Un fucile (foto di Paul Einerhand da Unsplash)

di Daniele Bovi

Un «mero errore materiale». Mercoledì la giunta regionale ha rimesso mano al calendario venatorio 2022/2023 approvato pochi giorni fa, correggendo la parte in cui il documento si occupa dell’addestramento dei cani. Nella prima versione il periodo indicato era quello dal 21 agosto al 15 settembre, un avvio in ritardo di una settimana rispetto al solito complici i tempi lunghi serviti per la redazione del calendario. Le associazioni sul punto si sono subito fatte sentire e così, mercoledì, Palazzo Donini ha dato l’ok all’addestramento a partire dal 15 agosto; lo stop è previsto per il 15 settembre e i cacciatori potranno allenare i loro cani dall’alba fino alle 12 e dalle 17 alle 19, esclusi il martedì e il venerdì.

IL TESTO DEL NUOVO CALENDARIO 

Le proteste Quel che è certo è che la protesta del mondo venatorio negli ultimi giorni non s’è fermata al capitolo addestramento e ai ritardi nell’approvazione del calendario. A tenere banco sono sempre alcune vicende come la mancata preapertura alla tortora, le deroghe richieste per storno e piccione e non solo. Tutte le associazioni (Arcicaccia a parte) giorni fa si sono dette stanche della gestione della caccia in Umbria, puntando il dito contro la mancanza di programmazione e contro «uffici preposti a monitorare la fauna che non hanno idea di come gestirla». C’è poi il capitolo tesserini elettronici, senza i quali non sono possibili controlli puntuali come quelli che riguardano la tortora, per la quale ci sarebbe un carniere da 3.300 capi; tesserini che nel frattempo sono stati introdotti in altre regioni come Toscana e Marche.

ArciCaccia A intervenire su tutti questi temi giovedì è poi ArciCaccia che in primis, oltre a rivendicare di aver mantenuto nel corso dei mesi un atteggiamento «garbato e costruttivo», sottolinea come nessuno abbia chiesto all’associazione di firmare il documento di protesta. In generale ArciCaccia si dice non soddisfatta del calendario, in primis a causa del ritardo con il quale è stato approvato; nel mirino anche la mancanza della tortora («è impensabile che una discussione iniziata a marzo si è protratta fino ad agosto»), l’assenza del tesserino elettronico e lo stop all’apertura differenziata della caccia al cinghiale tra le due province. Quanto alla scelta – sostenuta – di discostarsi da una serie di indicazioni a proposito della data di chiusura per alcune specie (dalla beccaccia al tordo bottaccio), il timore di ArciCaccia è che arrivino ricorsi intorno a metà ottobre, con il rischio di impugnazione del calendario a stagione venatoria iniziata e «tutte le conseguenze che ne derivano».

I limiti «In questa vicenda – sostiene l’associazione – sono emersi tutti i limiti della politica, che non ha voluto assumersi la responsabilità di decidere e governare; l’assessore sapeva benissimo quali erano i tempi giusti di approvazione e le misure da adottare per un calendario regolare, non ha voluto ascoltare ArciCaccia nell’invito a fare presto e questo è stato il risultato». Quanto alla vicenda dell’addestramento, per l’associazione le responsabilità vengono scaricate su funzionari e dirigenti. «Avevamo deciso di evitare lo scontro – dice ArciCaccia – cercando di mediare su posizioni unitarie; adesso le altre associazioni ci accusano sui social di esserci dileguati dal dibattito per forti divergenze; è vero che abbiamo deciso di tagliare i rapporti con le altre associazioni e non abbiamo la presunzione di dire che noi siamo nel giusto e gli altri sbagliano, ma non possiamo nemmeno accettare che le posizioni unitarie siano frutto di prevaricazione e non di mediazione.
ArciCaccia non porterà mai il cervello all’ammasso».

Stanchi «Siamo stanchi della demagogia – concludono – della propaganda, della mancanza di confronto e di serietà nel rispettare le scelte condivise, della strumentalizzazione della caccia e dei cacciatori; siamo stanchi di chi vende tessere sottocosto pur di accaparrarsi qualche iscritto in più, di chi illude i cacciatori con promesse da marinaio, della politica in cerca di voti, degli sssessori passati e presenti che pur di galleggiare guardano i numeri e non le proposte, siamo stanchi di discutere sempre gli stessi problemi, degli attacchi strumentali, dell’idea che la colpa è sempre degli altri, del vittimismo, di chi ha paura del cambiamento».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.