di D.B.
Il ministero della Giustizia ha comunicato alla presidente della regione, Stefania Proietti, che il nuovo provveditorato dell’amministrazione penitenziaria per Umbria e Marche, con sede a Perugia, sarà presto ufficializzato con un decreto ministeriale. A dirlo è stata Proietti martedì nel corso di un’audizione in Terza commissione dedicata al tema carceri.
Mesi di attesa La notizia, attesa da tempo, arriva dopo il via libera dei ministeri dell’Economia e della Funzione pubblica. La presidente Proietti ha ricordato che «è stato un errore, nel 2017, unire i provveditorati con una regione molto più grande» e ha ribadito che da mesi (l’annuncio del ritorno del provveditorato risale a ottobre) l’esecutivo regionale sollecita Roma per sbloccare una situazione che penalizza fortemente l’Umbria.
Caso Rems Tra i temi più urgenti emersi durante l’audizione c’è anche la questione della Rems, la residenza sanitaria per i detenuti con problemi psichiatrici. L’Umbria, infatti, ne è ancora sprovvista. Proietti ha spiegato che si sta lavorando per colmare questa grave mancanza e ha annunciato che «un comune umbro si è già reso disponibile ad accogliere la struttura». In attesa che il nuovo provveditorato diventi operativo, la regione ha chiesto supporto alla Toscana, che dispone già di Rems, affinché non continui a trasferire in Umbria i propri detenuti psichiatrici.
La riunione Alla seduta della Terza commissione, presieduta da Luca Simonetti, ha partecipato anche il garante regionale dei detenuti, i direttori e i responsabili sanitari degli istituti penitenziari umbri e i rappresentanti dei sindacati della polizia penitenziaria. Tutti hanno evidenziato lo stato di sofferenza del sistema carcerario regionale. Le criticità principali riguardano il sovraffollamento, la carenza di personale e l’assenza di risorse.
Tanti problemi L’Umbria, con appena quattro istituti penitenziari, ospita 330 detenuti oltre il limite previsto, mentre la Toscana, che conta 14 strutture, ha un surplus di 130 detenuti. Anche l’equilibrio tra personale e reclusi è fortemente sbilanciato: a Sollicciano (Firenze) c’è un agente ogni detenuto, in Umbria si scende fino a 0,30. Ne derivano turni infiniti, stress e straordinari spesso non pagati. Non meno preoccupante è il crescente numero di detenuti psichiatrici, che pesa sul già fragile sistema sanitario carcerario. Il personale sanitario è insufficiente e manca un punto di prenotazione dedicato per le visite specialistiche.
Trasferimenti Un altro tema sollevato riguarda la composizione della popolazione carceraria: molti detenuti non sono umbri, provengono da fuori regione e manifestano apertamente la volontà di trasferirsi altrove, mettendo in atto comportamenti problematici. Servono, secondo i sindacati, percorsi di formazione e reinserimento lavorativo che offrano reali opportunità una volta scontata la pena.
Sanità e risorse La presidente Proietti ha inoltre denunciato la situazione sanitaria: «La regione spende 12-13 milioni di euro l’anno per l’assistenza sanitaria in carcere, ma la maggior parte dei detenuti non è umbra». Una spesa che grava sul bilancio regionale senza possibilità di recupero attraverso la mobilità sanitaria. Una situazione, ha detto, che «non ha eguali nel resto d’Italia». Infine, è stata segnalata anche la gestione problematica dei fondi: dei due milioni di euro destinati ai percorsi professionalizzanti per i detenuti, inizialmente finiti in Toscana, solo la mediazione del presidente Eugenio Giani ha permesso di recuperarne metà per l’Umbria. Anche su questo punto, la Regione chiede una netta inversione di rotta.
