inseriti in una risoluzione che verrà presentata prossimamente in consiglio regionale.
Commissione Martedì poi, dato l’allungamento della legislatura (si voterà a metà maggio e non a fine marzo) a palazzo Cesaroni è tornata ad insediarsi la Commissione di inchiesta su criminalità organizzata e tossicodipendenze. A scrutinio segreto Paolo Brutti (Idv) è stato riconfermato presidente, mentre il vice sarà il socialista Roberto Carpinelli. Dell’organo faranno parte anche Sandra Monacelli (Udc) e Giancarlo Cintioli (Pd). I lavori andranno avanti fino alla fine di marzo: l’11 febbraio ci sarà l’incontro con i professori universitari, scelti dall’Ateneo, durante il quale sarà approfondito il programma dei lavori, mentre per il 21 marzo sarà organizzato un evento con le scuole nel corso della Giornata regionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie».
Twitter @DanieleBovi
