di Daniele Bovi
Anche dopo il più che prevedibile polverone, il Comune lavora a un’alternativa riguardo all’utilizzo della Sala dei Notari – la più importante e prestigiosa della città – per l’allestimento dei camerini de «L’anno che verrà», la trasmissione del Capodanno Rai che quest’anno sarà trasmessa dal centro storico del capoluogo umbro. In particolare Palazzo dei Priori ha intavolato una discussione con la Diocesi, proprietaria di alcuni spazi alternativi alla Notari.
IL SOPRINTENDENTE: «NE PARLEREMO CON IL COMUNE»
CAPODANNO RAI, LA CONVENZIONE CON GLI ENTI LOCALI
Marcia indietro Secondo quanto confermato a Umbria24 da fonti del Comune, si guarda soprattutto agli spazi del vecchio studentato che si trovano all’interno del vescovado, in piazza IV Novembre. Carte e planimetrie sono già nelle mani della Rai che nel giro di pochissimi giorni tornerà per un sopralluogo, così da prendere una decisione definitiva; tutto è nelle mani quindi di Viale Mazzini. A essere coinvolta poi sarà anche l’ex libreria Paoline che ha abbassato le saracinesche nel maggio scorso dopo ben 67 anni di attività: in questo caso si parla di alcune attività legate alla regia audio. Nelle prossime ore bisognerà capire se questi spazi sono adatti a ospitare una macchina estremamente complessa e articolata come quella della Rai.
VIDEO – L’ADDIO A PERUGIA DELLE PAOLINE
Il nodo spazi Per Viale Mazzini la contiguità fra quelli che saranno i luoghi di servizio e il palco rappresenta una condizione essenziale affinché tutto giri per il verso giusto; il nodo sta essenzialmente qui. Dai tanti tecnici coinvolti fino agli artisti e ai percorsi dal palco ai luoghi di servizio, le difficoltà sono notevoli; un conto è allestire, come successo l’anno scorso, uno spettacolo del genere all’interno delle acciaierie di Terni e un conto è replicarlo in un luogo molto delicato come piazza IV Novembre. Alternative circolate negli ultimi giorni, come i teatri Turreno o Pavone, proprio a causa della loro distanza dal palco sono giudicate oggettivamente impraticabili.
L’INTERROGAZIONE: «COSTI ESORBITANTI E NOTARI UMILIATA»
La presa di posizione Nell’attesa di capire che piega prenderà la vicenda, a prendere posizione con una lettera sono diciannove tra associazioni e sindacati di Perugia, che reputano «improprio e umiliante» utilizzare la Notari per l’allestimento dei camerini e altri spazi di servizio, con tanto di smontaggio delle sedie. Dalla Società di mutuo soccorso a Omphalos, dalla Cgil alla Borgobello fino a Città del sole, Famiglia perugina, Legambiente, Società del Bartoccio e molte altre, vengono sollevati dubbi sollevati a proposito dell’investimento (385 mila euro) «in un periodo in cui si negano fondi a tante iniziative culturali, alle associazioni cittadine, alla manutenzione del nostro centro storico o delle nostre strade in pessimo stato. Basti qui ricordare che per il rifacimento di Corso Bersaglieri, invece della pietra, è stato usato il breccione, adducendo come motivazione la mancanza di fondi».
CAPODANNO RAI, CAMERINI ALLA NOTARI
IL TESTO DELLA LETTERA DELLE ASSOCIAZIONI
La lettera «Perugia – sottolineano – è conosciuta in tutto il mondo per ben altre manifestazioni. E comunque i cosiddetti eventi non sempre sono così necessari, lo dimostra il fatto che quest’anno Perugia è stata letteralmente invasa dai turisti, anche ad agosto, settembre e ottobre, quando non ha vissuto di eventi, ma solo della sua bellezza». Quanto alla sala, parlano di «offesa grave alla città» dato che «è stata per secoli, ed è tutt’oggi, il cuore pulsante di uno dei palazzi comunali più belli d’Italia. Sede per secoli del governo cittadino, tanto da venire chiamata sala del popolo. Un simile trattamento è una vergogna per la città tutta». «C’è altresì da segnalare – aggiungono – il paradosso che per richiamare turisti si violenta e privatizza ciò per cui vengono i turisti stessi». Da qui la richiesta di una marcia indietro. «Ci sono altre soluzioni – concludono – a partire per esempio dal cinema Turreno che sta lì da dieci anni a fare la muffa. Da ultimo ci sorprende in modo fortemente negativo che né la Soprintendenza, né gli innumerevoli professori o professoresse, il mondo intellettuale in generale, su questa vicenda così densa di significati abbiano ancora aperto bocca».
