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venerdì 9 dicembre - Aggiornato alle 18:24

Biopsia Liquida in chirurgia oncologica: Perugia in prima fila per «una rivoluzione diagnostica e terapeutica»

A disposizione della popolazione una nuova arma contro il cancro grazie alla sinergia tra il professor Rulli e l’Istituto Clinico Porta Sole «per avvicinarsi sempre di più all’obiettivo mortalità zero»

Biopsia liquida contro il cancro

Proseguire e, in certo modo, superare l’importante risposta oncologica data alla popolazione umbra negli ultimi anni. E grazie alle tante informazioni sul cancro che si possono avere con un semplice prelievo del sangue. È la Biopsia Liquida, prestazione innovativa che serve a studiare meglio il tumore di un paziente già trattato e ad intervenire con più precisione, al centro della nuova collaborazione tra l’Istituto Clinico Porta Sole e il professor Antonio Rulli. Perugia e l’Umbria sono così in prima fila – si legge in una nota – per una rivoluzione diagnostica e terapeutica in chirurgia oncologica.

Sinergia Il prof. Rulli, oltre che direttore facente funzioni della chirurgia generale e oncologica e responsabile della breast unit dell’azienda ospedaliera di Perugia per oltre vent’anni, è oggi operativo in strutture private a Perugia e Roma ed è conosciuto per il suo contributo costante nel campo della chirurgia oncologica e, in particolare, per il suo sistema brevettato per determinare l’eterogeneità del cancro. La collaborazione tra Rulli e l’Istituto Clinico Porta Sole (eccellenza della sanità privata e struttura accreditata con la Regione Umbria per diverse discipline specialistiche) non è nuova, visto che con questo servizio si prosegue una sinergia avviata con successo durante la pandemia da Covid-19.

Esperienza in materia “Non è per caso che ci troviamo qui oggi”, afferma Rulli per poi aggiungere: “Tra maggio 2020 e giugno 2021, in piena pandemia Covid-19, siamo stati qui a Porta Sole, grazie all’accordo quadro Regione Umbria-A. O. PG -Case di Cura Private, realizzando circa 300 interventi chirurgici in pazienti con patologia della mammella. L’Amministrazione ha accolto a braccia aperte la chirurgia senologica e, dopo un breve periodo di rodaggio, abbiamo trovato ottima sinergia con il personale, soprattutto quello di Sala Operatoria: la nostra attività infatti è caratterizzata da tecnologie specialistiche (OSNA per linfonodo Sentinella, SENTIMAG per le lesioni non palpabili, Mesh per ricostruzione mammaria) e non è stato un semplice il trasferimento di pazienti, ma con un’organizzazione perfetta basata sulla cultura del cancro siamo riusciti a dare, insieme, una concreta risposta di chirurgia oncologica alla popolazione umbra”.

Biopsia Liquida Questa “sintonia perfetta”, come la definisce il prof. Rulli, continua ancora oggi: “Dopo essere andato in pensione ho chiesto la possibilità di fare servizio di ambulatorio qui. Ma non solo, visto che con la Dr.ssa Maria Rita Cucchia, già dal 2021, durante le pause della Sala Operatoria, discutevamo di vie innovative nella lotta al tumore, siamo voluti andare oltre”. Questa procedura, chiamata Biopsia Liquida, permette di individuare i bio marcatori circolanti quali Cellule Tumorali Circolanti (CTC), DNA libero nel sangue (cfDNA) e DNA delle cellule tumorali circolanti (ctDNA) nei pazienti oncologici, così da fornire informazioni sul percorso genetico del tumore. Attraverso un semplice prelievo del sangue, la Biopsia Liquida potrebbe quindi individuare la malattia residua minima, dopo trattamento primario, aiutando l’inizio della terapia adiuvante per prevenire il ripetersi e la progressione verso la metastasi. “Una rivoluzione – spiega Rulli – ma sempre nella multidisciplinarietà, perché in oncologia c’è necessità di collaborare con tutti: Radiologi, Patologi, Chirurghi, Oncologi medici e Radioterapisti. Questa sinergia mi permette di continuare un discorso culturale sui tumori, visto che in Italia ci sono poche Strutture che fanno la Biopsia Liquida e con molta difficoltà”.

