di Iv.Por.
C’è anche Perugia tra le 14 città «a rischio» martedì e mercoledì secondo quanto comunicato con il bollettino meteo sulle ondate di calore dal Ministero della Salute. L’allerta sarà di «livello due» («condizioni meteo che possono rappresentare un rischio per la salute, spiega il Ministero, in particolare per alcuni sottogruppi come anziani e bambini») e, secondo quanto riferito dal Comune di Perugia, le temperature massime raggiungeranno i 33 gradi intorno alle 14. Nei giorni scorsi inoltre palazzo dei Priori ha approvato il «Piano di Protezione civile per l’emergenza calore». La città è tra quelle 27 dove sarà operativo il sistema di previsione e di allarme per la prevenzione degli effetti delle ondate di calore sulla salute.
Quattro livelli Sulla base dei bollettini emessi dal Dipartimento di protezione civile verranno attivati quattro livelli di intensità, da quello «zero» (condizioni meteo normali) a quello «tre», livello di emergenza che scatterà quando il caldo, molto forte, durerà almeno tre giorni. «In caso di necessità l’amministrazione comunale e la Asl – spiega in una nota palazzo dei Priori -, anche in collaborazione con i gruppi e le associazioni di volontariato, mettono in atto azioni volte al sostegno di coloro che hanno subito gli effetti dell’ondata di calore secondo quanto previsto dal Piano che comprende anche l’elenco dei numeri di telefono di tutte le strutture pubbliche che sarà possibile contattare in caso di necessità».
Gabrielli a Perugia Di come gestire le emergenze legate al meteo ha parlato lunedì a Perugia il capo della protezione civile Franco Gabrielli, intervenendo a margine del seminario organizzato dall’Anci Umbria sulla pianificazione comunale e intercomunale di protezione civile. «Le emergenze – ha detto – si affrontano pianificando». «Spesso – ha aggiunto – all’esito delle disgrazie o delle calamità, mi capita di sentire che il tema è quello della previsione: questo vuol dire che non si è capito nulla. La previsione per sua natura ha un approccio probabilistico quindi può essere minore o maggiore la probabilità che gli eventi accadano. Peraltro per gli eventi estremi la possibilità di prevederli è molto, molto limitata: mi riferisco a quelle che volgarmente vengono chiamate ‘bombe d’acqua’, alle grandinate, alle trombe d’aria o simili». In questi casi, come in tutti quelli che riguardano calamità, sciagure o quant’altro, secondo Gabrielli »la vera differenza la fa la pianificazione. Se si è pianificato prima, se si hanno aggiornati i piani di protezione civile – ha concluso – non è che si evitano gli eventi, perché si avranno comunque, ma sarà diversa la gestione degli esiti e il computo dei danni che si sono patiti».
