di Giorgia Olivieri e Letizia Biscarini
Si prospetta una nuova vita, nel segno del riutilizzo sociale, per il terreno di Col della Pila confiscato alla ‘ndrangheta e riassegnato alla cooperativa Paneolio di Arci. Durante l’ultima settimana di agosto un gruppo di 25 volontari, insieme a Libera Umbria, si è occupato di «piantare i primi semi», letteralmente e non, per restituire questo bene alla collettività. Oltre al lavoro manuale, i giovani hanno affrontato un percorso di avvicinamento «alla responsabilità civile all’interno della lotta alle mafie».
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Ritorno alla società Formazione, comunità, incontri, presa di coscienza: questo è il camp Estate liberi che nasce con lo scopo di riaccendere un faro «sulla piaga delle mafie nel nostro Paese», spiega a Umbria24 Flavia Fortunati di Libera Umbria. Dopo uno stop del campo causa Covid, la ripartenza di quest’anno segna un passo importante per la comunità di Pietralunga e non solo grazie all’assegnazione del terreno a Paneolio. Il progetto ha preso subito il via attraverso la riqualificazione del bene e la piantumazione di un ulivo, «per far sì che questo terreno torni a essere utilizzato e avere un valore sociale per la comunità e il territorio attraverso il riutilizzo sociale del bene», racconta Fabrizio Ricci, referente regionale di Libera Umbria. Punto fondamentale del processo di riappropriazione di un bene confiscato è l’integrazione, «come il bene diventa una risorsa per il territorio – specifica Paolo Tamiazzo di Arci Umbria – qui in zona ci sono già aree protette, si possono introdurre dei percorsi di politica ambientale, di ricezione per i giovani, e perché no, capire se una parte del territorio può essere impiegata sul piano agricolo».
La percezione delle mafie Ampi momenti di riflessione hanno accompagnato le giornate dei volontari, che hanno avuto l’occasione di capire come i tentacoli delle mafie si insinuano nella vita dei comuni cittadini. «È cambiato il modo in cui le persone percepiscono la mafia – racconta Martina – è come se non esistesse e invece è ancora infiltrata ed è sempre più complesso combatterla e capire come agisce». Attraverso la partecipazione di Anpi Umbria, Spi-Cgil (sindacato dei pensionati), e formatori specifici i partecipanti del campo di Estate liberi hanno potuto maturare «la consapevolezza che esiste una problematica e mettersi in gioco», continua Flavia Fortunati. Incontri per conoscere la storia delle vittime delle mafie, i meccanismi con cui le organizzazioni mafiose oggi agiscono, e momenti di comunità per creare legami e arricchirsi vicendevolmente. «Noi facciamo finta che le mafie non esistano – conclude Fortunati – ma se abbiamo un bene confiscato a Pietralunga significa che la situazione è abbastanza complessa, le mafie cercano sempre di controllare il territorio, in una regione come l’Umbria si concentrano su spaccio, tratta di esseri umani, riciclaggio e usura». «Le mafie seguono il denaro, la troviamo nel business, nell’economia, negli appalti, è lì che bisogna tenere gli occhi aperti – sottolinea Ricci – ma vedere che tanti giovani si avvicinano alle attività antimafia e si danno da fare per il territorio ci dà speranza».