Attività di ricerca “Gli ultimi 4 anni della mia attività di Ricercatore dell’Università di Perugia – sottolinea ancora il prof. Rulli – li ho impegnati, ad analizzare circa 150 prelievi ematici periferici, per cercare di dare una risposta a tutti quei pazienti oncologici che a 10-15 anni, nel 30% dei casi, non superano la malattia (ESMO 2016). La prima causa di morte nel paziente neoplastico è rappresentata dalla diffusione metastatica del tumore a partire dal sito primario. La nostra incapacità a caratterizzare l’eterogeneità e l’evoluzione del tumore, adattando il trattamento di conseguenza, è l’importante ragione del fallimento della terapia sistemica oggi: a cinque anni dalla diagnosi è ancora in vita il 60% degli uomini e il 65% delle donne, conquista importante ma non sufficiente a soddisfare il nostro obiettivo finale di mortalità 0” (Tumori in Italia, AIRC 2021). Ancora Rulli ricorda: “Nel 2015, presso l’A. O. di Perugia, abbiamo avuto a disposizione, per le pazienti con neoplasie al seno, un test genetico da utilizzare sul tessuto neoplastico per verificare il rischio di ripresa di malattia. Il tipo di test che nel 2021 il Ministero della Salute, dopo oltre 6 anni, ha messo a disposizione delle Regioni. Inoltre, abbiamo fatto esperienza oltre che con il tessuto tumorale anche con la valutazione DNA tumorale nel sangue periferico sia con un nostro modello scientifico che con tests presenti in commercio”.

Bersaglio in movimento “Quello che proponiamo, con la lungimiranza dell’Istituto Clinico Porta Sole – prosegue il professore –, è il superamento di questi Tests eseguiti sul tessuto tumorale di partenza perché le cellule del tumore cambiano nel tempo e con il trattamento e il tessuto tumorale è eterogeneo. Il tumore è un “moving target” (bersaglio in movimento) e quindi in continua evoluzione e trasformazione. Pertanto, sono necessari approcci facilmente accessibili, meno invasivi della chirurgia per monitorare il trattamento e prevedere le ricadute”. Un banale prelievo di sangue consentirà pertanto di analizzare i prodotti che il tumore riversa nel sangue (come avviene in gravidanza per il feto). BIOPSIA LIQUIDA quindi con l’eventuale acquisizione di nuovi concetti: Malattia Minima Residua – Anticipazione Diagnostica – Sensibilità / Resistenza ai farmaci. In questo modo ci sarà, a disposizione della popolazione, questa nuova arma diagnostica che consentirà, dopo un trattamento primario (chirurgia e/o chemioterapia) di capire se residua nell’organismo una Malattia Minima Residua: “Quantità estremamente ridotte di DNA tumorale prima che la recidiva del cancro possa essere osservata dai tradizionali strumenti di imaging come la TAC, la RMN o la PET (Anticipazione Diagnostica), con la Letteratura Internazionale che indica un tempo medio di 10 mesi. Se non trattata la malattia minima residua potrà causare la recidiva neoplastica. Inoltre, a seconda delle mutazioni identificate dal sequenziamento del DNA tumorale è possibile conoscere Resistenza a farmaci (terapia ormonale in caso di amplificazione gene FGFR3) o maggiore Sensibilità del tumore a nuovi farmaci (Alpelisib se amplificato gene PIC3CA)”.

Moderna tecnologia La risposta del test (costo a carico del paziente) arriverà in 7 giorni lavorativi e consentirà di conoscere come il paziente ha risposto al trattamento e, se del caso, modificare uno schema terapeutico. Diverse industrie Farmaceutiche propongono i loro prodotti. La scelta sarà fatta su rapporto qualità/prezzo (tests approvati FDA e validati clinicamente). “L’Istituto Clinico Porta Sole, avvalendosi della mia collaborazione – commenta il prof. Rulli –, ha così messo a disposizione della cittadinanza questa moderna tecnologia che consentirà di avvicinarsi sempre di più all’obiettivo finale dell’oncologia e cioè mortalità zero”.

Vera pandemia Il compito del progetto è anche quello di farsi trovare pronti alla “vera pandemia”, quella del cancro, con a disposizione armi sempre più specifiche e sofisticate di lotta ai tumori. In Italia infatti, nel 2020, sono stati diagnosticati circa 337mila nuovi casi di tumore maligno che saranno causa di morte per 183mila persone: il triplo dei decessi verificatesi, nello stesso periodo per Covid19. Inoltre, le principali società scientifiche hanno calcolato che in piena pandemia le nuove diagnosi e gli screening si sono ridotti notevolmente e quindi, in prospettiva, nonostante gli sforzi metti in atto dal SSN, si ha davanti uno scenario con un maggior numero di tumori in fase più avanzata.

Mortalità zero “Questo percorso – conclude il prof. Rulli – sarà portato avanti con obiettività e validazione scientifica ben consapevoli, per esperienza sul campo, di quanto sia difficile innovare e correggere, attraverso la genetica, la mortalità per il cancro. Il Prof. Umberto Veronesi, con rammarico, definiva ‘La lunga notte del cancro’: molti investimenti ma pochi risultati concreti nella pratica clinica dopo la decodificazione del genoma umano. Noi, oggi, siamo consapevoli di offrire al paziente neoplastico un’arma in più per un futuro migliore”.

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