Bruno Bracalente, presidente della fondazione Perugiassisi 2019

di Daniele Bovi

Tutte e sei le città candidate a confronto su un tema, quello della «rigenerazione urbana». Lunedì al Maxxi di Roma, il museo capitolino dedicato all’arte contemporanea, i rappresentanti di Perugia, Matera, Cagliari, Lecce, Siena e Ravenna hanno presentato i loro progetti di candidate a capitale europea della cultura in una giornata perlopiù dedicata all’architettura e allo sviluppo urbano. Ad ascoltare, oltre alla presidente della Fondazione Maxxi Giovanna Melandri, rappresentanti del ministero dei Beni culturali, dell’Anci, il presidente dell’Ance Paolo Buzzetti e il sottosegretario Delrio. Per tutte e sei le candidate i prossimi saranno giorni decisivi: Perugia verrà visitata dai sette commissari Ue il 10 ottobre mentre tra il 16 e il 17, dopo l’ultima audizione, si conoscerà il nome della vincitrice.

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Perugia Di fronte a un mondo fatto di amministratori, operatori culturali, progettisti, costruttori e imprenditori interessati a conoscere quali sono le concrete prospettive di sviluppo e i benefici che possono derivare dal titolo, ogni candidata ha messo sul tavolo le sue idee. «Per quanto ci riguarda – ha detto Bruno Bracalente, presidente della Fondazione Perugiassisi 2019 – noi vogliamo convincere tutti che nel 2020 Perugia potrà essere molto diversa. Abbiamo un progetto di forte cambiamento e di rigenerazione del centro storico. Vogliamo essere un esempio per le altre medie città europee, che rischiano di essere marginali. Noi proviamo a rispondere con la cultura e con le imprese culturali come strumento di rigenerazione».

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Matera e Ravenna Tra gli addetti ai lavori in molti puntano gli occhi su Matera. Il sindaco della città dei Sassi, Salvatore Adduce, spiega che «l’Europa ha una grande opportunità: quella – dice – di farsi donare da una città meridionale delle possibilità straordinarie di partecipazione per un’altra vita, perché la vita nelle città del sud deve cambiare. Il nostro progetto non è centrato tanto su eventi o svago bensì su una proposta di abitare diverso. Noi vogliamo invitare i cittadini a venire in Basilicata, cercando così di risolvere uno dei problemi di questa terra, quello dello spopolamento. Dobbiamo riabitare i luoghi, e questa è un’idea molto forte». Il sindaco di Ravenna Matteucci ha invece parlato del coinvolgimento di migliaia di ravennati nella progettazione della candidatura, fatta sì di eventi ma anche e soprattutto «di una scommessa – ha detto – sull’economia della cultura. Dobbiamo far nascere tante imprese culturali fatte di giovani».

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Siena, Lecce e Cagliari Cultura, turismo e tecnologie sono stati invece gli assi intorno ai quali è ruotato l’intervento del primo cittadino di Siena Valentini, che è partito «dai danni della finanza creativa» per parlare poi di una città, Siena, che è sì «città della bellezza» ma che non deve essere «devastata dal turismo di massa. Vogliamo dimostrare che è possibile attrarre turisti senza snaturarci». Della competizione, come detto, fa parte anche Cagliari, una città «che ha bisogno – ha detto la responsabile del progetto – di essere ricucita al resto del territorio sardo. La nostra marginalità dovrà diventare un’opportunità». Insieme a Lecce poi a tentare l’avventura c’è anche il territorio di Brindisi, «una candidatura – ha sottolineato il direttore del progetto Parlangeri – partecipata da 140 comuni e 400 associazioni. Noi siamo la porta d’Europa, con una lunga tradizione di dialogo e abbiamo un progetto che esprime quello che siamo e quello che vogliamo essere».

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Progetto serio Leopoldo Freyrie, presidente dell’Ordine nazionale degli architetti, ha citato come esempio positivo Marsiglia, vincitrice del titolo nel 2013, «perché è stata in grado di attrarre una grande quantità di capitali privati. Più nel complesso – ha detto – la rigenerazione è ciò di cui le città hanno bisogno. Per vincere servirà un progetto serio che mira alla trasformazione della città». «Sceglierne una – ha concluso Melandri – non sarà facile. Tutte hanno al centro dei loro progetti cultura e qualità architettonica, la rigenerazione incrociata con la sostenibilità, l’innovazione e la partecipazione».

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