di Vincenzo Diocleziano di Natale
Doveva essere una vacanza di due settimane in Thailandia, si è trasformata in un soggiorno forzato con costi extra, giornate di attesa e il timore costante che il rientro possa saltare di nuovo. A raccontarlo è Elena Feri, partita il 14 febbraio da Roma Fiumicino insieme al marito Daniele Peccia e alle due figlie di 7 e 9 anni, una famiglia di Città della Pieve. Destinazione Phuket, con scalo a Doha. Il ritorno era previsto per il 1° marzo, ma la cancellazione dei voli ha cambiato tutto. «Dal primo marzo siamo rimasti in attesa di capire cosa dovevamo fare», spiega. La famiglia si trova ancora a Phuket, dove sta soggiornando in un hotel in città, a circa 40 chilometri dall’aeroporto. «Qui non ci sono rischi particolari, il problema è solo il ritorno».
Otto ore in aereoporto Dopo la cancellazione del volo previsto per il 1° marzo, la famiglia si è recata il 5 marzo al desk della compagnia in aeroporto per cercare informazioni sul rientro. «Ci avevano dato un numero, il 12. Siamo arrivati alle 6.30 del mattino e siamo andati via alle 15. Quando siamo venuti via erano arrivati neanche al numero 20». I numeri distribuiti, racconta, erano una cinquantina, ma dietro ogni numero potevano esserci anche gruppi familiari numerosi, fino a cinque o sei persone. La situazione era di forte congestione: molti passeggeri erano in attesa di indicazioni e anche i contatti con l’assistenza risultavano complicati. «Il sito rimandava all’app, l’app rimandava al canale X, il canale X rimandava di nuovo al sito. Per tre o quattro giorni è stato tutto fermo».
Il nuovo volo c’è, ma la paura resta La compagnia alla fine ha trovato una soluzione: partenza da Phuket l’11 sera, con arrivo previsto a Roma Fiumicino la mattina del 12 marzo. Il nuovo itinerario dovrebbe passare dall’Oman. «Il volo ce lo hanno confermato e abbiamo il biglietto aereo per l’11 sera. Speriamo che da oggi all’11 non succeda nulla». In un primo momento, però, l’ipotesi prospettata era molto più complicata: tre scali in Cina prima del rientro in Italia. Poi, dopo un briefing interno, la compagnia ha cambiato soluzione a seguito della riapertura di alcune tratte nel Golfo. Da lì la prenotazione sul nuovo collegamento.
Il nodo dei costi Se sul piano della sicurezza la situazione a Phuket viene descritta come tranquilla, è quello economico il problema che pesa di più. «La vacanza è finita il 28 febbraio. Dal primo marzo al giorno in cui ripartiremo, logicamente, c’è un costo. Un costo che in questo momento stiamo sostenendo noi». Hotel, vitto e permanenza aggiuntiva sono tutte spese che la famiglia sta affrontando di tasca propria. E il punto interrogativo, ora, è tutto sui rimborsi. «Ci verrà risarcito?». La risposta avuta al desk della compagnia, però, non dà certezze: prima il rientro in Italia, poi la richiesta formale.
Alternative impraticabili La famiglia ha valutato anche la possibilità di organizzarsi da sola, ma a prezzi proibitivi. «Siamo in quattro, il viaggio andata e ritorno ci era costato intorno ai 3.500 euro. Tramite un’agenzia in Italia ci avevano proposto un rientro passando per Pechino a circa 8.000 euro». Una cifra altissima, oltretutto senza alcuna certezza di rimborso. Elena racconta di aver cercato anche altre possibilità con scali a Seul, Singapore e in altre città asiatiche, ma i voli risultavano pieni. «E se c’era posto, magari ce n’era uno solo. Ma noi abbiamo due minorenni con noi». Era stata valutata persino l’ipotesi di far rientrare almeno il marito per motivi di lavoro, ma anche quella soluzione è stata scartata. «Pagare quelle cifre per un solo volo ci è sembrato un po’ un’esagerazione».
Le bambine Le due figlie, racconta Elena, sanno cosa sta succedendo, ma lo vivono inevitabilmente in modo diverso. «Per loro è una vacanza prolungata». I genitori hanno scelto comunque di spiegare la situazione, pur cercando di proteggerle. A pesare di più sono stati soprattutto i primi giorni, quando non c’erano né date né risposte. «Il non sapere cosa farai è veramente quello che ti destabilizza. Non hai la possibilità di riprogrammare niente». Una difficoltà che si riflette anche sul lavoro: Elena e il marito hanno un’attività in proprio, quindi non devono giustificare l’assenza a un datore di lavoro, ma restano comunque consegne, impegni e lavori da portare avanti.
La farnesina La famiglia ha contattato anche la Farnesina, inviando una Pec e alcune email, oltre a registrarsi sul portale Viaggiare Sicuri. Da una delle mail è arrivata risposta, con la richiesta di inviare copia dei passaporti. «Ci hanno detto che stanno lavorando, ma che la priorità principale in questo momento è sugli Emirati, dove ci sono i bombardamenti». Un contesto ben diverso da quello di Phuket, dove la famiglia ribadisce di sentirsi al sicuro. Dopo giorni di stallo, il fatto di avere in mano un biglietto per l’11 marzo ha almeno alleggerito la tensione. «Sì, è più tranquillizzante. All’inizio la cosa peggiore era non sapere se e quando saremmo rientrati».Resta però la cautela di chi ha già visto i piani cambiare più volte. Per Elena e la sua famiglia, fino a quando non saranno davvero sull’aereo, la vicenda non potrà dirsi chiusa. E oltre al sollievo di tornare a casa resta aperta un’altra domanda: chi pagherà il conto di questi giorni in più? E una incognita lunga: da qui alla prossima data di partenza.
