Un detenuto in carcere (Foto Fabrizio Troccoli)

Realizzare quanto dice chiaramente la Costituzione e in particolare l’articolo 27, quello in cui fra le altre cose è detto che le pene «devono tendere alla rieducazione del condannato». Lunedì la presidente della Regione Catiuscia Marini, il direttore del Dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Perugia Giovanni Marini e il garante regionale dei detenuti Stefano Anastasia hanno firmato il protocollo operativo «per la garanzia della fruibilità dei diritti e delle opportunità delle persone detenute». In particolare il testo punta alla «fruibilità dei diritti delle persone sottoposte a esecuzione penale», con l’obiettivo di «favorire l’esercizio dei diritti della popolazione detenuta», anche attraverso «attività di sostegno e di intermediazione inerente l’iter tecnico-amministrativo, nonché giuridico, finalizzata all’accesso delle persone in vinculis ai propri diritti ed al potenziamento di tutela degli stessi».

Il protocollo Oggetto e finalità dell’intesa, oltre a «misure e interventi migliorativi» e acquisizione di conoscenze sulla legislazione penale e sulle condizioni dei carcerati, sono quelli di «favorire l’effettività dei diritti e delle opportunità riservate alle persone in stato di detenzione implementando i collegamenti tra i detenuti stessi e gli ambiti istituzionali preposti al trattamento penitenziario e al successivo reinserimento nella vita sociale; favorire la formazione di “operatori per i diritti” dei detenuti selezionati tra i neolaureati, nonché incentivare le esperienze giuridiche “sul campo”». Il responsabile scientifico del progetto e il coordinatore sarà, su indicazione dell’Università, proprio Anastasia, con l’Ateneo impegnato in azioni di vario tipo nei confronti dei quattro istituti carcerari umbri (Perugia, Terni, Orvieto e Spoleto), compresi i colloqui informativi con i carcerati. Alla Regione, infine, toccherà finanziare il tutto.

Evitare la recidiva Favorire il recupero e il reinserimento del detenuto è, come spiega la letteratura in materia, una delle strategie migliori per evitare il fenomeno della recidiva; un modo, dunque, di garantire la sicurezza mentre troppo spesso ci si concentra solo sulla parte afflittiva della pena, che da sola può essere invece criminogena. «È interesse pubblico e sociale – ha osservato sul punto la presidente – far sì che per i detenuti siano salvaguardati alcuni diritti fondamentali in carcere, quali il diritto alla salute e alla formazione e istruzione, ma anche far sì che si riduca il rischio che tornino a delinquere, costruendo politiche che ne consentano il recupero come sancito dalla Carta costituzionale. È quanto sta facendo l’Umbria, con l’importante risultato che vede un abbattimento dell’80 per cento della recidiva fra i detenuti coinvolti nei progetti lavorativi sostenuti con risorse del Fondo sociale europeo».

I commenti «Grazie a questo protocollo – ha sottolineato invece Anastasia – l’Ufficio del garante potrà essere presente con maggior frequenza negli istituti di pena e dunque dare risposte alle richieste di informazioni e di tutela dei diritti in maniera più celere ed efficace. Un vantaggio significativo per le persone detenute». Da parte dell’Università poi è stato sottolineato che «il nostro sforzo non è solo infatti quello di formare figure professionali all’altezza dei propri compiti, ma anche di essere presenti nella società umbra, offrendo le nostre competenze e conoscenze. L’impegno ad affrontare problematiche sociali rilevanti è la cifra del nostro impegno, come abbiamo fatto con le ‘cliniche legali’ riguardo non solo ai detenuti, ma la salute, l’ambiente, il territorio».

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