Cambia l’esame di Maturità, con le modifiche in vigore già da giugno, quando circa mezzo milione di studenti si presenteranno davanti alla commissione. Col via libera arrivato martedì alla Camera, infatti, è diventato legge il decreto Maturità, che ora deve essere solo pubblicato in Gazzetta.
La novità più rilevante riguarda la prova orale, che sarà incentrata su quattro materie scelte dal ministero dell’Istruzione. Archiviata, dunque, la verifica di tutte le materie durante il colloquio, che si apriva con l’individuazione di un argomento scelto dalla commissione e da cui poi si innestava l’esame sulle diverse materie anche in ottica interdisciplinare. Sempre la prova riguarda un’altra modifica alla Maturità, che ha già fatto ampiamente discutere nei mesi scorsi, perché ha a che fare col dissenso manifestato all’ultimo esame di Stato da alcuni studenti.
Il decreto voluto dal ministro Valditara, infatti, prevede la bocciatura per quei diplomandi che per protesta decidono di fare scena muta all’orale: la ratio è quella della partecipazione attiva a tutte le prove. L’anno, infatti, dovrebbe comunque essere ripetuto da chi sceglie l’ultima prova di Maturità per mettere in scena una contestazione, anche nei casi in cui matematicamente, tra crediti scolastici maturati e votazione delle prove scritte, si otterrebbe la promozione e quindi il diploma.
La legge che cambia la Maturità riconosce poi un peso maggiore al voto in condotta, perché se lo studente in pagella riporta un’insufficienza, quindi dal 5 in giù, la bocciatura è automatica, mentre se si agguanta la sufficienza, quindi il 6 in condotta, è previsto che il candidato sia sottoposto a una “prova di cittadinanza attiva”, concepita per far riflettere lo studente sui comportamenti tenuti in ambiente scolastico durante l’anno. Infine, potranno ottenere il voto massimo soltanto i diplomandi che si presentano alla Maturità con almeno 9 in condotta.
Infine, per l’esame di Maturità la nuova legge modifica anche il numero dei componenti delle commissioni d’esame, che si riducono da 7 a 5, e stabilisce che i 3 punti bonus possono essere riconosciuti non più agli studenti che arrivano a totalizzare un punteggio di 97 centesimi, ma a tutti quelli che tra crediti scolastici e risultati delle prove scritte e orali raggiungono il voto di 90 centesimi.
